Chinook – Ghiandaia Azzurra in visita nella città degli Spiriti

Una notte gli spiriti decisero di uscire a comprare una moglie. Scelsero una donna di nome Io’i, e diedero alla sua famiglia delle conchiglie quale prezzo della sposa. Ma rimasero sposati una sola notte perché il mattino seguente Io’i scomparve.
Ebbene Io’i aveva un fratello di nome Ghiandaia Azzurra, il quale per un anno attese di ghiandaia-azzurra-paintavere notizie della sorella, finché si disse: «Andrò a cercarla».

Allora chiese a tutti gli alberi: «Dove va la gente quando muore?», ma nessuno di loro gli seppe rispondere.
Lo domandò poi a tutti gli uccelli, ma neanche quelli glielo seppero dire.
Lo domandò infine a un vecchio cuneo, il quale disse: «Se mi paghi ti ci porterò». Lui lo pagò, e quello lo portò dagli spiriti.

Il cuneo e Ghiandaia Azzurra arrivarono nei pressi di una grande città, e videro che da nessuna casa usciva del fumo, a eccezione dell’ultima, un grande edificio.
Ghiandaia Azzurra vi entrò e trovò la sorella maggiore, che lo accolse pazza di gioia: «Ah, fratello mio – disse – da dove sei venuto? Sei morto?».
«Oh, no – rispose lui rassicurandola. – Non sono affatto morto. Il cuneo mi ha portato qui sulle sue spalle».
Quindi uscì e aprì le porte di tutte le altre case.

Erano piene di ossa. Notò che presso sua sorella giacevano per terra un teschio e delle ossa, e quando le domandò che cosa stesse facendo con quelle, lei rispose: «Quello è tuo cognato».
«Pshaw! Io’i mente sempre – pensò. – Dice che un teschio è mio cognato!».
Ma quando si fece scuro, da quelle che erano state appena delle ossa, emerse della gente e all’improvviso la casa fu in piena attività.

Allora Ghiandaia Azzurra chiese alla sorella cosa stesse facendo tutta quella gente, ma lei ridendo gli rispose: «Credi che siano persone? Sono spiriti!».
Perfino nell’udire ciò si fece coraggio e decise di rimanere con la sorella, la quale gli disse: «Fa’ come gli altri: va’ a pescare con la tua rete da immersione!».
«Penso che lo farò», rispose lui.
«E allora va’ con quel ragazzo – gli soggiunse lei, indicando una figura. – È uno dei fantasmi-paintparenti di tuo cognato. Ma non parlargli; mantieniti calmo».
Quella gente, infatti, parlava sempre sottovoce, mormorava, bisbigliava, farfugliava, sicché Ghiandaia Azzurra non riusciva a comprenderli.

E così partirono con la loro canoa. Lui e la sua guida sorpassarono una folla di gente che stava andando a valle, cantando a squarciagola mentre pagaiava.
Quando Ghiandaia Azzurra si unì a loro nel canto, quelli tacquero. Ghiandaia Azzurra guardò indietro e vide che a poppa della canoa, dove prima c’era il ragazzo, ora c’erano soltanto delle ossa.
Continuarono a scendere verso valle, e Ghiandaia Azzurra rimase tranquillo. Poi guardò di nuovo a poppa, e il ragazzo era di nuovo seduto là.

Ghiandaia Azzurra disse a bassa voce: «Dov’è la tua trappola per i pesci?».
Aveva parlato piano, e il ragazzo rispose: «È giù a valle».
Continuarono a pagaiare. Poi Ghiandaia Azzurra disse ad alta voce: «Dov’è la tua trappola?». Questa volta a poppa trovò soltanto uno scheletro. Ghiandaia Azzurra rimase di nuovo silenzioso. Guardò indietro e seduto nella canoa c’era il ragazzo. Abbassò la voce e disse: «Dov’è la tua trappola?».
«È qui», replicò il ragazzo.

Ora pescavano con le reti d’immersione. Ghiandaia Azzurra sentì che c’era qualcosa nella rete, l’alzò e vi trovò soltanto due rami. Rovesciò la rete e li gettò nell’acqua.
Quando mise di nuovo la rete nell’acqua, questa si riempì ben presto di foglie. Le rovesciò, ma qualcuna cadde nella canoa e il ragazzo le raccolse.
Poi Ghiandaia Azzurra prese di nuovo un ramo e delle foglie e li gettò via; ma di nuovo alcune foglie caddero nella canoa, e di nuovo il ragazzo le raccolse.
Mentre continuavano a pescare, Ghiandaia Azzurra prese altri due rami che decise di portare indietro a Io’i per bruciarli.

Arrivati, andarono alla casa. Ghiandaia Azzurra era molto arrabbiato perché non aveva preso niente, mentre il ragazzo si avvicinava con una stuoia piena di trote, malgrado Ghiandaia Azzurra non l’avesse visto prendere un solo pesce con la sua rete.
Mentre la gente le stava arrostendo, il ragazzo commentò: «Lui ha gettato fuori dalla salmone-volantecanoa quasi tutto quello che ha pescato. Se non avesse gettato via tutto quello, la nostra canoa sarebbe stata piena».

