von Franz – Abbasso la perfezione!

L’anima bisbiglia all’uomo: ciò che è bello è anche buono nel senso platonico della kalagathía.
Uno dei maggiori problemi dell’uomo risiede nella sua incapacità di amare una donna brutta. Non riesce a separare il sentimento dall’estetica.
Si narra di un uomo che, non riuscendo a decidersi fra due donne, l’una bella, l’altra Chagall-gattobrutta ma meravigliosa cantante, dopo una lunga lotta interiore sceglie la brutta; la prima mattina della luna di miele al risveglio egli comincia a scuoterla dicendo: «In nome di Dio, canta!».

È un terribile problema dell’anima, perché l’uomo sente che la bellezza è divina e affine al bene; mentre bruttezza e malvagità vanno insieme.
L’anima dell’uomo oggi è in gran parte ancora simile a quella della tarda antichità. Identificare i più alti valori con la «bellezza» conduce a una sorta di estetismo, inadeguato alla vita perché questa presenta sempre e in ogni senso una coppia di opposti, è bella ma anche brutta, e ambedue i poli appartengono alla realtà.
Inseguire solo la bellezza e l’estetica, e proprio nelle loro forme superiori, è una sorta di hybris, d’inflazione; denota un atteggiamento irrealistico che consente all’anima di esercitare una particolare seduzione sull’uomo.

Non esiste in natura eterna bellezza; si alterna sempre a bruttezza e a orrore, e lo stesso vale per la nostra vita.
Nei ching per esempio, si narra che una volta Confucio si trovò a passare per il ventiduesimo esagramma, l’Avvenente, e si sentì a disagio quando, cercando una risposta per una questione importante, tirò questo segno, perché l’estetica non rappresenta una risposta adeguata a molte questioni vitali.

Abbiamo oggi un atteggiamento esageratamente estetico verso la religione. Le chiese, le effigi sacre, le musiche devono essere sempre bellissime, altrimenti – si ritiene – ciò dispiacerebbe a Dio. E si considera improprio tutto ciò che è sporco, brutto e disarmonico.
Ciò prova quanto siamo ancora preda di questo pregiudizio.
E ci meravigliamo se alcuni dei nostri adolescenti, tutti sporchi e sudati, si abbandonano a danze propriamente religiose nelle cantine; eppure si tratta di esperienze più profonde di quelle che si fanno nelle nostre chiese così linde e pinte!

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I Cinesi, un popolo di profonda cultura e di gusti raffinati, sono sempre stati affetti da estetismo e per compensarlo sono ricorsi a un mezzo, certo un espediente, che mi pare molto significativo: nei tempi migliori delle dinastie Han, Sung e Ming, quando sorsero i grandi capolavori, l’artista nel creare un vaso o un recipiente di bronzo, commetteva un piccolo errore – un graffio o uno schizzo di colore sbagliato – affinché l’opera non fosse perfetta.

Nel senso più profondo della parola qualcosa di perfetto è in realtà imperfetto. Deve contenere gli opposti e per essere perfetto deve essere un po’ asimmetrico.
Ma noi identifichiamo sempre i nostri massimi valori con quelli estetici.
Solo nell’arte moderna gli artisti hanno tentato di non cadere nella trappola estetica. Nelle loro opere intendono combattere un falso estetismo e mostrare la «nuda verità».

(von Franz, L’asino d’oro)