Ogni «io» è una lapide

Solo chi ritrova la «forza attiva» di dimenticare, solo chi rivive la «ripulsione» originaria della sua fantasia, la riluttanza a ogni memoria, può apprezzare la sottigliezza di un'archeologia della morale – di uno «scavo» tra le rovine della nostra mente, come quello che ci suggerisce il «visionario» Nietzsche. Solo chi si è scordato del suo… Continua a leggere Ogni «io» è una lapide

Nietzsche – L’animale che promette

Allevare un animale, cui sia consentito far delle promesse – non è forse precisamente questo il compito paradossale che la natura si è imposto per quanto riguarda l'uomo? non è questo il vero e proprio problema dell'uomo? … Il fatto che questo problema sia risolto fino a un alto grado dovrà apparire tanto più sorprendente… Continua a leggere Nietzsche – L’animale che promette

Hume – Impressioni e idee

Tutte le percezioni della mente umana si possono dividere in due classi, che chiamerò IMPRESSIONI e IDEE. La differenza tra esse consiste nel diverso grado di forza e vivacità con cui affettano la nostra mente e penetrano nel pensiero ovvero nella coscienza. Le percezioni che si presentano con maggior forza e violenza, possiamo chiamarle impressioni:… Continua a leggere Hume – Impressioni e idee

Cacciari – Noi siamo le api dell’invisibile

La creatura che in terra più propriamente si accompagna a quel tratto dell'Angelo, per cui egli appare deciso nella sua decisione, necessitato da essa, è l'animale. L'Angelo si chiama cherubino e farfalla e ape per questa affinità. L'Angelo imparadisa (o demonizza) l'animale. Mehr Vogel... titola Klee uno dei suoi disegni sul tema dell'Angelo: più uccello...… Continua a leggere Cacciari – Noi siamo le api dell’invisibile

Derrida – L’ambiguità del “farmaco”

Rileggiamo ora questa frase del Fedro: «Ecco, o Râ, dice Thot, una conoscenza (mathema) che avrà l'effetto di rendere gli egiziani più istruiti (sophótherous) e più capaci di ricordare (mnemonikóterous): sia memoria (mnéme) che istruzione (sophia) hanno trovato il loro rimedio (pharmakon)». La traduzione abituale di pharmakon con rimedio – droga benefica – non è… Continua a leggere Derrida – L’ambiguità del “farmaco”

Yates – Il «segreto» di Giordano Bruno

Ho già avuto modo in un altro libro [Giordano Bruno e la tradizione ermetica] di attirare l'attenzione su certe voci secondo cui Bruno avrebbe fondato, in Germania, una setta, detta dei «Giordanisti», e ho formulato l'ipotesi che essa possa aver avuto qualcosa a che fare con i Rosacroce, la misteriosa confraternita della Croce Rosa, annunciata… Continua a leggere Yates – Il «segreto» di Giordano Bruno

Plotino – Le stelle non hanno memoria

Di quelle anime che mutano di luogo e di stato, si potrebbe a ragione dire che esse sono anche capaci di memoria, capaci cioè di portare con sé un segno di memoria delle cose accadute e trascorse. Ma in quanto a quelle altre a cui tocca invece restare nel medesimo luogo e stato, di che… Continua a leggere Plotino – Le stelle non hanno memoria

Deleuze – La sinfonia dell’idea discordante

Bambini, mi raccomando, non fate la fesseria di Gilgameš di addormentarvi sul più bello. Lo so, il Racconto è lungo, e voi non vedete l'ora d'andare per conto vostro a sognare come finisce. Capisco: se di mezzo ci si mettono pure i filosofi (e i filosofi sono chiacchieroni), non potete trattenere lo sbadiglio. Ma, è… Continua a leggere Deleuze – La sinfonia dell’idea discordante

Plotino – L’anima è ciò che ricorda

Una volta che l'anima è uscita di là [dal mondo intelligibile] sbalzata fuori dall'Uno, finisce per compiacersi di se stessa e, volendo essere altro ancora, si sporge per così dire all'infuori [del suo essere] e da quel momento, a quanto pare, comincia a ricordare. Il ricordo delle cose di là (ἐκεῖ) le impedisce di cadere,… Continua a leggere Plotino – L’anima è ciò che ricorda

Yates – La «scrittura interna» di Dicson

Nel 1584 si aprì in Inghilterra una clamorosa controversia intorno all'arte della memoria. Ad aprirla fu il De umbra rationis di Alexander Dicson, che è un'imitazione fedele delle Ombre di Bruno (di cui echeggia anche il titolo). I dialoghi d'apertura costituiscono l'aspetto più notevole dell'opera, essendo lunghi quasi quanto l'arte di memoria bruniana a cui… Continua a leggere Yates – La «scrittura interna» di Dicson