Philippson – La «terra estrema» secondo il mito greco

… in qualche punto dell’orizzonte ci dovrà pur essere un’ultima isola, una terra più lontana di tutte; e siccome ogni isola invita a un’altra isola più lontana, così per i Greci Van Gogh-sole-tramontoanche quell’estrema terra è un’isola: la terra, Aia, Aiaia – un’isola – giace nell’estrema lontananza.
Ma dove cercano i Greci quest’estrema terra insulare? E dove possiamo cercarla noi se oggi essa sorge là dove ieri è tramontata l’illusione greca? […]

Sposa di Elio, il Sole, è la figlia di Okéanos, Perse.
I due figli di Elio e di Perse, ossia Circe ed Eeta, sono a loro volta strettamente connessi con Okéanos. Tutt’e due abitano sull’isola Aia. Ma si tratta di un’isola doppia: nell’Aia «eoica» [orientale] regna Eeta; nell’Aia «esperica» [occidentale] dimora Circe.
Sembra che Eeta porti nel suo nome il nome dell’isola: Aia o Eea; Circe si chiama Aiaia. Ambedue le isole si trovano nella stretta vicinanza di Okéanos. Nell’isola Aia di Eeta, una stanza d’oro contiene i raggi del sole; anche il Vello d’oro è custodito nell’isola di Eeta.

L’isola Aiaia di Circe è immediatamente vicina all’ingresso nell’Ade, sulla riva di Okéanos. La nave di Ulisse impiega un solo giorno di navigazione dall’Aiaia di Circe fino ai peirata [confini] del Fiume Okéanos. Là dimorano i Cimmeri, circondati da una Nube: la più profonda oscurità avvolge gli infelici; una notte perpetua si stende su di essi; lo sguardo di Elio non li raggiunge mai.
Di là parte Ulisse coi suoi, costeggiano l’Okéanos, fino all’ingresso di Ade che Circe gli ha insegnato. Circe, in ogni caso, è la Figlia del dio-Sole, e sua sorella – che, invero, solo documenti più recenti le attribuiscono – è Pasifae, «colei che splende a tutti».

Qui si affaccia la doppia natura di Elio che, nella sua radiosa ascesa e nel suo luminoso cammino, porta la pienezza della luce agli dèi e agli uomini, mentre nella discesa si volge all’oscurità più profonda, un’oscurità di morte. […]
Come racconta il mito di Okéanos e di Elio, luce e oscurità, polarmente correlative, non sono forse comprese in un’unità originaria nell’unica grande entità divina di Elio, e non sono le manifestazioni di un solo primordiale fenomeno divino, e perciò affini l’una all’altra e anzi la stessa cosa?

Celing inside the Grand Temple of the United Grand Lodge of England

Okéanos che, anche lui, comprende e risolve in sé due opposti, inizio e fine, compie il suo corso ritornando in sé come il cerchio.
Come facesse il Sole a tornare dalla sua discesa alla sua ascesa, la più antica immagine greca del mondo non lo poteva spiegare con un completamento circolare sotterraneo dell’arco che esso descrive in cielo durante il giorno. Un mito certamente più recente lo fa ritornare a oriente in una coppa d’oro sia sopra Okéanos sia sottoterra.

Questo modo di unire luce e oscurità, peculiare di Elio, appare nella forma più trasparente nei miti della doppia isola Aiaia. Proprio quelle contraddizioni apparenti – che sono incomprensibili a chi pensi in termini di scienza naturale anziché in modo mitologico, e che perciò hanno condotto a singolari tentativi di interpretazione e a emendamenti, sia pur inutili, della tradizione mitologica – risultano, nel loro complesso, come l’espressione mitica della doppia natura di Okéanos quale inizio e fine, e di quella di Elio quale dio solare che sorge di mattina e tramonta di sera, essenzialmente connesso con la luce, ma anche con l’oscurità, sia che questa fugga davanti a lui, sia che gli sia vicino di sera e lo avvolga di notte.

Aia è in oriente, Aia è in occidente, e tuttavia esse in Eeta e Circe Aiaia sono fraternamente congiunte, e geneticamente una sola cosa.
Un mito racconta pure che Aiaia Circe originariamente avrebbe abitato insieme col fratello Eeta sulla luminosa isola di costui; soltanto più tardi il padre l’avrebbe portata in occidente.

… lungo assai era il viaggio, e io ben
lo sapevo, avendo fatto il giro del cielo
nel carro del Sole mio padre, allorché condusse
in Occidente mia sorella Circe, e alla costa
tirrenica giungemmo, là dove ancor oggi lei dimora
molto, molto lontano dall’Aia di Colchide».
(Apollonio Rodio, Argonautiche, 3: 308-313)

Ma Platone, a sua volta, conosce un mito ancora più singolare e antico: egli sa di un cambio avvenuto tra oriente e occidente. Dove ora Elio sorge, una volta tramontava, e sorge ora dalla regione opposta.

Questa è come un’eco e una conferma di quella singolare notizia mitologica, da cui si apprende che nell’Aia occidentale di Circe, rivolta tutta verso l’oscurità, in cui anche di Circe-porcibuon mattino fa così buio che Ulisse si lamenta, imbarazzato, di non sapere dove sia Zophos [Tenebra] e dove Eos [Aurora], dove il Sole sorga e dove s’immerga sottoterra – in quest’Aia occidentale si trovano le dimore e gli spiazzi di danza di Eos e delle aurore di Elio.
E ancora: quando Ermes porta le anime dei Proci verso occidente nell’Ade, essi camminano lungo Okéanos, passando davanti alla Roccia Bianca, alla porta di Elio e al Popolo dei Sogni, per giungere sui campi degli asfodeli. […]

Orrore e vita beata, oscurità e chiarezza luminosa, tramonto e aurora, si fondono e si scambiano a vicenda in queste idee mitologiche, similmente allo scambio rammentato nell’antico mito di cui sapeva Platone, e a quello che traspare nel trasferimento dell’Aiaia Circe da oriente a occidente.
Eeta, stando a quel che si legge in Apollonio Rodio, fu preso in un turbinio, quando Elio portò la sorella sul suo carro dalle regioni dell’aurora a quelle del tramonto.

Il sorgere e il tramontare del Sole sembrano ripetutamente compresi in una sola unità: presso Okéanos abitano anche gli Etiopi [le Teste Nere], mitico popolo dal viso abbronzato dal sole; il loro capo Memnone, figlio di Aurora, è il più bello di tutti gli uomini. E, come esiste un paese Aia in oriente e un altro in occidente, ed essi possono essere tra loro scambiati, perché originariamente sono un’unica Aia, isola dell’unico Elio che è quello che sorge e quello che tramonta, così anche gli Etiopi sono divisi in due parti e dimorano nelle regioni dove Elio sorge e dove tramonta: essi sono tuttavia un unico popolo.
Infatti, da loro si recano Poseidone, Iris e Zeus con tutti gli dèi, senza che venga precisato se si tratti degli Etiopi «eoici» [orientali, aurorali, mattutini] o di quelli «esperici» [occidentali, serali, vespertini].

I sacrifici di questi lontanissimi uomini mitici che abitano presso Okéanos allietano gli dèi, come allietano Apollo i sacrifici dei lontani Iperborei, i soli presso cui egli conduce una vita meravigliosa.
E inoltre: come Elio sorgente e tramontante è uno e identico, come le sue salite e porte sono in occidente, insieme, del resto, con le dimore e i luoghi di danza di Eos, così la Volanakis-Argonautistella vespertina e la stella mattutina sono un’unica stella [Venere], non solo per la scienza astronomica greca, ma anche per l’antichissimo sapere mitico dei Greci.

Verso Eeta, alla volta dell’isola orientale di Aia, naviga l’«Argo», alla conquista del Vello d’oro là custodito. Ci è quasi impossibile non capire: l’Argo che porta il significato «luce» nel suo stesso nome, è la raggiante «nave di luce» che fa rotta verso l’isola luminosa di Elio.
Nell’Odissea però che, pur non riferendosi al primordiale viaggio mitico degli Argonauti, bensì a una fase di sviluppo posteriore, lascia intravedere il mito originario, l’Argo che aveva dirottato verso l’Aia orientale, viaggiava anche verso ovest: essa fu l’unica nave che senza perire passò tra le Simplegadi minacciose, vicino a Scilla e Cariddi.
Solo «perché Era amava Giasone», poté l’Argo passare illesa tra le rocce che si chiudevano violentemente.

Così la nave di luce Argo percorre la sua strada, come Elio, da est a ovest.
Giasone, «dai capelli raggianti» (Pindaro, Pitiche, 4, 82), che sulla nave di luce parte per l’isola solare del Figlio del Sole Eeta in cerca del Vello d’oro – forse originariamente egli stesso dio del sole – e che dirige poi la sua nave luminosa dall’oriente in occidente: queste immagini mitiche appaiono così piene di suggerimenti e di significato che è quasi difficile rinunciare a un tentativo d’interpretazione della figura del navigatore Giasone.

(Philippson, Origini e forme del mito greco)