Garcia Lorca – Cielo vivo

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Io non potrò lagnarmi
se non ho trovato quello che cercavo.
Vicino alle pietre senza succo e agli insetti vuoti
non vedrò il duello del sole con le creature in carne viva.

Ma me ne andrò al primo paesaggio
di cozzi, di liquidi e di mormorii
che odora di bambino appena nato
e dove ogni superficie è evitata –
per capire che quello che io cerco avrà il suo bersaglio di allegria
quando insieme volerò mischiato all’amore e alle sabbie.

Laggiù non giunge la bimba dallo sguardo spento
né il muggito dell’albero che il bruco ha assassinato.
Laggiù tutte le forme conservano intrecciate
un’unica frenetica espressione di avanzata.

Non puoi avanzare in mezzo a sciami di corolle
perché il vento dissolve i tuoi denti di zucchero,
né puoi accarezzare la fugace foglia alla felce
senza sentire lo stupore definitivo dell’avorio.

Laggiù sotto le radici e nel midollo del vento,
si comprende la verità delle cose sbagliate.
Il nuotatore di nichel che spia l’onda più fine
e la mandria di vacche notturne dalle rosse zampette di donna.

No, non potrò lagnarmi
se non ho trovato quello che cercavo,
ma me ne andrò al primo paesaggio di umidità e di pulsazioni
per capire che quanto cerco avrà il suo bersaglio di allegria
quando insieme volerò mischiato all’amore e alle sabbie.

Volo fresco di sempre sopra letti deserti.
Sopra gruppi di brezze e di barche incagliate.
Inciampo vacillante nell’immota rigidità dell’eterno.
Amore infine senza alba. Amore. Amore visibile!

(Garcia Lorca, Poeta a New York)