Laing – Che è?

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Sono sposati da quattro anni ed hanno un solo figlio. Lui si è dedicato allo studio delle discipline spiritual-mentali dell’India settentrionale e del Tibet, ed è particolarmente attratto dal mondo tantrico.
Ha relazioni con altre donne, in particolare con un’altra donna che sta con loro.
Un pomeriggio che sua moglie entra nel soggiorno, eccoli là sul divano.
«È troppo! Non lo sopporto! Fa’ andar via di casa quella donna», si mette a gridare.
«Ma non è una donna – risponde lui, riferendosi all’oggetto accanto a lui sul divano –
è una cascata».

Non so se si tratti o no di un vero problema questo mio, ma è la ragione per cui sono venuto da lei al riguardo
per farla breve
si tratta di mia figlia di sei anni faceva molto male a scuola era indietro nello scrivere e leggere e in aritmetica e non poteva sopportarmi non faceva nulla di ciò che le chiedevo non mi riusciva di far nulla con lei e poi circa due mesi fa sarebbe difficile immaginarsi una santarellina più di lei e tutt’a un tratto si era messa a leggere a scrivere ed era diventata la prima della classe in aritmetica capii che c’era sotto qualcosa e le chiedevo cosa le avesse preso e lei rispondeva «Nulla, mamma» ma sapevo che mentiva così glielo feci sputar fuori non mi riusciva di crederci davvero non mi riusciva aveva una relazione con mio marito suo padre gli succhiava il pene un giorno sì un giorno no e la surreal-imageriecosa andava avanti così sotto il mio stesso tetto le ho chiesto perché non me l’aveva detto e lei risponde «non volevo inquietarti, mamma» e non posso dirlo alla polizia perché lo amo e lei non me lo perdonerebbe mai e adesso lui ha una relazione con la migliore amica di mia figlia e penso che l’intera classe si prepari a far la coda non crede? quando lo misi alle strette lui mi ha chiesto semplicemente di unirmi a loro allora ho pensato che era questo ciò che probabilmente avrei voluto fare con mio padre se l’avessi fatto con mio padre molto probabilmente adesso non sarei così squinternata.
Oh, come vorrei che lui fosse stato mio papà. Pensa che ci sia un problema?

Il chiaro di luna gioca su un argenteo corso d’acqua nella giungla.
Il giovane ha una presenza che s’impone: affabile, affascinante, riservato, bello d’aspetto. I suoi devoti sono tutti indiani. Lo ritengono essere Mahavatar Babaji.
Un’anziana signora indiana, una donna di cultura, mi sta raccontando dei suoi incontri con Babaji, mentre lui le siede accanto col capo inclinato nell’attenzione.
Lei aveva incontrato Babaji tre volte in vita sua. Questa terza volta, lei è una donna vecchia e lui, il giovane con cui siamo seduti. L’ultima volta, circa trent’anni fa, erano entrambi di mezza età. E la prima volta fu molto, molto tempo fa, quando lui era un uomo molto vecchio e lei una ragazzina.

A Benares c’è un professore di chimica.
È specializzato nella ricerca sul laser.
Mi ha raccontato che, mentre perseguiva le sue ricerche in Giappone, un signore indiano in dhoti venne nel suo laboratorio.
Costui disse al professore di ritornare a Benares a continuare le sue ricerche. Non vi fu altro scambio di parole.
Camminarono insieme verso la porta del laboratorio. Il suo visitatore gli mise una mano sulla spalla e scomparve volatilizzandosi nell’aria.
Il professore si recò subito dal suo collega giapponese, suo collaboratore di ricerca, gli disse della visita e che doveva chiudere col suo lavoro colà e ritornare in India.
La cosa fu accolta senza batter ciglio ed egli fece ritorno a Benares ove continua le sue ricerche.

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Un mio amico mi ha detto di aver chiesto a un tulku tibetano, ritenuto essere un Bodhisattva, se credesse o no alle dicerie di un prodigioso guru indiano di cui si diceva che facesse materializzare dal nulla sostanze corporee complesse.
Il tibetano replicò: «Non so se credere o no a questa sorta di cose».
Il mio amico rimase di stucco, poiché riteneva che qualcuno del rango spirituale del tibetano dovesse sapere se credere o no a «quella sorta di cose».
Raccontando questa storia a un altro mio amico che quant’altri mai la sa lunga sui presunti saggi di tutto il mondo, costui non palesò alcuna sorpresa. «È il tipo di mentalità che si sono coltivati».

In India, in molte conversazioni tra persone istruite e di cultura, mi fu evidente l’esistenza di una profonda differenza (ma non fu così facile a scorgersi o ad esprimersi chiaramente) riguardo a come consideravamo le cose.
Per loro (sia concessa un’affrettata generalizzazione) tutto era possibile. In circostanze comuni, esisteva un’alta possibilità anteriore che certe cose sarebbero potute accadere oppure no. Ma il conscio oltre la coscienza del santone è tutt’uno con l’Uno e il Tutto, laddove risiedono tutte le possibilità. Non semplicemente le nostre predizioni. L’uomo propone, Dio dispone.

Un teologo cristiano mi disse, non si tratta di ciò che Dio può fare, si tratta di ciò che realmente fa.

(Laing, I fatti della vita)