Snohomish – Il sollevamento del cielo

surreal-pesce-volante

Creatore fece per primo il mondo a Oriente. Poi, man mano che avanzava, lo estese in lungo e in largo a Occidente. Portò con sé in viaggio mille lingue, e ne diede una diversa a ciascun gruppo di popoli che creava.
Quando giunse nella nostra terra, gli piacque così tanto che decise di non andare oltre. Ma gli erano rimaste molte lingue, e così le sparse tutt’intorno. Per questo nella nostra terra si parlarono fin dal principio tanti dialetti.

I popoli non riuscivano a comprendersi l’un l’altro, e in uno stesso popolo accadeva che nessuno capiva la lingua di nessun altro, se non, a occhio e croce, quella del vicinissimo. Nessuno di loro era dunque soddisfatto del modo in cui Creatore aveva fatto il mondo.
Per giunta, il cielo che Creatore aveva creato, era così basso che la gente vi batteva spesso la testa contro. In compenso, però, quando a uno veniva desiderio di dire o di fare qualcosa di nuovo o di proibito, gli bastava arrampicarsi in alto sugli alberi per apprendere da solo le parole dell’incantesimo che gli apriva le porte del Mondo Celeste.

Così non poteva andare. Ognuno se ne andava per conto suo lassù, e perciò il popolo ne soffriva. Alla fine, i saggi di tutte le tribù convennero che così non poteva andare: troppe lingue, troppi desideri. Un popolo – si dissero – non può permettersi questo spreco di surreal-torre-lunaparole. Perciò, si riunirono per vedere quello che si poteva fare per alzare il cielo. E alla fine decisero che la gente avrebbe dovuto unire gli sforzi e cercare di spingere il cielo un po’ più in alto.

«Possiamo farcela – disse un saggio del consiglio. – Se spingiamo tutti allo stesso tempo, possiamo farcela. Abbiamo bisogno che, quando spingiamo, vi sia tutta la gente e tutti gli animali e tutti gli uccelli».
«Come facciamo a sapere quando dobbiamo spingere? – domandò un altro dei saggi. – Alcuni di noi vivono in questa parte del mondo, altri in un’altra. Non parliamo tutti la stessa lingua. Come possiamo radunare tutti e spingere allo stesso tempo?».

Gli uomini del consiglio erano imbarazzati, ma alla fine uno di essi suggerì di usare un segnale: «Quando è giunto il momento in cui dobbiamo spingere – disse – quando tutti sono pronti, qualcuno gridi ja-hoh. Sia questo il segnale convenuto, e che in tutte le lingue esso significhi: alzate insieme».
E così i saggi del consiglio inviarono quel messaggio a tutti i popoli, animali ed uccelli per comunicare loro il giorno in cui dovevano alzare il cielo. Ognuno fece dei pali con abeti giganti da usare per spingere contro il cielo.

Arrivò infine il giorno in cui si doveva sollevare il cielo. Tutta la gente alzò i pali in modo che toccassero il cielo. Quindi i saggi gridarono: ja-hoh. Ognuno spinse, e il cielo si alzò un poco.
I saggi gridarono una seconda volta: ja-hoh, ed ognuno spinse con tutte le sue forze. Il cielo si spostò di altri pochi pollici. Gridarono ancora una volta: ja-hoh, e poi ancora un’altra, finché non spinsero il cielo nella posizione in cui si trova oggi.
Da allora nessuno vi ha più battuto la testa contro, e nessuno è stato più capace di arrampicarsi sino al Mondo Celeste per esaudire i suoi desideri proibiti.

C’è da dire però che accadde anche questo. Accadde che, mentre i saggi del consiglio erano riuniti a prendere una decisione, tre cacciatori stavano dando la caccia a quattro via-lattea-fotoalci e non erano al corrente del piano.
Sicché, proprio mentre la gente, gli animali e gli uccelli erano pronti a spingere in su il cielo, i tre cacciatori e i quattro alci arrivarono al luogo dove la terra toccava quasi il cielo.
Gli alci salirono dentro il Mondo Celeste, e i cacciatori li inseguirono. Quando il cielo fu sollevato, anche gli alci e i cacciatori furono pertanto sollevati.
Nel Mondo Celeste furono tramutati in stelle ed ancor oggi si possono vedere di notte. I tre cacciatori sono la stanga dell’Orsa Maggiore. Il cacciatore di mezzo ha il suo cane con sé, ora una minuscola stella. I quattro alci formano il carro dell’Orsa Maggiore.

Alcune altre persone furono imprigionate su nel cielo in due canoe, tre uomini per ciascuna di esse. La stessa sorte toccò anche a un pesciolino che stava andando su a esaudire un desiderio tutto suo, quando la gente spinse in alto il cielo.
E così tutti quanti dovettero rimanere lassù per sempre. I cacciatori e il piccolo cane, gli alci, il pesciolino e gli uomini nelle due canoe sono stelle, anche se un tempo vivevano sulla terra.

Noi gridiamo ancora ja-hoh, quando dobbiamo alzare insieme un peso. Quando qualcosa ci pesa, ed è un peso che grava su tutta la tribù, non basta che ciascuno lo alzi (ja) per conto suo. Bisogna farlo tutti assieme (hoh). E per farlo tutti assieme, abbiamo bisogno di un solo segnale che sia inteso da tutto il popolo.
Sollevando il cielo, i nostri Antenati non cercarono che un sollievo ai loro desideri proibiti, a quei desideri contro cui ciascuno di noi finisce prima o poi per batterci la testa. Un sollievo a quei pensieri di cui ciascuno di noi vanamente farfuglia nella sua privata incomprensibile lingua.
Sollevando il cielo, gli Antenati del nostro popolo non trovarono che una sola sottile saggezza: quella di tramandare a futura memoria il nome delle stelle tra cui, confusi nella lontananza, si aggirano tuttora i più antichi geroglifici dei nostri sogni proibiti.