Hao Ko Tzu – La serva e il pappagallo

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Una giovane serva era stata assunta da una grande famiglia della provincia di Szechuan. Era così bella e intelligente, che il padrone di casa la preferiva a tutte le altre e la teneva separata da loro.
Ora accadde che un certo funzionario offrì in dono alla famiglia un pappagallo raro, così dotato e sveglio che riusciva a parlare con voce umana. Il padrone affidò alla serva preferita, come unico suo compito, la cura e l’alimentazione dell’uccello.

Un giorno, mentre gli stava dando da mangiare, il pappagallo improvvisamente parlò: «Curami bene, sorella – disse – e ti guadagnerai per questo un buon marito».
Confusa, la ragazza colpì leggermente il volatile con il ventaglio e quello non si ritrasse. Da allora in poi, quando l’animale aveva qualcosa da dire, lei rispondeva con uno scherzo o un rimbrotto; andò a finire che la pratica di chiacchierare con lui divenne un’abitudine alla quale non faceva più caso.
Dopotutto, stava sola in una stanza e per compagnia non aveva che un uccello nella sua gabbia sospesa; se le confidenze che si mormoravano li avevano resi buoni compagni, a chi doveva interessare?

Un giorno la ragazza stava facendo il bagno, dopo che il pappagallo aveva finito di fare il suo, e poiché la bestiola era del tutto addomesticata, non le venne in mente di sprangare la gabbia; ma con sua viva sorpresa il pappagallo scosse le ali, uscì fuori e prese a volare chinese-bagnoin cerchi per la stanza.
La ragazza tentò freneticamente di acchiapparlo, ma l’uccello forò col becco la carta della finestra, vi passò attraverso e in un attimo sparì, lasciando la ragazza attonita e impotente.

Avendo paura del padrone, la fanciulla decise di nascondere la sua colpa. Si vestì, appese la gabbia al cornicione fuori della sua stanza, poi andò dal suo signore e piangendo gli disse: «La vostra fedele serva dimenticò di chiudere la porta mentre faceva il bagno; ma non si aspettava davvero che qualcuno ne approfittasse per entrare e far volare via il pappagallo! Ciò nonostante, signore, sopporterò serenamente i rimproveri e non porterò rancore per il torto subito, dovessi anche morire».
Il padrone, ben sapendo quanto le altre serve fossero gelose di lei, accettò per buono il suo racconto; poi interrogò familiari e domestici, ma non riuscì a scoprire il colpevole e l’indagine fu abbandonata.

Dieci giorni più tardi, la moglie del padrone mandò la ragazza per una commissione da una signora di nome Liang.
Il giovane figlio di costei, Liang Hsü, stava studiando nella sua stanza, quando un pappagallo entrò dalla finestra, si posò sullo scrittoio e con voce umana gli disse: «Sono andato in cerca di una compagna ideale per te. Perché non vai a darle un’occhiata?».
Hsü, sbalordito, posò il libro e seguì il pappagallo parlante.
L’uccello lo guidò fuori della stanza e il giovane, non visto, poté scorgere entrare timidamente nella casa una fanciulla di sedici anni, vestita di colori scuri, eccetto la gonna rossa.

Hsü osservò attentamente il viso della ragazza e vide che la sua bellezza era davvero eccezionale. Con un pretesto la seguì fino al salone e la sentì conversare sommessamente e garbatamente con sua madre. Apprese così che era al servizio di una potente famiglia, e malgrado l’umile condizione, il suo contegno modesto lo incantò immediatamente.
Anche la ragazza aveva notato il nobile giovane e di quando in quando lo sogguardava furtivamente. Benché non si scambiassero una sola parola, i loro reciproci sentimenti furono subito impegnati.

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Tornata a casa, la fanciulla andò nella sua camera, dove era ancora la gabbia vuota, accanto al suo letto. Appollaiato su di essa, il pappagallo, che riposava beato con gli occhi chiusi e gli artigli ripiegati.
Felice come se avesse trovato un oggetto regale, la ragazza fece per prendere la bestiola, che si mise a battere le ali, protestando a gran voce: «Eccomi qui, sorella, mezzo morto a furia di darmi da fare per te, e con tua buona fortuna ti ho anche trovato un bel marito! Perché vuoi rinchiudermi di nuovo?».

Stupita, la ragazza ascoltò il racconto del pappagallo, che concluse con queste parole: «Anche se ne posso trasportarvi tutt’e due oltre le mura di cinta, come l’eroico schiavo della leggenda, posso sempre comunicare a lui la speranza del tuo cuore, sorella: se è davvero l’uomo che ami».
La fanciulla arrossì e non rispose.
«Tutti così, i giovani innamorati – sghignazzò il pappagallo. – Ma ora è meglio che me ne vada, prima che arrivi qualcuno».
Ciò detto, mise in moto le penne e volò via. La ragazza, che era stata fortemente attratta da Liang Hsü, provò vergogna al pensiero che avrebbe dovuto unirsi ben presto alle concubine del padrone. Per tutta la notte si girò e si voltò nel letto, tormentata da quelle due diverse emozioni.

