Pu Sung-Ling – Il ladro di pesche

Una volta, quando ero giovane, mi recai nel capoluogo per gli esami di stato. Per l’appunto era il tempo del festival con cui si celebrava l’inizio della primavera. Il giorno precedente il festival, come d’uso, tutti i mercanti e i commercianti sfilarono in parata pesco-cinesedavanti alla residenza del governatore, in una grande processione di tamburi e di cornamuse e carri decorati.

Io andai con un amico a vedere la parata, che era nota come “Presentazione della Primavera”.
La grande massa dei forestieri e degli spettatori sembrava una muraglia vivente. Quattro dignitari sedevano in un padiglione tutti vestiti di rosso, il colore della celebrazione, rivolti l’uno verso l’altro come l’Est e l’Ovest (io ero troppo giovane per riconoscere il loro rango). E poi, il tumultuare della folla e lo strepito dei suonatori mi rintronavano negli orecchi.

D’un tratto, come venuto dal nulla, un uomo con un fardello sulle spalle si avvicinò al padiglione, seguito da un ragazzo con i capelli sciolti. L’uomo si mise a parlare con gli assistenti dei funzionari. Nel clamore delle innumerevoli voci non potei udire che cosa dicesse, ma scoppi di risa mi giunsero dal padiglione.
Ed ecco che si fece avanti un assistente vestito di nero e ordinò un’esibizione. L’uomo salì i gradini del padiglione e domandò in che cosa dovesse esibirsi. I dignitari si consultarono brevemente, quindi parlarono all’assistente, che si rivolse all’uomo e gli chiese quale fosse la sua specialità.

«Possiamo produrre qualunque frutto fuori stagione», fu la risposta.
L’assistente andò a informare i dignitari, e quasi subito ridiscese e annunciò che l’uomo e il ragazzo avrebbero prodotto una pesca.
L’uomo assentì, si tolse le sopravvesti e le depose sopra una cassetta di bambù. Poi, fingendo di rivolgersi al ragazzo che era con lui, disse ad alta voce perché tutti lo udissero: «Le loro eccellenze non hanno capito bene. Come possiamo procurarci delle pesche, prima che sia arrivato il disgelo? Ma temo che andranno in collera, se falliremo. Che cosa possiamo fare?».
«Padre – disse il ragazzo, pure ad alta voce – avete dato la vostra parola. Non possiamo tirarci indietro».

L’uomo meditò sul problema con aria abbattuta, poi disse: «Ecco che cosa penso. La primavera è appena arrivata e la neve è ancora spessa: non è possibile trovare pesche, nel mondo degli uomini. Ma nei giardini della Regina Madre dell’Occidente, terra di perpetua fioritura dove le pesche maturano ogni tremila anni, nulla appassisce o cade. Lassù, quindi, possiamo trovare delle pesche. Dovremo rubarle nientemeno ai cieli!».
«Ma come possiamo arrampicarci lassù?», gridò il ragazzo.
«Una tecnica esiste», disse il padre, aprendo la cassetta di bambù. Tirò fuori un rotolo di corda di una quarantina di metri, ne afferrò un’estremità e la lanciò verso l’alto. La corda rimase sospesa, come se pendesse da un appiglio invisibile, su in cielo.

paesaggio-pesco-cinese

L’uomo continuò a lanciar su la corda, e più ne lanciava più la corda saliva, finché l’estremità superiore sparì tra le nuvole. Quando ebbe innalzato tutta la corda del rotolo l’uomo chiamò suo figlio.
«Vieni qua! Io sono vecchio e stanco, troppo pesante e maldestro per arrampicarmi. Dovrai fare tu la scalata».
Passò allora la corda al figlio, e aggiunse: «Aggrappandoti a questa, puoi farcela».

Il figlio parve riluttante e contrariato.
«È assurdo, mio caro padre! Ti aspetti forse che una corda così sottile possa reggermi su in aria per migliaia di piedi? Se dovesse cedere a mezza strada, chi rimetterà insieme le mie ossa?».
Ma il padre insisté: «Ormai ho commesso l’errore d’impegnarmi a procurare la pesca: è troppo tardi per pentirsi! Devo darti la dura incombenza di questo viaggio. Ma non dolertene, perché se riusciremo a cavarcela, avremo sicuramente in premio cento pezzi d’argento: abbastanza perché tu possa trovarti una bella moglie».

Il ragazzo afferrò la corda e cominciò a inerpicarsi su di essa. Come spostava le mani, subito i piedi seguivano, alla maniera di un ragno che si muove lungo i fili della ragnatela; così procedendo, pian piano superò lo spazio vuoto e raggiunse le nuvole, poi pesco-fiorinon fu più possibile vederlo.
Era già passato un bel po’ di tempo, quando una pesca grossa come una ciotola cadde giù dal cielo. L’uomo la raccolse tutto contento e la presentò ai dignitari; costoro se la passarono l’un l’altro per esaminarla attentamente e sembrarono incerti se considerarla un frutto vero o un’imitazione.

D’improvviso, la corda ricadde al suolo.
«Siamo perduti! – disse l’uomo, spaventato. – Qualcuno lassù ha tagliato la corda! Dove troverà scampo il mio figliolo?».
Ancora qualche istante e qualcosa cadde a terra.
L’uomo guardò: era la testa del suo ragazzo! Scoppiando in lacrime, la raccolse e tenendola tra le mani gridò: «Il furto della pesca deve essere stato scoperto dai guardiani! Mio figlio è spacciato!».
Un momento dopo cadde dal cielo un piede; un altro momento, e vennero giù le gambe, le braccia e il resto, finché tutti i pezzi del corpo non furono disseminati sul terreno.

In grande ambascia, l’uomo li raccolse uno per uno e li ripose nella cassetta di bambù. Alla fine, richiuse il coperchio.
«Io sono vecchio e avevo quell’unico figliolo, che era sempre con me ovunque andassi! Non immaginai davvero, quando gli diedi quell’ordine, che sarei stato colpito da un così strano destino. Ora dovrò portarlo alla sepoltura».
Avendo così parlato, l’uomo salì i gradini del padiglione e s’inginocchiò: «A causa di una pesca – disse – ho perduto mio figlio. Se voleste aver pietà di questa umile anima e offrire un piccolo contributo per le spese dei funerali, non perderò occasione per ripagarvene … anche dall’aldilà».

Ciascuno dei dignitari porse con rispetto un po’ di denaro, che l’uomo ripose, legandolo alla cintura. Dopodiché bussò alla cassetta di bambù e gridò: «Vieni pure fuori, figlioletto mio, e ringrazia i gentili donatori».
Una testa scarmigliata sollevò il coperchio della cassetta e un ragazzo ne emerse e s’inchinò ai dignitari. Era proprio lo stesso ragazzo!
Più tardi appresi che gli appartenenti alla setta del Loro Bianco erano in grado di eseguire questo singolare trucco; e non mi sorprenderebbe che l’uomo e il ragazzo discendessero da qualcuno di loro.

(P’u Sung-Ling, Liao-Chai)