Jung – L’ermafroditismo del fanciullo

È un fatto degno d’attenzione che forse la maggior parte delle divinità cosmogoniche sono di natura androgina. L’ermafroditismo non significa altro che un’unione dei contrasti più forti e più appariscenti. Tale unione risale anzitutto alla forma primitiva Lam-sessidello spirito, nel cui crepuscolo differenze e contrasti sono poco accennati o addirittura confusi.
Con la crescente lucidità della coscienza i contrasti diventano sempre più netti e inconciliabili. Se dunque l’ermafroditismo fosse soltanto un prodotto dell’indifferenziazione primitiva, si dovrebbe attendere che esso, col raffinarsi della cultura, fosse andato dimenticato. Ma questo non è il caso.

Al contrario, la fantasia delle alte e delle più alte civiltà si è occupata sempre di nuovo di quest’idea, come risulta nella tarda filosofia greca sincretistica dello gnosticismo.
Nella filosofia naturale del Medioevo il Rebis ermafroditico ha una parte significativa. E anche nell’età più recente il misticismo cattolico parla dell’androginismo del Cristo.

Qui non può trattarsi del caso di una presenza prolungata di un fantasma primitivo, di una contaminazione originaria di contrasti. Piuttosto, come si viene a comprendere dalle opere medioevali, l’idea primitiva si è trasformata in un simbolo dell’unificazione dei contrari, in un vero e proprio «simbolo unificatore».
Il simbolo, nel suo significato funzionale, non è più rivolto indietro, bensì avanti, verso un fine non ancora raggiunto.

Nonostante la sua mostruosità, l’ermafrodito è diventato gradualmente un salvatore che supera il conflitto: significato che esso ha acquistato, del resto, in fasi relativamente antiche della cultura. Questo significato vitale ci spiega perché l’immagine dell’ermafrodito invece di dileguare già nella preistoria, si è potuta affermare lungo i millenni, grazie al graduale approfondirsi del suo contenuto simbolico.
Il fatto che un’idea così arcaica si sia potuta innalzare a una simile altezza di significato, non dimostra soltanto la vitalità dell’archetipo in genere, ma esemplifica anche la verità del principio che l’archetipo, unendo i contrasti, fa da mediatore fra le basi inconsce e la coscienza.

surreal-imbroglio

Esso fa da ponte fra la coscienza del presente, minacciata di sradicamento, e la totalità naturale, inconscia, istintiva del passato.
Per effetto di questa mediazione l’unicità, la singolarità e l’unilateralità della coscienza individuale del presente, si ricollegano sempre di nuovo alle condizioni naturali e collettive. Progresso ed evoluzione non sono ideali da rinnegare; ma essi perdono il loro senso, se l’uomo raggiunge le nuove condizioni soltanto come frammento di se stesso, lasciando tutto lo sfondo essenziale nell’ombra dell’inconscio in uno stato di primitività e di barbarie.
La coscienza staccata dalle proprie basi, incapace di riempire il senso delle condizioni nuove, ricade allora fin troppo facilmente in una situazione che è peggiore di quella dalla quale l’innovazione voleva salvarla: exempla sunt odiosa!

Fu Federico Schiller il primo a rendersi conto di questo problema; ma né i suoi contemporanei, né i suoi seguaci erano in grado di trarre da ciò alcuna conseguenza. Si vuole invece, oggi più che mai, educare soltanto i bambini. Io nutro quindi il sospetto che il furor paedagogicus non sia che una facile via di uscita che semplicemente aggiri il problema sostanziale intuito da Schiller: l’educazione dell’educatore.
I bambini si educano per mezzo di ciò che l’adulto è e non per mezzo di ciò che egli va chiacchierando. La fede generalmente diffusa nelle parole è una vera malattia dell’anima. Infatti, una simile superstizione porta sempre più lontano e sfocia nella Lam-donna-cavallomalaugurata identificazione della personalità con lo slogan in cui al momento si crede. Intanto, tutto ciò che il cosiddetto progresso ha superato e s’è lasciato dietro le spalle, rotola sempre più giù nell’inconscio, di modo che alla fine si ristabilisce il primitivo stato di identità con le masse. E così questo stato sarà la realtà, in luogo del progresso vagheggiato.

Nel corso dell’evoluzione culturale l’essere primordiale androgino diventa simbolo dell’unità della personalità, del «sé», in cui il conflitto dei contrasti si compone. In questo modo l’essere primordiale diventa una meta lontana dell’auto-realizzazione dell’uomo, perché sin dall’inizio esso era la proiezione della totalità inconscia. La totalità umana consiste infatti nell’unificazione della personalità cosciente e di quella inconscia.
Come ogni individuo deriva da geni maschili e femminili, e il sesso è determinato dalla preponderanza dei geni corrispondenti, così anche nella psiche è soltanto la coscienza che, nel caso di un uomo, ha il segno maschile, mentre l’inconscio è di qualità femminile. Per la donna il caso è inverso.

