Pu Sung-Ling – Il grillo

Durante il regno dei Ming, conosciuto come il regno della Virtù Persuasiva, i combattimenti di grilli erano molto popolari a corte, e il popolino ogni anno doveva far Cantor-grilloprovvista di grilli, affinché i nobili potessero partecipare alla battaglia.
Nella nostra contea chiamata Ombra Floreale, nello Shensi dell’Ovest, il grillo non è comune; ma il nostro magistrato, volendo accattivarsi la benevolenza dei suoi superiori, s’impegnò a procurarne uno che si dimostrasse un forte combattente. Come risultato, Ombra Floreale fu nominata fornitrice di grilli per la corte.

Il magistrato, naturalmente, trasferì ogni responsabilità sulle teste dei vicini; e nella contea, i grilli diventarono rari e preziosi. I giovani delle nostre città, nella speranza di farne salire il prezzo, spesso tenevano da parte gli esemplari più notevoli che riuscivano a catturare; e agli astuti funzionari locali non pareva vero di usare il pretesto dell’incetta dei grilli per perquisire le abitazioni del popolo. Ogni volta che andavano a cercare raccolte di grilli, confiscavano una tale quantità di altre cose che mandarono in rovina parecchie famiglie.

Ad Ombra Floreale viveva un uomo chiamato Far-bene. Da anni egli era candidato alla carica più bassa della carriera pubblica, ma essa continuava a sfuggirgli. Far-bene era un poco pedante e insicuro, e certi abili funzionari gli affibbiarono l’ufficio di capo del vicinato. Una volta lì, egli rimase incollato a quell’impiego, e cento trucchi e intrighi non sarebbero più bastati a districarlo. Quando non riusciva a estorcere abbastanza tasse dal popolo, doveva mettere insieme il denaro tirandolo fuori dalle proprie tasche: nel giro di un anno, tutti i suoi fondi furono esauriti.

Lo stesso gli capitò quando venne il tempo di raccogliere i grilli. Far-bene non seppe indursi a prenderli ai suoi vicini, anche se non sapeva come fare per procurarsi il quantitativo stabilito dai superiori. Intrappolato in quella situazione frustrante, non aveva altro desiderio che morire.
«E a che ti servirebbe? – gli domandò sua moglie. – Va’ fuori e cerca i grilli tu stesso. Chissà se tu non abbia fortuna».

Far-bene fu d’accordo con lei. Giorno dopo giorno, usciva di casa la mattina presto e non rientrava che molto tardi. Con la sua canna di bambù e la sua gabbietta di filo di ottone cercava tra vecchie mura sgretolate e grovigli d’erbe selvatiche. Esplorò ogni roccia e frugò in ogni fessura, ma non ne venne fuori un bel niente. I pochi esemplari che riuscì a trovare erano deboli e di qualità inferiore, al di sotto dello standard richiesto.

grillo-colours

Il magistrato, a ogni modo, inchiodò Far-bene al regolamento. Dopo dieci giorni, non essendo in grado di fornire i grilli dovuti, il pover’uomo dovette affrontare la pena di cento frustate. Egli fu picchiato finché il sangue non gli corse a rivoli lungo le gambe, dopodiché non avrebbe potuto più muoversi, neppure per catturare un verme. Lasciandosi cadere sul letto, desiderò soltanto di porre fine a se stesso.

Accadde allora che un gobbetto indovino, capace di leggere il futuro, giunse al villaggio. La moglie di Far-bene prese un po’ di soldi per il suo onorario e andò a consultarlo.
Una folla si accalcava alla porta dell’indovino; e così la moglie di Far-bene entrò nella casa in compagnia di giovani in fiore, di non più giovani e di teste canute. Bassi tavolini per gli incensi erano stati collocati davanti a una camera interna, schermata da tendaggi. Coloro che erano venuti con qualche problema accendevano il loro incenso per il crogiuolo, poi presentavano i loro omaggi inchinandosi profondamente, finché le loro fronti non premevano il pavimento.

L’indovino se ne stava in piedi da un lato, gli occhi fissi verso il cielo, salmodiando per invocare la buona fortuna sulla moltitudine. Le sue labbra si aprivano e si chiudevano, senza formare tuttavia parole intelligibili. La folla ascoltava con reverente attenzione. A Tank-Mc-Buddhaintervalli di pochi minuti, un foglietto di carta scivolava fuori dai tendaggi e su di esso erano scritte parole che rispondevano al problema del richiedente.

La moglie di Far-bene depositò il denaro sull’apposito banco ed eseguì le stesse riverenze di chi l’aveva preceduta. Trascorso il tempo che occorre, più o meno, per consumare un pasto, le tende cominciarono ad agitarsi, quindi ne uscì una striscia di carta che cadde sul pavimento.
Essa non recava parole, ma soltanto un disegno: un tempio abbandonato, al di là del quale sorgeva una piccola montagna, sopra una base di rocce dalla forma bizzarra; le rocce erano immerse in una folta vegetazione, nella quale stava seminascosto un bellissimo grillo verde; accanto al grillo c’era una rana, che sembrava in procinto di mettersi a saltare e a ballare.

Perplessa, la donna osservò il disegno centimetro per centimetro e, quando il suo sguardo si posò sul grillo, lo fissò con estatica attenzione. Quindi piegò il foglio e andò a casa per mostrarlo a suo marito.
Far-bene esaminò il disegno e rifletté: «Questo deve essere un modo per indicarmi dove catturare un grillo!». Guardando meglio il disegno, si ricordò di un tempio buddhista che si trovava a est del villaggio. Con uno sforzo doloroso si alzò dal letto e, appoggiandosi al suo bastone, si trascinò zoppicando verso il tempio col disegno in mano.

Dietro l’edificio del tempio c’erano molte antiche tombe; Far-bene proseguì il suo cammino zigzagando fra l’una e l’altra e, superate le tombe, si trovò davanti le rocce dalle forme strane, proprio come nel disegno.
Vigile e cauto, esplorando minuziosamente il terreno, si spinse più avanti, tra i folti cespugli. Non v’era traccia né suono che indicasse la presenza di ciò che era venuto a cercare; e tuttavia, barcollante, avanzò ancora oltre.

rovine-tempio-buddhista

D’un tratto, una rana saltò fuori dai cespugli. Far-bene trasalì dallo stupore. Più svelto che poté seguì la rana e la vide tuffarsi nell’erba folta.
Subito Far-bene si chinò a spartire l’erba per guardarvi in mezzo, e di colpo spalancò gli occhi dalla meraviglia: un grillo se ne stava rannicchiato là sotto! Fece per afferrarlo, ma esso s’infilò in una crepa della roccia.
Far-bene provò a stuzzicarlo con un filo d’erba, ma non riuscì a farlo venir fuori; allora si mise a percuotere la pietra con la canna di bambù e finalmente l’animaletto riapparve. Era un esemplare magnifico. Far-bene gli diede la caccia e lo catturò. L’insetto aveva una robusta corporatura e una lunga coda; il suo collo era verde scuro, le sue ali parevano d’oro.

Esultante, Far-bene mise il grillo nella gabbietta e se ne tornò a casa, dove l’intera famiglia si rallegrò, come se egli avesse portato un gran tesoro. Misero il grillo in una tinozza coperta, lo nutrirono con ogni sorta di grani, e lo custodirono per il giorno in cui Far-bene avrebbe dovuto consegnarlo al magistrato.

Ora, Far-bene aveva un figlio di nove anni; e questo figlio, un giorno che suo padre era fuori, andò di soppiatto a scoprire la tinozza del grillo. In un lampo il grillo saltò su e Ernst-grilloscomparve, così veloce che nessuno avrebbe potuto acchiapparlo.
Il bambino, disperato, si mise a dargli la caccia e infine riuscì a calargli sopra la mano e a intrappolarlo. Ma il povero grillo, a quel punto, aveva una zampetta staccata e il ventre ferito, e pochi istanti dopo morì. Preso dal panico, il bambino scoppiò in lacrime e andò a raccontar tutto a sua madre.

