Eliade – Lo xvarnah e il fluido seminale

ruota-fuoco

In quanto all’apparizione dello xvarnah di Zarathustra ancor prima della sua nascita, ecco quanto è rivelato: quarantacinque anni prima che Zarathustra giungesse al cospetto di Ohrmazd, al momento della nascita di sua madre Frîn, lo xvarnah discese dalle luci infinite sotto forma di fuoco e si mescolò col fuoco che ardeva dinanzi alla donna. Attraversando questo fuoco, andò a unirsi alla madre di Zarathustra. Per tre notti, le pareti della casa parvero brillare di uno splendore particolare e i genitori vedevano la figlia ammantata d’una grande luce. E quando poi la bambina giunse all’età di quindici anni, a ogni suo minimo movimento irradiava luce, per via dello xvarnah che era dentro di lei.
(Dênkart, 7: 2.1 ss.)

La madre del Salvatore aveva dunque ricevuto dall’alto la luce incandescente che doveva, tramite lei, fluire poi nel corpo di Zarathustra, santificandolo.
Ora, quando si raccoglievano queste leggende, la biografia del Profeta-Salvatore era già Zoroastro-vecchioquasi completamente mitologizzata. Si sosteneva dunque che Zarathustra fosse stato generato dall’haôma, liquido divino simile al vedico soma. E l’haôma, si legge nei testi, è «pieno di xvarnah».
In definitiva, lo xvarnah viene rappresentato come un fluido sacro, seminale, luminoso e igneo.

Quantunque sistematicamente articolata solo in trattati posteriori, questa concezione è certamente molto più antica. Nei testi gâthici e avestici lo xvarnah caratterizza eminentemente gli esseri divini. Nello Yašt 10: 127, dedicato a Mithra si afferma che dalla fronte del dio «parte il fuoco fiammeggiante che è il forte xvarnah regale». Un altro Yašt (19: 10) spiega che Ahura Mazdâ possiede xvarnah onde creare «tutte le creature» o, secondo il Dênkart, per proteggere la sua creazione.
Sebbene specificamente e insistentemente connesso con la regalità, lo xvarnah non è però esclusiva prerogativa dei re. Ogni essere umano ha il suo xvarnah; e nel Rinnovamento Finale, escatologico, questa luce soprannaturale sarà l’ornamento di ciascuno.

La grande luce che pare fuoriuscire dal corpo, risplenderà continuamente sulla terra … e sarà per ciascuno il rivestimento splendente, immortale, immune da vecchiaia.
(Zâtspram, 4: 14.16)

I testi non paiono concordare sulla fonte originaria e la sede permanente dello xvarnah. Ma tutti quanti sottolineano la sua natura ultraterrena.
Ohrmazd produce xvarnah derivandolo dalle luci infinite e lo conserva nel fuoco e fuoco-violinistanell’acqua. La sede dello xvarnah è nel fuoco Varhân, ossia nel fuoco regale per eccellenza. Ma in un testo più antico (Yašt, 6: 1 ss.) si legge che «gli dèi distribuiscono xvarnah quando il sole brucia»; la precisazione è importante, perché indica chiaramente l’origine solare del fluido sacro.
In effetti, l’etimologia proposta già un secolo fa connetteva il termine xvarnah con hvar, sole, e dunque col sanscrito svar.

Appare perciò paradossale l’affermazione di altri testi , secondo i quali lo xvarnah risiederebbe nelle acque e, in particolare, nel Lago Vourukaša: lo xvarnah sarebbe posseduto in gran quantità dalla dea Anâhitâ, il cui fiume porterebbe il fluido iridescente dalla cima del monte Hukairya fino al Lago Vourukaša.
Nei testi pahlavi, inoltre, il bianco haôma è rappresentato come un elemento trovato nell’acqua e identificato con Gôkarn, l’Albero della Vita piantato in mezzo al Lago Vourukaša. Ora, il bianco haôma è «pieno di xvarnah» ed è anche un ricettore di xvarnah.

L’apparente paradosso di una sostanza ignea collocata nell’acqua non costituisce tuttavia una difficoltà, se teniamo presente che le acque simboleggiano le infinite possibilità di vita e fertilità, nonché la sorgente di «immortalità».
Troviamo una situazione analoga nella cosmologia vedica. Agni viene descritto come esistente nelle Acque, e Soma, sebbene di origine celeste, è proclamato essenza della vita (il «seme» per eccellenza), e donatore di immortalità.
Il seme umano e animale è quindi tanto «igneo» che «liquido». I tesi pahlavi confermano la relazione strutturale tra xvarnah e «seme». Il Grande Bundahišn, 1: 41, afferma che il seme animale e umano è fatto di fuoco, mentre tutto il resto della creazione procede dalla goccia d’acqua primordiale.

Il seme non equivale sic et simpliciter alla luce, il fluido seminale non è il principio luminoso, lo splendore irradiante, ma è la materia che lo contiene e ne è il veicolo.
(Gnoli, Un particolare aspetto del simbolismo della luce)

Tutti i valori luminescenti del seme derivano dalla natura «creativa» dello xvarnah. Lo xvarnah, infatti, non è solo «sacro» (divino, sovra-terrestre), «potente» (ha la capacità di «fare» re ed eroi), «spirituale» (è generatore di intelligenza e donatore di saggezza), «solare» (e dunque «igneo», incandescente), ma anche «creativo».
Naturalmente, la luce è «cosmogonica» per il suo stesso modo di essere. Niente può «esistere realmente» prima della comparsa della luce. E di conseguenza, l’Annientamento Cosmico auspicato da Gnostici e Manichei, può compiersi solo attraverso un lungo e complicato processo di «estrazione» delle particelle di luce disperse nel mondo e il loro finale riassorbimento in un’«altezza» trascendente, acosmica.

Ma la creatività del principio luminoso è evidente solo a un intelletto chiaroveggente.
La cosmogonia e, in generale, la creazione delle varie forme di vita sono concepite miticamente come procreazione o «opera» divina. Il carattere seminale del principio luminoso sottolinea la creatività, la fecondità e le inesauribili epifanie della luce divina.

(Eliade, Spirito, luce e seme)