Sua sorella disse a Ghiandaia Azzurra: «Perché hai gettato via quello che hai preso?».
«Io non ho gettato via niente, se non rami e foglie».
«Quello è il nostro cibo – replicò lei. – Credevi che fossero rami? Le foglie sono trote e i rami salmoni d’autunno».
«Bene, ti ho portato due rami per fare un po’ di fuoco», commentò lui.
E così la sorella andò giù alla spiaggia, e trovò dentro la canoa due salmoni d’autunno. Li portò su a casa, e Ghiandaia Azzurra le chiese: «Dove hai rubato quei salmoni?».
«Sono quelli che hai preso tu», rispose.
«Io’i mente sempre», commentò Ghiandaia Azzurra.

L’indomani, Ghiandaia Azzurra andò alla spiaggia. Le canoe degli spiriti ora erano là adagiate, piene di buchi e coperte di muschio. Lui andò a casa e disse alla sorella: «Come sono brutte le canoe di tuo marito, Io’i».
«Oh, sta’ calmo – disse lei. – Se no, cominceranno a stancarsi di te».
«Ma le canoe di questa gente sono piene di buchi!».
Esasperata, la sorella si voltò verso di lui e disse: «È gente quella? È gente quella? Non capisci? Sono spiriti».

Quando venne scuro di nuovo, Ghiandaia Azzurra e il ragazzo si prepararono ad andare di nuovo a pesca. Questa volta era intenzionato a fare dispetti al ragazzo. Sicché, come si avviarono a valle, lui gridò più volte e ogni volta c’erano solo ossa nella canoa.
Quando cominciarono a pescare, Ghiandaia Azzurra, invece di gettarli, radunò tutti i rami e tutte le foglie che prendeva. Di modo che, quando arrivò la bassa marea, la canoa era già piena.

Sulla via del ritorno, fece dispetti a tutti gli altri spiriti. Ogni volta che ne incontrava uno, si metteva a gridare forte e subito sull’altra canoa restavano solo ossa.
Finalmente, arrivarono a casa e lui si presentò alla sorella con delle bracciate di salmoni d’autunno e di salmoni argentati.

Il mattino seguente, Ghiandaia Azzurra entrò in città e attese che venisse scuro, quando cioè la vita si rianimava. Quella sera udì qualcuno annunciare: «Ah, è stata scoperta una balena!».
La sorella gli diede un coltello e gli disse: «Corri! È stata trovata una balena!».
Ansioso di prendere della carne, Ghiandaia Azzurra corse alla spiaggia, ma quando incontrò uno del posto e gli domandò a voce alta: «Dov’è la balena?», soltanto uno scheletro rimase là. Diede un calcio al teschio e se ne andò.

balena-bosco

Pochi metri da lì, incontrò dell’altra gente, ma di nuovo gridò forte e di nuovo solo scheletri rimasero là.
Poi arrivò dove c’era un grande tronco con una corteccia molto spessa. Una folla di gente stava staccando la corteccia, e Ghiandaia Azzurra urlò verso di loro, sicché solo scheletri rimasero là. La corteccia era piena di resina. Ne staccò due pezzi e li portò a casa a spalle.

Quando arrivò, posò la corteccia davanti alla casa. Poi disse alla sorella: «Veramente pensavo che fosse una balena. Guarda qui: è soltanto corteccia d’abete».
«È carne di balena! – esclamò la sorella. – Pensavi che fosse soltanto corteccia?». La sorella uscì e indicò i due tagli di carne di balena che erano per terra. «È della buona balena – soggiunse – e il suo grasso è molto spesso».

Ghiandaia Azzurra corse giù dove c’era la corteccia e fu stupito di trovarvi coricata una balena morta. Allora tornò indietro e quando vide una persona che stava portando un pezzo di corteccia sulle spalle, gli gridò e come al solito non rimase là nient’altro che uno scheletro.
Afferrò allora la corteccia e la portò a casa, poi tornò indietro a caccia di altri spiriti. Con l’andar del tempo riuscì a procurarsi molti pasti di carne di balena.

Il mattino seguente, entrò in una casa, prese il teschio d’un bimbo e lo mise su un grosso scheletro. Poi prese un grosso teschio e lo mise sullo scheletro del bimbo. Allo stesso modo mescolò la gente.
Quando venne scuro, il bimbo si alzò in piedi: voleva rimanere eretto, ma cadde giù teschio-sigarettaperché la sua testa era troppo pesante. Anche il vecchio si alzò, ma la sua testa era troppo leggera!

Il mattino seguente, Ghiandaia Azzurra rimise le teste al loro posto, ma scambiò le gambe. Diede a un vecchio delle piccole gambe, e delle grandi gambe a un bimbo. Di quando in quando scambiava pure le gambe di un uomo con quelle di una donna.
Alla lunga però le stramberie di Ghiandaia Azzurra cominciarono a renderlo molto impopolare, sicché il marito di Io’i disse: «Digli che deve tornare a casa sua. Lui li maltratta, e a questa gente non piace».