La madre divenne mortalmente pallida: «Malvagio karma! – imprecò. – Il giorno della nostra rovina è ormai prossimo! Quando torna il babbo ti sistema lui!».
Il bambino scappò piangendo.
Poco dopo il padre ritornò e, appena ebbe sentito dalla moglie quanto era successo, si sentì raggelare, quasi lo avessero immerso in un bagno di ghiaccio e di neve. Furente andò in cerca del figlio, ma il bambino era scomparso e non ve n’era traccia. Più tardi, lo trovarono nel pozzo.

Poiché si approssimava il crepuscolo, Far-bene e sua moglie si accinsero a seppellire il loro figliolo; ma mentre lo accarezzavano, si accorsero che, molto debolmente, respirava ancora. Sopraffatti dalla gioia, si affrettarono a distenderlo sul letto; e man mano che la notte passava, il bambino sembrava riprendere vita. Marito e moglie si sentirono immensamente consolati.
Gli spiriti vitali del fanciullo, tuttavia, non riprendevano forza; il suo respiro era lento e trattenuto, come se egli desiderasse dormire. Allora Far-bene guardò la gabbietta vuota e fu preso di nuovo dalla disperazione, pensando al grillo perduto. Ma non voleva dare altre pene al suo figliolo.

Far-bene giaceva ancora sveglio, irrigidito dall’angoscia, quando il sole sorse da oriente portando il giorno con sé. Improvvisamente, l’uomo udì il lieve frinire di un insetto, all’esterno. Con un balzo saltò in piedi e andò fuori a guardare. C’era un grillo, e anche molto grosso! Estasiato, l’uomo tentò di acchiapparlo, ma il grillo saltò via, intensificando il suo frinire via via che acquistava velocità.
Alla fine, Far-bene riuscì a calargli sopra le due mani a coppa; ma poiché non sentiva il grillo muoversi e solleticargli le palme, arrivò alla conclusione che doveva essergli sfuggito un’altra volta. Sollevò le mani e il grillo saltò via di nuovo. Far-bene s’affrettò a riprendere l’inseguimento, svoltò l’angolo e si rese conto che il grillo era scomparso definitivamente.

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Il pover’uomo rimase dov’era a guardarsi in giro, e infine adocchiò un altro grillo, rannicchiato sul muro. Ma questo era corto, minuto, nero e rosso; non reggeva il paragone con quello perduto. Far-bene lo esaminò un momento, alquanto dubbioso, poi riprese la caccia all’altro grillo. Ma il grillo del muro saltò giù a tuffo e gli cadde tra il colletto e la manica.
Aveva la forma di un grillo-talpa, ali simili ai fiori del susino, testa alquanto squadrata e gambe lunghe. Pensando che, dopotutto, poteva anche avere qualche possibilità, Far-bene decise di tenerlo.

Mise il grillo nella gabbietta e si prese gran cura di lui, anche se aveva paura che non sarebbe piaciuto alle autorità. D’un tratto fu colpito da un’idea: prima di consegnare quella creatura, doveva provarne le capacità in combattimento. Detto fatto, mandò a chiamare un giovanotto burlone del villaggio, il quale aveva un grillo chiamato Guscio-di-granchio-verde che vinceva regolarmente in tutti gli incontri locali.
Alla vista del grillo di Far-bene, il burlone soffocò una risata, tirò fuori il suo grillo e lo mise in una gabbietta accanto all’altro. Confuso, Far-bene contemplava il lungo, maestoso Guscio-di-granchio-verde: «Che miserevole insetto ho raccolto – pensava. – Non varrà mai niente. Ma tanto vale provarlo, se non altro per ridere». Così, mise il grillo nella tinozza del combattimento.

