Apache White Mountain – Coyote ruba il tabacco al Sole

Un giorno Coyote Scaltro si mise in viaggio verso la dimora del Sole. Quando arrivò, il Sole non era in casa, ma c’era sua moglie.
«Dov’è mio cugino Sole?», domandò.
La moglie di Sole disse che era uscito e che non era ancora ritornato a casa. Ma, mentre coyote-Kapelalei parlava, Coyote notò la borsa del tabacco di Sole appesa a una trave della casa.
«Sono venuto per parlare e fumare con mio cugino – disse Coyote Scaltro. – L’aspetterò, ma tu intanto dammi del tabacco. Sole è mio cugino, e me lo darebbe volentieri».

Coyote stava parlando alla moglie di Sole, come si parla a una suocera. Lei gli porse la borsa del tabacco, e lui la usò per riempirsi la sua piccola borsa di pelle di daino. Poi nascose velocemente la sua borsa e si arrotolò una sigaretta. Aveva preso un bel po’ di tabacco di Sole, ma la donna non se n’era accorta.
Poi, quando ebbe finito di fumare la sigaretta, poiché Sole non era ancora tornato, Coyote disse: «Mio cugino oggi ritarda. Dopotutto, è meglio se me ne vado. Verrò a parlare e fumare con lui un altro giorno».
E partì verso casa.

Quando la sera Sole fece ritorno a casa, notò subito la sua borsa di tabacco vuota: «Chi è stato qui e se n’è andato?», chiese alla moglie.
«Qualcuno che ha detto di essere tuo cugino», rispose la donna e gli raccontò quanto era accaduto.
Sole si arrabbiò molto: «Lo prenderò quell’individuo», gridò.
Uscì fuori, andò dove aveva legato Cavallo Vento Nero, lo sellò e partì all’inseguimento di Coyote.

Cavallo Vento Nero sapeva volare e, quando correva, faceva un rumore simile a quello del fulmine. Cominciò a piovere, e la pioggia cancellò le tracce di Coyote. Sole però non si perse d’animo. Per sua fortuna, il ladro durante la fuga aveva continuato a fumare, di modo che Sole poté rimanergli alle calcagna seguendo le tracce di cenere della sua sigaretta.
Continuò a piovere, e ben presto il tabacco che Coyote aveva con sé cominciò a crescere. Presto mise le foglie e poi i fiori. Alla fine maturò e seccò, e il vento sparse i semi ovunque.
A quella vista Sole rinunciò a dare la caccia a Coyote e se ne tornò a casa.

tabacco-piantagione

Quando Coyote fece ritorno all’accampamento Apache dove a quel tempo viveva, tenne il tabacco tutto per sé e non volle offrirne a nessuno. La gente continuava a chiedergli una fumatina, ma lui rispondeva sempre di no.
Gli Apache tennero allora consiglio su come portar via il tabacco a Coyote, e decisero di far finta di dargli una moglie.
«Stiamo per darti una moglie», gli dissero.
Ma Coyote rispose: «State cercando solo di ingannarmi».
«No, non è vero – replicarono gli Apache. – Stiamo veramente per darti una sposa».

Costruirono per Coyote una nuova capanna di frasche, vestirono un ragazzo da donna e dissero al ragazzo di non lasciarsi toccare da Coyote sino a poco prima dell’alba. Poi prepararono un letto nella nuova capanna, e Coyote si sentì così soddisfatto che diede loro tutto il suo tabacco.
Verso l’imbrunire, il ragazzo vestito da donna si trasferì nella nuova capanna e si sedette accanto a Coyote.
Coyote l’Astuto era così eccitato che non si reggeva neanche in piedi; a stento, si trascinò Apache-fumafino al letto e: «Perché non vieni a letto anche tu? – chiese alla sposa novella. – Su, spicciati e vieni a letto!».

Il ragazzo però continuava a rimanere seduto dov’era, senza muoversi. Dopo un po’, poiché Coyote diventava sempre più impaziente, dovette tuttavia andare a coricarsi accanto a lui, ma non troppo vicino.
«Voglio che ti stringi a me», insistette Coyote e cercò di toccarlo.
Ma il ragazzo spinse via la mano di Coyote e disse: «Non farlo!».

Quella storia andò avanti tutta la notte – «Avvicinati!», «No, non voglio!», «Fatti toccare!», «Giù le zampe!» – fino a quando, poco prima dell’alba, Coyote fece un ultimo tentativo.
Allora si accorse che era un ragazzo. Con un urlo fece un balzo all’indietro: «Allontanati da me! – gridò. – Sta’ alla larga; sei un ragazzo, non una ragazza».
Poi Coyote si alzò, uscì dalla capanna e urlò alla gente: «Mi avete mentito. Non mi avete dato affatto una moglie. Restituitemi il mio tabacco!».
Ma per quanto forte urlasse, non glielo diedero.
Fu questo il modo in cui la nostra gente ottenne il tabacco per la prima volta.

***

Coyote-fuoco

Sole e Coyote sono «incompatibili». Si cercano, anzi da che mondo è mondo si danno la caccia, senza però mai raggiungersi.
La cosa non dispiace a Coyote, perché Coyote è a caccia, non di Sole però, ma del tabacco (che è lo «spirito») di Sole, e poiché Sole non glielo darebbe mai (Sole vorrebbe fumarselo tutto lui), Coyote va a casa di Sole quando Sole non c’è, quando Sole è fuori casa, impegnato a illuminare a giorno il Mondo.