Il giorno successivo, il pappagallo aspettò che non ci fosse in giro nessuno, quindi tornò pappagallo-fiabaad appollaiarsi sul trespolo.
La serva lo salutò con un cenno e gli disse: «Il padrone va pazzo per me, non mi cederà mai a Liang. Per lui sarebbe come usare una perla per abbattere un passero. Inoltre, il giovane Liang è bello, pieno di qualità e ricco; anche ammettendo che possa essere attratto da me come da un fiore fresco, si abbasserebbe mai a prendere una serva per sposa? Io ti ringrazio per la pena che ti sei preso, ma ho paura che questa storia non possa andare a buon fine. Non possiamo farci niente».

Il pappagallo agitò le ali e volò via, e non tornò prima che fosse sera. Allora, protetto dall’oscurità, volò nella camera e disse alla fanciulla: «Il giovane Liang esprime i suoi sentimenti per te in questi versi».
E recitò una poesia scritta dal giovanotto:

Non importa se il tuo ventaglio è disadorno,
il mio amore è per il tuo bel viso.
Potessimo salire sull’uccello nuziale,
ci libreremmo in aria, sposa e sposo.

La fanciulla si sentì tutta consolata da quelle parole e confidò il desiderio del suo cuore al pappagallo. Poi, all’approssimarsi del mattino, lo lasciò andare.

Appartato nel suo studio solitario, Liang Hsü aveva continuato a pensare alla fanciulla notte e giorno. Quella mattina si alzò, vide un uccello svolazzare d’intorno e riconobbe in lui il pappagallo che era già venuto altre volte.
Allora, scherzando, gli disse: «Mio buon amico, puoi darmi notizie della signora del mio cuore? Di sicuro tu sei un uccello unico tra tutti gli uccelli! Bisognerebbe scrivere la tua biografia, in modo che tu fossi ricordato per l’eternità».

Il pappagallo si abbassò, ripiegò le ali e si accomodò sulla cornice di un paravento. Poi espresse a Liang l’affetto della fanciulla e la profondità del suo desiderio.
Felice, Hsü domandò se la ragazza sapesse leggere.
«Un poco», rispose il pappagallo. E allora, lì per lì, Hsü scrisse una lettera nella quale rivelava tutto il suo amore per la fanciulla e il suo desiderio di sposarla. Poi sigillò la lettera e la posò sul pavimento.
Il pappagallo piombò giù, afferrò il messaggio col becco e volò via, lasciando Liang Hsü più meravigliato che mai di tutto quanto gli stava capitando.

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Per parecchi giorni il nobile giovane non rivide l’uccello. Ogni contatto con la fanciulla era stato bruscamente interrotto, ed egli si tormentava nello struggimento e nella disperazione.
Poi, un giorno, sentì dire che nella casa in cui serviva la sua amata era morta una ragazza ed era stata sepolta in tutta fretta. Sospettando il peggio, Liang Hsü fece qualche indagine e venne a sapere che la scomparsa era proprio la fanciulla del suo cuore; ma non riuscì a scoprire la causa della sua morte. Così grande fu il suo dolore, che quasi perse la voce a furia di piangere.

Ciò che Liang Hsü non poteva sapere, era che la fanciulla aveva letto la sua lettera e, vergognandosi di non saper scrivere, si era tolta un orecchino e l’aveva dato al pappagallo affinché lo portasse al suo fidanzato; e inoltre gli dicesse dove si trovava la casa dei suoi genitori, e lo pregasse di andare da loro portando un dono in denaro: così i genitori avrebbero potuto riscattarla dalla servitù e lei avrebbe potuto sposare Liang Hsü.
L’uccello aveva preso l’orecchino col becco, s’era librato in aria ed era volato via. Ma aveva percorso appena metà del tragitto, quando un ragazzaccio violento gli lanciò una pietra e lo colpì alla testa. Il pappagallo parlante precipitò al suolo senza vita.
Poco dopo, la sciagura aveva colpito anche la fanciulla.

In principio il padrone l’aveva favorita a causa della sua bellezza e tutti si aspettavano di vederle prendere posto quanto prima tra le sue concubine. Ma lei s’era ribellata a questa chinese-serveidea e se n’era lamentata alle spalle del suo signore.
Quando poi, dopo la fuga del pappagallo, aveva deviato i rimproveri sulle altre serve, queste, pur avendo evitato la frusta, cominciarono a guardarla di traverso. Temendo che la fanciulla, se fosse diventata la concubina favorita del padrone, sarebbe stata per loro una fonte di guai, decisero di attaccarla tutte insieme.