Il piccolo grillo di Far-bene si rannicchiò e stette fermo, come un guerriero intento a grillo-giapponesecorazzarsi per la battaglia. Il burlone del villaggio ora sghignazzava clamorosamente. Far-bene provò a spazzolare con una setola le antenne del suo animaletto nella speranza d’indurlo ad alzarsi, ma quello non si mosse ancora. Infine le provocazioni di Far-bene ebbero successo: il grillo saltò su infuriato e caricò a testa bassa.
Le due creature ruzzolarono insieme, menandosi colpi duri; scuotevano e tiravano, e il clic-clac della lotta diventava sempre più rapido e forte. Ancora pochi istanti e il grillo più piccolo balzò avanti, distese la coda, allungò le antenne e addentò la gola dell’avversario. Allarmato, il giovanotto si affrettò a dividere i due insetti e interruppe il combattimento. Il grillo più piccolo friniva esultante, quasi fosse consapevole di aver ricompensato la fiducia del suo padrone.

Far-bene stava ammirando estasiato il suo grillo quando un gallo balzò su alle sue spalle, puntò dritto sull’insetto vittorioso e diede una maligna beccata. Far-bene urlò di paura. Ma fortunatamente la beccata mancò il bersaglio e l’animaletto si mise in salvo con un lungo salto. Il gallo tuttavia avanzava; ormai il grillo era sotto la sua zampa artigliata e protesa…
Far-bene, pallido e tremante, impotente, batteva i piedi desolato. D’un tratto vide il gallo allungare il collo e scuotere la testa su e giù, a destra e a sinistra; e guardando più da vicino, vide che il grillo si era piantato sulla cresta del gallo e la mordicchiava energicamente. Al colmo della gioia, Far-bene tirò via il grillo e lo rimise nella gabbia.

Il giorno successivo presentò il grillo al magistrato, che lo rimproverò per avergli portato un insetto tanto meschino e sparuto. Far-bene gli raccontò quanto era successo, ma il magistrato non volle crederli; tuttavia, acconsentì a provare l’insetto in combattimento.
Il grillo tenne testa a tutti i suoi avversari. Il magistrato lo fece combattere contro un gallo e il risultato fu quello che Far-bene aveva descritto. Così Far-bene fu premiato e il grillo fu presentato al governatore. Il governatore, incantato, offrì il grillo all’imperatore, con un minuzioso resoconto delle sue prodezze.

grilli-combattimento

Una volta installato nel palazzo reale, il grillo-campione fu contrapposto a tutti gli altri combattenti del regno: grilli-farfalla, grilli-libellula e molti altri straordinari esemplari. Ma nessuno poté sconfiggerlo. E come non bastasse, il grillo di Far-bene sapeva perfino ballare, sul ritmo della musica di una cetra.
L’imperatore era tanto soddisfatto che diede in premio al governatore cavalli di gran pregio e seta per abiti. Il governatore non dimenticò la provenienza del grillo, e non era passato molto tempo che il magistrato ricette un alto encomio per gli eccezionali servigi resi. Colmo di felicità, il magistrato esentò Far-bene dal suo incarico di capo del vicinato e diede istruzioni al funzionario scolastico affinché gli rilasciasse un diploma.

Un anno dopo circa questi eventi, rinvigoritisi i suoi spiriti vitali, il figlio di Far-bene riprese conoscenza. «Mentre dormivo – raccontò a suo padre – diventai un grillo. Il mio corpo era leggero, potevo saltare velocemente e divenni esperto nel combattimento».
Il governatore stesso ricompensò lautamente Far-bene. Nel giro di pochi anni il modesto ex capo del vicinato acquistò una tenuta di cento ettari, una casa di due piani con diecimila travi, e migliaia di pecore e di buoi. Dovunque egli andasse, la sua splendida vettura e la sua sfarzosa eleganza superavano largamente quelle di ogni nobile del suo tempo.

(P’u Sung-Ling, Liao-Chai)