Per avere accesso alla casa di Sole, non basta però che Sole sia assente: Coyote ci deve mettere dell’altro. Ci deve mettere un po’ di astuzia, e spacciarsi per chi non è, per un parente di Sole, per uno di quei «parenti acquisiti» di cui la Sposa di Sole può non essere a conoscenza, essendo essa stessa un’«acquisita» alla Parentela.
Dunque: Coyote deve dire d’essere quello che non è, e dirlo a chi, in assenza di Sole, può non sapere di lui. Solo a queste condizioni può attuare quel che ha da attuare: un «furto», il più «ermetico» degli atti – prendere cioè ciò che non è suo: attribuirsi quel tabacco, che è Attributo proprio ed esclusivo di Sole.

Se Coyote può reggere la sua parte solo in «assenza» di Sole, dal canto suo invece, Sole, il derubato, si trova nella situazione inversa. Sole è a caccia di Coyote in persona: per surreal-sun-margheritafargliela pagare, Sole ha bisogno della sua «presenza». Se Sole fa luce, è per porre fine all’«assenza» di Coyote.
Ma, cosa vuoi farci?, anche il suo è uno sforzo inutile. Sole e Coyote sono «incompatibili». Lo sono, perché giocano allo stesso gioco e devono perciò spartirsi la Scena, presentandosi a turno l’uno in assenza dell’altro – l’uno venendo a beneficiare di quest’assenza, l’altro invece ricevendone un danno.

C’è da credere: ogni sera che, al tramonto, rientra a casa, Sole non ci trova tutto quello che ci aveva lasciato al mattino. Qualcosa, durante il giorno, gli è stato trafugato. È così che accade ogni giorno: accade che a ogni alba Sole s’incammina per ridare, invano, la caccia al Ladro «notturno». A chi, fumando il suo tabacco, ha preso un po’ di «notte» dalla casa vuota di Sole e l’ha sparsa in giro per il Mondo.
A quell’ora, nel crepuscolo mattutino, in cielo ancora per un po’ si vedono le «ceneri» delle stelle che vanno poco a poco spegnendosi. Sono le sole tracce del ladrone: è una buona pista da seguire, e Sole lo sa. Sole sa che è di là che Coyote è scappato.

Solo che, quando il cielo diventa, tutto quanto, una piantagione di tabacco – quando cioè dalla fioca luce di quelle scintille tutto il cielo si accende – Sole non può più farci nulla: dove Sole proietta la sua luce e fa spuntare le piante di tabacco, Coyote mancherà sempre all’appello.
Perché Coyote agisce solo nell’ombra. Coyote agisce solo nell’assenza di luce.
Non cercarlo dunque alla luce [della lingua] del Giorno, perché come Sole lo faresti solo scappare di là. Coyote correrebbe subito a nascondersi nella sua «notte». Nel suo «pezzo» di «luce nera».

Coyote non ha niente di suo, Coyote ha solo la sua «astuzia», ha solo la furbizia di starsene nascosto nella sua propria [fumata] nigredo.
Apache-capo-coyoteCoyote, per sopravvivere in questa sua oscura Tana, esce di tanto in tanto. Esce, per andare dove, se ovunque egli vada, è a rubare la roba dell’Altro?
Coyote inganna, dice le bugie, e ruba – come tutti i bambini – per farsi un mondo tutto suo. Per avere un suo «segreto».
Se invece di nascondersi, si mostrasse – Coyote ne morirebbe.

Ma una volta che la piantagione di Tabacco si è estesa a tutto un mondo [linguistico], Coyote non è più il solo a ingannare.
Se può parlare agli Apache, è perché anche gli Apache parlano la lingua delle astuzie e degli inganni.
Ora, Coyote che, in un mondo che, da che mondo è mondo, una sposa tutti ce l’hanno, tranne lui, come potrà meglio essere ingannato, se non dandogliene una sessualmente incommestibile in cambio della roba che ha rubato?

Coyote non è che il Primo Anello (significativo) di una Catena d’imbrogli e di furti che minaccerebbe d’essere illimitata, e di sicuro lo sarebbe, se gli Apache non la «chiudessero» simbolicamente, prendendo su di sé il Tabacco – caricandosi cioè del peso di un Cibo incommestibile, che è l’esatto opposto del Miele.
Non è fatto di luce, come il Miele – è fatto di Tenebra.
Non è un «nutrimento naturale», un Seducente di natura, un Bello come Mamma l’ha fatto – è un «tossico inutile». Non è antecedente alla tecnica di accensione del fuoco e, dunque, alla «cottura» – ma al di là della Cucina. Il Tabacco cresce nell’Inconscio, e brucia nelle «ceneri» della Cultura.

Noi Apache fumiamo perché abbiamo avuto l’astuzia di ingannare Coyote l’Astuto. Fumiamo solo a questa condizione. D’averlo ingannato, e di sapere di averlo fatto.
E cosa ci guadagniamo?
Nient’altro che ciò che Coyote ha rubato al Sole.
E cosa Coyote ha rubato al Sole?
Ha rubato lo «spirito» del Tabacco: un tabacco che, fumato strada facendo, ha fatto spuntare un Mondo delle Idee a disposizione di tutto un popolo di fumatori.
Ecco cosa ci guadagniamo a fumare: un mondo immaginario, una filosofia su cui non cade mai un raggio di Sole.