Caucaso – Le ragazzate di Batradz

L’intelligente Satana osservava il carattere e le maniere di Batradz. Si diceva che non era una creatura come le altre. Temendo che potesse essere fatale a qualcuno, non lo Magritte-ecolasciava uscire e lo teneva isolato in una stanza oscura. Egli viveva là imprigionato.
Una volta, attraverso una fessura, scorse la luce del giorno.
«Fuori è giorno – pensò. – Perché mi tengono nell’oscurità?».

Non stette molto a riflettere. Cercò la porta, la sollevò di peso e scappò nella strada. Guarda: i bambini si divertono coi loro giochi narti. Batradz non sa resistere e si unisce a loro.
E ben presto nella strada non ci furono che pianti e gemiti: quando Batradz afferrava una mano, la strappava; quando colpiva, le gambe si spezzavano; fra l’allarme generale Satana capì cosa stava succedendo. Accorse con una sferza e ricondusse a casa Batradz fustigandolo.

Alcuni giorni dopo, egli scappò di nuovo e scese al Villaggio Basso dei Narti.
Lì viveva il narte Buræfærnyg. Aveva sette figli che viziava molto. Tutti portavano berretti fatti della stessa pelle di montone di Khorassan, tuniche dello stesso drappo prezioso, gambali e scarpe di marocchino. Erano estremamente abili nel gioco dell’arco e superavano tutti gli altri giovani. Buræfærnyg aveva riposto in loro il suo orgoglio e la sua speranza.
Proprio quel giorno essi tiravano d’arco.

Tutto imbrattato di cenere, Batradz si avvicinò pian piano e disse loro, pieno di desiderio: «Fino a sera vi riporterò le vostre frecce. Ma poi, mi permetterete di lanciarne una».
«E come farai a riportarci le nostre frecce, brutto covacenere?».
«Farò così: non lascerò che una sola delle vostre frecce tocchi il suolo e, anche se andranno ai confini della terra, ve le riporterò. Ma, stasera, mi permetterete di lanciarne una».

sette-arcieri

Li supplicò talmente che essi acconsentirono. Scoccarono le loro frecce in ogni direzione e fino ai confini del paese. Ma Batradz, senza lasciarle toccar terra, le prendeva a volo e le riportava.
Quando venne l’ora di colazione, il più giovane disse ai fratelli: «A che scopo tormentare questo povero covacenere? Lasciamogli tirare una freccia, che si diverta una buona volta, e poi mandiamolo via».
I fratelli acconsentirono e diedero a Batradz un arco e una freccia.
Batradz li esaminò attentamente, poi disse ai sette ragazzi: «Non tirerò così, all’aria. Mettete i vostri sette berretti uno dentro l’altro: saranno il mio bersaglio. Se li faccio saltare, accordatemi un secondo colpo».

Gli orgogliosi figli di Buræfærnyg non si aspettavano davvero un buon risultato dal covacenere Batradz. Si scambiarono delle occhiate, sorrisero, e misero i loro berretti come egli aveva detto. Batradz mirò, e i berretti si sparsero in pezzettini.
I sette fratelli fecero la faccia scura, ma, fedeli alla loro promessa, accordarono a Batradz un secondo colpo.

«Ora, mettete come bersaglio le vostre tuniche – egli disse. – Se non le faccio saltare per aria, vi riporterò le vostre frecce gratuitamente per tutta la vita».
arciere-paint«Proviamo», si dissero i figli di Buræfærnyg, e posero come bersaglio le loro tuniche.
Batradz mirò e – tale sia la sorte del tuo nemico! – i brandelli di stoffa si sparsero a lungo, svolazzando come farfalle.
Furiosi, i ragazzi ripresero il loro arco e, con la testa bassa tra le spalle alzate, tornarono a casa. Quanto a Batradz, a piedi nudi, a testa nuda, come se niente fosse, tornò a casa fischiettando e rientrò con cautela nella sua stanza tenebrosa.