Io’i cercò di far smettere a suo fratello di fare i dispetti, ma lui non le prestava ascolto.
Il mattino seguente, si svegliò presto e vide Io’i che teneva tra le braccia un teschio. Lo gettò da una parte e le chiese: «Perché tieni in mano quel teschio, Io’i?».
«Ah, hai rotto il collo di tuo cognato!», esclamò lei.
Quando fu scuro, suo cognato era gravemente ammalato, ma uno sciamano fu in grado di farlo ancora guarire.

Alla fine, Ghiandaia Azzurra decise che era tempo di tornare a casa. Sua sorella gli diede cinque secchi d’acqua e gli disse: «Attenzione! Quando arrivi alle praterie che bruciano, risparmia l’acqua sino a che non arrivi alla quarta prateria. Allora versala!».
«Va bene», replicò Ghiandaia Azzurra. Partì e raggiunse una prateria. Faceva caldo e molti fiori rossi erano in piena fioritura. Vi versò sopra mezzo secchio d’acqua. Poi attraversò un bosco e raggiunse un’altra prateria, il cui bordo stava bruciando. «Questa è quella di cui mi parlò mia sorella», pensò e versò il resto del secchio sul sentiero.

Prese un altro secchio e versò ancora, e quando fu mezzo vuoto raggiunse il bosco sull’altro lato della prateria.
Arrivò di nuovo a un’altra prateria, la terza, metà della quale bruciava violentemente. Prese un secchio e lo vuotò. Poi prese un altro secchio e ne vuotò mezzo. Quindi raggiunse il bosco sull’altro lato della prateria.
Ora gli rimanevano solo due secchi e mezzo.

Arrivò infine a un’altra prateria che era quasi tutta in fiamme. Prese il secchio pieno a metà e lo versò. Prese un altro secchio, e quando arrivò al bosco sull’altro lato della prateria-fuocoprateria, lo aveva vuotato.
Ora gli rimaneva soltanto un secchio.
Raggiunse un’altra prateria; era completamente in fiamme. Per attraversarla, vi versò sopra tutta l’acqua, sino all’ultima goccia, ma rimase senza proprio mentre era quasi giunto dall’altra parte.
Allora prese la coperta di pelle d’orso e cominciò a battere il fuoco con quella, ma la coperta prese fuoco e ben presto la sua testa e i capelli furono avvolti dalle fiamme e Ghiandaia Azzurra morì carbonizzato.

Allora, proprio quando stava per fare scuro, Ghiandaia Azzurra ritornò da sua sorella: «Kukukukukuku, Io’i», chiamò.
Sua sorella gridò tristemente: «Ahi, mio fratello è morto!».
Poiché il sentiero lo aveva condotto dalla parte opposta del fiume, lei mise in acqua la sua canoa per andare a prenderlo. La canoa di Io’i gli sembrava bella; allora lei gli disse: «E dicevi che la mia canoa era piena di muschio!».
Ma lui pensò: «Ah, come al solito Io’i dice bugie. Ad ogni modo, le altre avevano molti buchi e sopra vi era cresciuto il muschio».
«Tu ora sei morto, Ghiandaia Azzurra. È per questo che ora vedi le cose in maniera diversa».
Ma lui insistette ancora: «Io’i dice sempre bugie».

Allora lei trasportò il fratello sull’altra riva del fiume. Lui osservava la gente. Qualcuno cantava, qualcuno giocava a dadi con denti di castoro o con dieci dischi. Le donne giocavano al cerchio. E più in là Ghiandaia Azzurra vide della gente che danzava e cantava antichi canti – kumm, kumm, kumm, kumm. Allora lui cercò di cantare e di urlare, ma quelli risero alle sue spalle.

Poi, quando entrò nella casa della sorella, Ghiandaia Azzurra vide che suo cognato era un capo, ed anche bello.
«Ah! gli hai rotto il collo», sospirò lei.
«Io’i dice sempre bugie. Da dove vengono queste canoe? sono proprio belle!».
«Ma tu non dicevi che vi era cresciuto sopra del muschio?».
«Io’i dice sempre bugie. Le altre avevano dei buchi, e alcune erano davvero piene di muschio».
«Sei morto, ora! – gli ripeté la sorella. – Ecco perché vedi le cose in maniera diversa».
«Io’i dice sempre le bugie».

Beksinski-città-spiriti

Ghiandaia Azzurra cercò di urlare alla gente, ma quelli si burlavano di lui. Allora la smise e si calmò.
Più tardi, quando la sorella andò a cercarlo, lui era ritto accanto a dei prestigiatori. Voleva i loro poteri, ma loro si burlavano di lui. Li tormentò notte dopo notte, finché dopo cinque notti ritornò nella casa della sorella.
Danzava sulla testa, con le gambe all’insù, e lei si voltò e pianse. Aveva compreso che ora lui era veramente morto. Era morto una seconda volta, reso sciocco dai maghi.