Plotino – La memoria e la coscienza di sé

Come farà uno a ricordarsi di se stesso, finché [è così immerso in una contemplazione di cui] non avrà nessuna memoria, poniamo per esempio nel caso di un Socrate, di essere stato lui il soggetto di quella certa contemplazione, e tanto meno saprà distinguere se a contemplare sia stata [in lui] l'intelligenza (noûs) o l'anima… Continua a leggere Plotino – La memoria e la coscienza di sé

Una notte senza stelle

… a Enzo perché, morto e buono, abbia ancora un po' di pazienza con me (giusto il tempo di salutarlo come si deve) È nei termini di un (tragico) conflitto «musicale» che Ovidio ricostruisce il trapasso da Orfeo a Dioniso: perciò, se volevamo sapere perché la «tragedia» fa tutt'uno con Dioniso, se non bastasse Euripide… Continua a leggere Una notte senza stelle

Ovidio – La morte di Orfeo

Tale era il canto di Orfeo, poeta di Tracia: ammaliava le selve e l'animo delle bestie, e perfino le pietre ne erano sedotte. Quand'ecco che le donne dei Cíconi, che sui petti in delirio vestivano pelli d'animale, lo videro dall'alto di un colle mentre inseme cantava e pizzicava le corde. E una di esse, con… Continua a leggere Ovidio – La morte di Orfeo

Aiguesmortes – L’impronta di un giaguaro

forse fu la gelosia di un giardiniere a immaginarti (eri tu il fiore che non doveva essere colto) forse, Core mia, nel pozzo di una luna cieca a piedi scalzi dal cielo scivolasti (fu Ade – ricordi? fu l'Invisibile a rapirti) datemi una sposa, diceva la cantilena una sposa datemi nei cui occhi un lampo… Continua a leggere Aiguesmortes – L’impronta di un giaguaro

Invocazione ad Apollo

O buono Apollo, all'ultimo lavoro fammi del tuo valor sì fatto vaso come dimandi a dar l'amato alloro. Infino a qui l'un giogo di Parnaso assai mi fu; ma or con amendue m'è uopo intrar nell'aringo rimaso. Entra nel petto mio, e spira tue sì come quando Marsia traesti dalla vagina delle membra sue (Dante,… Continua a leggere Invocazione ad Apollo

Brosse – Marsia, il flautista scorticato da Apollo

Nel corteo di Cibele errante, in lutto per la morte del figlio amante, figurava Marsia, l'amico della dea che suonando il flauto tentava di distrarla dal suo dolore. Era, dicono, un satiro o un sileno della Frigia e gli abitanti di Celene gli attribuivano la composizione dell'«aria della madre» che veniva suonata sul flauto in… Continua a leggere Brosse – Marsia, il flautista scorticato da Apollo

Aiguesmortes – Un soffio e via!

Abbiamo bisogno di pensieri freschi. Ci siamo stancati di appellarci in continuazione all'Uomo, al Mito Umano, al Racconto Umano, al Discorso Umano, insomma a tanta roba vecchia. Vecchia di anni, vecchia di illusioni, roba ormai stantia. Ce l'hanno data da mangiare e l'abbiamo mangiata. Siamo invecchiati così pure noi. Non mangiare il cibo dei morti!… Continua a leggere Aiguesmortes – Un soffio e via!

Di un dio fallito e del suo comico erede

È sconcertante: tornano tutti da un fallimento. Gli Eroi, sì, i Grandi di cui il Racconto racconta le gesta, tornano tutti che si sono fatti la bua. Sono andati in capo al mondo, e non hanno trovato quello che cercavano. Orfeo non ha riavuto indietro la sua Amata, Gilgameš non ha conquistato il segreto degli… Continua a leggere Di un dio fallito e del suo comico erede

Aiguesmortes – Un dio non si stanca

{ … P. S. dulcis in fundo, ero così stanco che, quando il Vecchio mi disse: «non dormire!», era già troppo tardi. Amo il Possibile. Solo il Possibile impossibile da realizzare. Era inutile che il Vecchio Intrepido Utnapištim insistesse a dire: «svegliati!». Ci sono «cose» che si capiscono solo quando sei stanco. Stanco di chiacchiere,… Continua a leggere Aiguesmortes – Un dio non si stanca