Poiché l’avevano sentita, di notte, parlare al pappagallo in camera sua, sparsero la calunnia che avesse una tresca con qualcuno. La maldicenza arrivò ben presto all’orecchio del padrone, che cominciò a nutrire una profonda gelosia. Perquisì la camera della fanciulla e vi trovò la lettera d’amore di Liang Hsü.
Pazzo di collera, fece interrogare la serva sotto tortura; ma poiché la storia del pappagallo suonava piuttosto assurda, la poveretta non poté fornire un racconto convincente; così fu battuta finché il suo corpo non fu tutto una contusione e il respiro non le venne a mancare quasi del tutto.
Sebbene non fosse ancora morta, il padrone la fece mettere in una bara e ordinò che fosse subito sepolta in qualche deserta landa tra i monti.

Liang Hsü, dopo aver appreso la morte della fanciulla, custodì gelosamente la memoria del suo gioiello sepolto. Egli sedeva al suo scrittoio, ferito nello spirito, e di quando in quando si assopiva.
Improvvisamente, un giorno, una donna entrò nel suo sogno. Vestita di piume, ella avanzò con passo danzante finché non fu davanti a lui, quindi riunì i risvolti del suo abito nel saluto rituale che la tradizione imponeva alle donne.

«Io sono il pappagallo – disse – e la sorella maggiore, l’amata del tuo cuore, è un pappagallo anche lei. Grazie alla sua virtuosa condotta nella nostra vita precedente, è stata trasformata in essere umano e un caso fortunato ci ha riunite. Ma ero molto triste al pensiero che potesse essere umiliata da un’unione indegna; così, cercai rispettosamente un’occasione per presentarla a te. Chi avrebbe mai pensato che sarei morta prima di poter portare a compimento la mia missione? Ora dovrò lasciare che la virtù di mia sorella sia infangata, per un’ingiustizia che dovette subire fino alla morte? chinese-lotus-paintingChe pena, tutto ciò! Eppure una piccola parte della sua forza vitale sussiste ancora, benché nessuno, eccetto te, possa recarle aiuto».

Continuando a sognare, Liang Hsü fu sopraffatto dalla gioia e si alzò in piedi per interrogare la donna della visione.
Lei levò il dito indice e disse: «Cento passi oltre la città … la tomba della bella fanciulla non è lontana …».
Poi cadde a terra, si trasformò in una gru e volò verso il cielo.

Liang Hsü si svegliò di botto. Subito ordinò il suo cavallo e cavalcò fin oltre le mura della città. Egli sapeva di un piccolo villaggio, il cui nome suonava «Cento Passi», l’indizio avuto in sogno.
Là egli trovò il luogo della sepoltura, ma non osò aprirla subito. Cercò una stanza nel villaggio e quando venne la notte pagò il servo perché l’accompagnasse in quel luogo pauroso e lo aiutasse ad aprire la tomba.
La fossa non era molto profonda e, quando raggiunsero la bara, a Liang Hsü parve di udire un respiro. Allora strappò via il coperchio e la fanciulla ritornò in vita.

Delirante di gioia, Liang Hsü raggiunse un vicino convento buddista e bussò umilmente al portone. Raccontò per bene il motivo per cui era venuto, e le monache, sempre liete di poter compiere un atto caritatevole, acconsentirono ad aiutarlo a sollevare la fanciulla dalla fossa.
Liang Hsü la portò sulle spalle fino al convento, e la lasciò con le monache. Poi, dopo aver provveduto alle spese, tornò a casa.

Passò più di un mese prima che la fanciulla recuperasse le forze. Allora Liang Hsü chiese a una monaca del convento di fargli da sensale di matrimonio e di spiegare con molto vigore a sua madre che il suo cuore apparteneva ormai a una ragazza di famiglia povera.
La madre di Hsü andò a vedere la ragazza, che ricordò di aver già visto una volta, e ascoltò con simpatia la sua lacrimevole storia; e poiché aveva sempre avuto molto caro suo figlio, non volle contrastarne i desideri. Tolse allora per lui la ragazza dal convento, la portò a casa con sé, quindi ruppe ogni relazione con la famiglia presso la quale aveva servito, affinché la sua nuova residenza potesse restare segreta.

In quanto a Liang Hsü, ricordò sempre la gentilezza del pappagallo parlante; la ricordò così bene che, ogniqualvolta incontrava qualcuno che aveva catturato un pappagallo, si affrettava a comprarlo e lo rimetteva in libertà.

(Hao Ko Tzu, Il fiore dei racconti)