Joyce – Mr. Bloom a un funerale

Si fermarono dinanzi alla porta dell’obitorio. Mr. Bloom rimase dietro il ragazzo con la corona mortuaria, scrutandogli i capelli lisci e ben pettinati, e l’esile collo chiuso nel colletto nuovo di zecca, che gli creava delle pieghe nel collo. Povero ragazzo! C’era quando il padre… L’uno e l’altro in stato di incoscienza. Lucido all’ultimo istante e ballen-funeralericonoscere per l’ultima volta. Tutto quello che avrebbe potuto fare. Devo tre scellini a O’Grady. Lo capirà? I becchini portarono la bara nella cappella. Da che parte è la testa?

Dopo un istante seguì gli altri all’interno, strizzando gli occhi nella semioscurità. La bara giaceva sul catafalco innanzi al coro, quattro gialle candele di sego agli angoli. Sempre innanzi a noi. Corny Kelleher, deponendo una corona a ogni angolo, fece segno al ragazzo di inginocchiarsi. Gli altri si inginocchiarono qua e là nei banchi di preghiera. Mr. Bloom restò indietro, vicino al fonte battesimale, e quando tutti furono in ginocchio, lasciò cadere lestamente il giornale non piegato che teneva in tasca e vi appoggiò il ginocchio destro. Poi pose con cura il cappello nero al ginocchio sinistro e, tenendolo per la falda, si inchinò con aria devota.

Un chierichetto comparve da una porta, portando un secchiello di ottone con qualcosa dentro. Un prete con tonaca bianca apparve subito dopo, pulendosi la stola con una mano, e tenendo in bilico con l’altra un libretto, contro un gran ventre da rospo. Chi leggerà per noi il libro senza macchia? Lo leggerò io, disse la cornacchia.

Si fermarono vicino al catafalco e il prete prese a leggere pagine dal suo libro, gracchiando in modo fluente.
Padre Coffey. Sapevo che il suo nome era qualcosa come una bara. Domine-namine. Dal muso vedi il prepotente. Comanda lui lo spettacolo. Il cristiano muscolare. Guai a guardarlo di traverso: il prete. Tu sei Pietro e sulla tua pietra. Gli scoppieranno i fianchi come a una pecora col caprifoglio, dice Dedalus. Con la pancia come quella d’un cucciolo avvelenato. Le frasi da ridere che trova sempre quel Dedalus. Hnnn: scoppierà ai fianchi.

«Non intres in judicium cum servo tuo, Domine».
Li fa sentire più importanti pregare in latino. Messa da requiem. Nastri di crespo. Carta da lettere bordata in nero. Il tuo nome nella lista delle messe. Fa freddo qui. Hanno bisogno di nutrirsi bene, seduti qui dentro tutto il giorno all’oscuro a non far niente e aspettare il prossimo, avanti il prossimo! Anche gli occhi da rospo. Cos’è che lo gonfia in quel modo? Molly si gonfia quando mangia cavoli. L’aria del posto, magari. Sembra piena walton-chierichettodi gas mefitici. Nei paraggi ci deve essere una quantità infernale di gas malefici. I macellai per esempio: diventano come le loro bistecche crude. Chi è che me lo diceva? Mervyn Brown. Nella cripta di Saint Werburgh c’è un bellissimo organo antico da centocinquanta tasti e a volte devono fare buchi nelle bare per far uscire il gas e bruciarlo. Eccolo che fuoriesce: azzurro. Una zaffata di quello e sei fritto.

La rotula mi fa male, oh, ecco. Ora va meglio.
Estraendolo dal secchiello tenuto dal ragazzo, il prete prese un bastoncello con in capo una sfera, e lo agitò sopra la bara. Poi passò sull’altro lato e lo agitò di nuovo. Poi tornò indietro e rimise il bastone nel secchiello. Ecco cosa vi tocca prima d’entrare nel gran riposo. È tutto prescritto: lui deve solo eseguire.
«Et ne nos inducas in tentationem».
Il chierichetto modulava le risposte in falsetto. Ho pensato spesso che sarebbe meglio avere domestici maschi. Fino ai quindici anni o giù di lì. Dopodiché, naturalmente…

Quella era acqua santa, immagino. Spruzzano il sonno con quel coso. Deve averne le scatole piene del suo lavoro, scuotere quell’aggeggio su tutti i cadaveri che gli mettono davanti. E che male ci sarebbe se vedesse i cadaveri su cui spruzza quella roba? Ogni giorno che Dio manda in terra una nuova infornata: gente di mezz’età, vecchie, bambini, donne morte nel dare alla luce i pargoli, uomini con la barba, uomini d’affari pelati, ragazze tisiche con un petto piccolo come un passerotto. Per tutto l’anno non fa che pregare le stesse cose su tutti loro, e spandergli sopra la sua acqua: sonno. Ora tocca a Dignam.
«In paradisum».
Dice che andrà in paradiso o che è in paradiso. Lo dice per tutti. Lavoro seccante come pochi. Ma lui deve pur dire qualcosa.

Il prete chiuse il libro e uscì, seguito dal chierichetto. Corny Kelleher spalancò le porte laterali e i becchini entrarono, si misero di nuovo la bara sulle spalle, la portarono fuori e la sistemarono sul loro carretto. Corny Kelleher diede una corona mortuaria al ragazzo e una al cognato. Tutti li seguirono fuori dalle porte laterali nella mite aria grigiastra. Mr. Bloom uscì per ultimo, ripiegando il suo giornale e rimettendoselo di nuovo in tasca. Tenne lo sguardo grave abbassato verso terra, finché il carretto girò a sinistra. Le ruote di metallo stridevano sulla ghiaia con un cigolio acuto e lamentoso e una squadra di stivali a punta quadra seguì il carro lungo un sentiero fiancheggiato da sepolcri.
La ri la ra la ri la ra la ra. Caspita qui non devo canticchiare.

(Joyce, Ulisse, «Ade»)