Liu Hsiang – La catena

Il re di Wu, avendo deciso di aggredire lo stato di Ching, disse ai suoi consiglieri: «Chiunque oserà critiche, morirà».
Il giovane figlio di uno dei seguaci del re avrebbe avuto molto da obiettare, ma non ebbe cicala-surrealil coraggio. Allora si munì di un sasso e di una fionda e prese ad aggirarsi per i giardini dietro il palazzo, dove rimase finché le sue vesti non furono impregnate di rugiada.

Per tre giorni andò vagando tra i cespugli; finalmente il re di Wu lo notò e gli chiese: «A che scopo ti stai inzuppando in quel modo?».
«Nel giardino c’è un albero – rispose il giovane – e sull’albero una cicala canta centellinando rugiada, ignara della mantide religiosa che sta dietro di lei. Piegandosi e torcendosi, la mantide cerca di afferrare la cicala, ignara del rigogolo, che allunga il collo dietro di lei per inghiottirla. E il rigogolo, tutto proteso per beccare la mantide, non sa che sotto l’albero c’è una fionda puntata su di lui. Tutti e tre, cicala mantide e rigogolo, intenti a ciò che hanno di fronte, non vedono il pericolo alle loro spalle».
«Hai parlato bene», disse il re di Wu. E desisté dal proposito di aggredire Ching.

(Liu Hsiang, Xinxu)

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Dunque, tre tempi che ordinano tre sguardi, sostenuti da tre soggetti, incarnati ogni volta da persone [o bestie] diverse.
Il primo comporta uno sguardo che non vede niente: è il Re [di Francia, ma anche quello di Wu], ed è la polizia [nonché la nostra cicala].
Il secondo, uno sguardo che vede che il primo non vede niente, e s’illude di vedere coperto ciò che nasconde; è la Regina [la Mantide Religiosa], e così pure il ministro [il nostro rigogolo].
Il terzo è quello che di questi due sguardi vede che essi lasciano ciò che è da nascondere allo scoperto per chi vorrà impossessarsene: è [in un primo momento] il ministro cotraud-struzzo[nonché il rigogolo], ed alla fine è Dupin [nonché il giovane figlio di uno dei seguaci del re].

Per far cogliere nella sua unità il complesso intersoggettivo così descritto, ne cercheremo volentieri il prototipo nella tecnica leggendariamente attribuita allo struzzo per mettersi al riparo dai pericoli: dopotutto infatti esso meriterebbe di essere qualificato come animale politico, per il fatto di ripartirsi in tre partner, il secondo dei quali si crede rivestito di invisibilità per il fatto che il primo ha la testa affondata nella sabbia, mentre lui lascia che un terzo gli spenni tranquillamente il didietro: basterebbe che arricchendo di una lettera la sua proverbiale denominazione, ne facessimo la politica dell’autruiche [dalla contrazione di autrui, «altrui», e autruche, «struzzo»], perché questi trovi finalmente in se stesso un nuovo senso per sempre.

(Lacan, La lettera rubata, in La cosa freudiana)