L’idea della coniunctio del maschile e del femminile, che nella filosofia ermetica si è sviluppata in un concetto per così dire teorico, era stata già presente come mysterium iniquitatis nello gnosticismo, probabilmente non senza l’influsso delle «nozze divine» dell’Antico Testamento, descritte per esempio da Osea (1: 2 ss.).
Così risulta non soltanto da certe usanze tramandate dagli autori, ma anche dalla citazione evangelica nella seconda lettera di Clemente: «Quando i due saranno uno e l’esterno come l’interno, e il maschile insieme col femminile, né maschile né femminile».

Clemente Alessandrino introduce questo logion con le parole: «Quando voi avete calpestato il velo del pudore …» (Stromata, 3: 13,92.2) – ciò che si riferisce certamente al corpo, perché Clemente, come pure Cassiano (da cui la citazione è tolta), e anche lo Pseudo-Clemente interpretano le parole in senso spirituale, in contrasto con gli gnostici che sembrano aver preso la coniunctio in un senso troppo letterale.
Contemporaneamente, però, essi si prendevano la cura di impedire, con la pratica coniunctio-re-reginadell’aborto ed altre restrizioni, che il senso biologico del concetto prendesse il sopravvento sul significato religioso del rito.

Mentre nella mistica ecclesiastica l’immagine originaria dell’hieros gamos si è sublimata fino al più alto grado possibile e solo in certi casi, come in Matilde di Magdeburgo, si avvicinava almeno in tonalità a un senso naturalistico, essa tuttavia è rimasta vitale dovunque e formava oggetto di particolare preoccupazione psichica.
I disegni simbolici di Opicinus de Canistria ci offrono a questo riguardo una interessante occasione per intuire come e in qual maniera quest’immagine primordiale, anche in uno stato patologico, servisse all’unificazione dei contrasti.

Nella filosofia ermetica, invece, di cui è pieno il Medioevo, la coniunctio si svolgeva completamente nella sfera della physis, nella teoria certo astratta del coniugium Solis et Lunae che tuttavia offriva alla fantasia pittorica ricche possibilità di antropomorfizzazione.
Data questa situazione, è soltanto logico se nella psicologia moderna dell’inconscio torna a galla la primitiva immagine nella forma del contrasto tra maschilità e femminilità, e precisamente della coscienza maschile e dell’inconscio personificato in forma femminile.

Rendendosi però cosciente psicologicamente l’immagine si è complicata non poco. Mentre la vecchia scienza era quasi esclusivamente un terreno in cui non poteva proiettarsi che l’inconscio dell’uomo, la nuova psicologia ha dovuto riconoscere anche l’esistenza di un’autonoma psiche femminile.
Qui però il caso è inverso: una coscienza femminile sta in opposizione con un inconscio personificato in forma maschile che non si è dovuto più chiamare Anima, bensì piuttosto Animus.
Con questa scoperta, si è complicato anche il problema della coniunctio.

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Originariamente la vita di quest’archetipo si svolgeva interamente nell’ambito della magia della fecondità, di modo che per la maggior parte del tempo essa era rimasta un fenomeno puramente biologico, senza alcuno scopo che non fosse quello della fecondazione.
Sin dalla prima antichità però il significato simbolico dell’atto sembra sia accresciuto. Così per esempio l’effettiva esecuzione dell’hieros gamos come azione cultuale è diventata non soltanto un mistero, ma anche una mera suggestione.

Come abbiamo visto, anche lo gnosticismo ha fatto di tutto per subordinare il fattore fisiologico a quello metafisico. Nella Chiesa la conciunctio è completamente evasa dalla sfera della physis, mentre nella filosofia naturale essa è diventata una «teoria» astratta.
Questa evoluzione significa una lenta trasformazione dell’archetipo in un processo psichico che teoricamente si potrebbe definire come una combinazione di processi coscienti e inconsci.
Nella pratica il caso non è tanto semplice, perché normalmente l’inconscio femminile dell’uomo si proietta su un soggetto femminile, e l’inconscio virile di una donna si proietta su un uomo. Ma l’analisi di questo complesso di problemi sarebbe di natura specificamente psicologica e non rientrerebbe più nell’interpretazione dell’ermafroditismo mitologico.

(Jung, La psicologia dell’archetipo «fanciullo», in Jung-Kerényi, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia)