Nimâ Yushij – Le parole esistenti

paesaggio-notte

Lungo il sentiero nascosto e sulla pubblica piazza
del mio villaggio ci sono parole:
chi s’è arrangiato a parlarle?
chi ha vinto?
chi ha perso?

L’olmo silente, però,
e il giardino saccheggiato, alle parole esistenti
ancora negano ascolto,
e ogni cosa punge il cuore.

Dalla riva rotta, dall’argine che ha ceduto,
fino alle valli addormentate nel bosco,
quanti spazi hanno aperto alla tenebra della notte
fino a giungere qui dove il piccone arrugginito
con tono indifferente batte,
e ogni cosa si carica d’angoscia!
Esse, però, le parole, insistono.

Sporco perché è il volto della luna
dagli occhi svegli?
chi mai conosce il sonno? e perché sonno?
chi s’è arrangiato?
chi ha vinto?
chi ha perso?
da cosa dipende la porta sfasciata? e la rotta finestra?

Perché non una stanza più
s’illumina con un lume?
Perché un attimo solo un amico
dell’amico non chiede
né di tracce o avventure passate?

Ma tediata gocciola l’acqua,
il suo tedio mormora appartato,
il fuso è caduto, la vecchia depressa, nel focolare;
ha tramortito il fuoco, il freddo;
e intanto l’olmo silente,
e il giardino saccheggiato, alle parole esistenti,
ancora negano ascolto.

(Nimâ Yushij, Le parole del vicino)