Chi sa quanto tempo passò?
Ma ecco che un giorno Buræfærnyg, di ritorno da una spedizione di un anno, volle offrire un gran banchetto. Da una valle fece venire una mandria di buoi, da un’altra valle un gregge di montoni. Tutte le bestie furono sgozzate e i Narti del Villaggio Basso si riunirono per il banchetto, un vero banchetto narto.
Quando ebbero abbondantemente mangiato e bevuto, Syrdon disse ai giovani: «Adesso andate a divertirvi, coi vostri archi e con le vostre frecce!».
E la gioventù del Villaggio Basso se ne andò a giocare.

Il gioco era nel pieno fervore quando, dal Villaggio Alto, arrivò Batradz coperto di cenere.
La gioventù ben pasciuta del Villaggio Basso gli disse, per canzonare: «Tira una freccia, ragazzo!».
Lui tirò, e la sua freccia non toccò il bersaglio.
I giovani Narti scoppiarono a ridere.
«Io non tiro su bersagli come quelli. Se volete che tiri, mettetemi come bersaglio le vostre frecce».
Essi disposero le loro frecce. Batradz mirò, e le frecce della gioventù del Villaggio Basso surreal-due-scoglinon furono più che trucioli minuti che ricadevano dal cielo come fiocchi di neve.
Quei giovani orgogliosi diventarono bianchi come morti. Batradz volse loro le spalle, si sedette per terra col mento tra le mani e canticchiò.

Uno dei ragazzi corse nella sala del banchetto e disse: «Un covacenere della famiglia degli Æhsærtæggatæ ha ridotto in trucioli le frecce della nostra gioventù!».
Per la sala corse un brivido. Syrdon si avanzò e gridò al gruppo dei più giovani: «Conducetelo qui e vedremo com’è!».
Andarono a invitare Batradz, ma quello non cambiò neanche la direzione del suo sguardo. Lo afferrarono per sollevarlo e non riuscirono neanche a muoverlo. Tornarono nella sala e riferirono il loro smacco.

Syrdon gridò: «Andate e ditegli: “Evidentemente è l’aroma del nostro liquore che ti ha attirato! Vieni, dunque, e ubriacati!”».
Batradz si risentì per l’offesa, ma inghiottì la collera ed entrò nella sala del banchetto.
Syrdon gli disse: «Voialtri Æhsærtæggatæ, quando vi si invita, non venite, e quando non vi si invita, sfondate le porte a colpi di testa!».

Questa volta il ragazzo non seppe trattenere la collera. Colpì tutti quelli che erano a portata di mano, slogando all’uno il braccio, all’altro l’anca.
Allora Buræfærnyg si alzò: «Poiché sei un così buon arciere – disse – laggiù, sulla riva del mare, i più abili dei nostri giovani hanno preso come bersaglio sette uova poste sull’altra riva. Va’ dunque a cimentarti con loro!».
Senza rispondere, Batradz andò sulla riva del mare, raggiunse i sette ragazzi, li salutò e disse: «Vengo da voi perché ho saputo che, da questa parte del mare, tirate su sette uova poste come bersaglio dell’altra parte».

riva-mare

Uno dei ragazzi gli diede una freccia e un arco. Batradz tirò, ma il suo dardo cadde proprio in mezzo al mare, e si burlarono di lui.
«Io non tiro a un bersaglio come quello – disse Batradz. – Mettete un ago sull’uovo e, se siete uomini, colpitelo!».
Misero un ago sull’uovo. I più abili giovani del Villaggio Basso tirarono, ma tutte le frecce passarono di fianco. Batradz tirò, e la sua freccia entrò nella cruna dell’ago.
Senza perdere tempo, Batradz impacchettò i sette ragazzi e andò a buttarli davanti all’assemblea del Villaggio Basso. Poi se ne tornò a casa, le mani dietro la schiena, fischiettando delle arie.

(Fonte: Dumézil, Il libro degli Eroi)