Pu Sung-Ling – Il vino dell’amicizia

pescatore-cinese

Un pescatore di nome Hsü costruì la propria casa fuori della Porta Settentrionale di Tzu, nella provincia che attualmente si chiama Shantung.
Ogni sera prendeva con sé del vino per berlo mentre pescava sulla riva del fiume, e ogni volta ne versava un poco sul terreno «affinché gli spiriti di coloro che erano annegati nel fiume potessero avere un sorso di vino anche loro». Generalmente, quando gli altri pescatori non avevano pescato un bel nulla, Hsü tornava a casa con la cesta piena.

Una sera, mentre Hsü trincava tutto solo, si avvicinò un giovane che prese a camminargli intorno, avanti e indietro. Hsü gli offrì da bere e munificamente spartì con lui la sua brocca di vino.
Era una notte deludente, tuttavia, perché Hsü non aveva ancora pescato un solo pesce.
«Discenderò la corrente – disse il giovane – e manderò su i pesci per voi».

Detto fatto, subito si alzò, e si allontanò rapido e leggero che sembrava non toccasse terra.
In brevissimo tempo ritornò e disse: «Sta arrivando una bella frotta di pesci».
E in verità, Hsü poté udire un gran coro di spruzzi e di sciacqui, come se i pesci, cina-pescinell’avvicinarsi, saltassero per acchiappare insetti. Il pescatore tirò su la rete e ne prese un bel po’, tutti grossi e lunghi almeno un piede.

Tutto contento, Hsü ringraziò il giovane e si avviò verso casa, ma subito tornò indietro per offrire un po’ di pesce al suo benefattore.
Questi rifiutò garbatamente, dicendo: «Ho spesso gustato il vostro delizioso vino: non è il caso che mi ripaghiate per la mia insignificante assistenza. Piuttosto, se non rifiutate la mia compagnia, mi piacerebbe che diventasse una consuetudine».
«Abbiamo trascorso insieme soltanto una sera – rispose Hsü. – Che cosa intendete, dicendo di aver gustato spesso il mio vino? Quanto al resto, sarà un piacere ricevere le vostre visite, benché tema di non aver niente per ripagare la vostra bontà». Poi chiese al giovane il suo nome.
«Io sono Wang – fu la risposta – ma non ho prenome. Potete chiamarmi Liu-lang, ovvero Sesto nato».

L’indomani Hsü vendette il pesce e comprò altro vino. La sera, quando giunse alla riva del fiume, il giovane era già là ed ebbero il piacere di bere insieme ancora una volta.
E ancora una volta, dopo che la brocca fu passata ripetutamente dall’uno all’altro, il giovane corse via, per andare a dirigere i pesci verso Hsü.

Le cose andarono avanti in questa piacevole maniera per sei mesi; poi un giorno, di punto in bianco, Liu-lang annunciò a Hsü: «Da quando ebbi l’onore di fare la vostra conoscenza, siamo divenuti più intimi dei parenti più stretti. Ma il giorno di separarci è venuto». La sua voce era piena di tristezza.
Hsü ne chiese il motivo, sorpreso. Il giovane cominciò più volte a parlare, più volte s’interruppe, poi finalmente disse: «Data la nostra amicizia, il motivo per cui dobbiamo separarci vi colpirà fortemente; ma non credo di far male a dirvi la pura e semplice verità. Io sono un fantasma e ho sempre avuto un debole per il vino. Morii annegato durante una sbornia e sono rimasto qui per anni. Voi avete sempre pescato più pesci di chiunque altro, perché c’ero io a dirigerli verso di voi, in ringraziamento delle vostre offerte di vino. Ma domani scade il tempo che dovevo trascorrere qui, secondo il mio karma, per vivere un’altra vita sulla terra. Questa serata è tutto quanto ci resta da condividere, ed è difficile non sentirsi tristi».

cina-tristezza

Sulle prime Hsü fu spaventato; ma erano stati amici così a lungo, che la paura non tardò a svanire.
Egli sospirò riflettendo sulle straordinarie notizie, poi versò da bere e disse: «Liu-lang, bevete questa coppa e non disperatevi. Che le nostre vie debbano dividersi è certo motivo di rammarico; ma che il destino del vostro karma sia compiuto, ed esaurito il tempo della vostra sofferenza, questo è motivo di gioia, non di dolore».
E bevvero insieme un lungo sorso di vino.
«Chi vi sostituirà?», domandò poi Hsü.
«Lo vedrete da questa riva. A mezzogiorno una donna annegherà attraversando il fiume; sarà lei a sostituirmi».
Quando i galli del villaggio chiamarono l’alba col loro canto, i due bevitori si separarono, non senza lacrime.

Il giorno seguente, Hsü si mise ad aspettare sulla riva del fiume.
Giunse una donna con un bimbo fra le braccia, entrò nell’acqua, e vi sprofondò. Subito la cina-madonna-bambinodonna sospinse il bimbo sulla sponda, poi prese a gridare, agitandosi disperata nella corrente.
Più volte scomparve sott’acqua e riemerse alla superficie, e finalmente riuscì a issarsi sulla sponda, affannata e grondante. Si fermò un poco per riprendere fiato, poi raccolse il bambino e se andò.

Mentre la donna stava per affogare, l’impulso di Hsü era stato quello di lanciarsi a salvarla; si era trattenuto dal farlo ricordando che era suo destino prendere il posto di Liu-lang; ora, tuttavia, vedendo che si era salvata ugualmente, cominciò a dubitare di quanto Liu-lang gli aveva raccontato.
Quando scese il crepuscolo, Hsü andò a pescare al solito posto, ed ecco che il suo amico tornò, e gli disse: «Eccoci di nuovo insieme; non occorre più che ci separiamo».
E quando Hsü gliene chiese il motivo, Liu-lang spiegò: «Quella donna aveva già preso il mio posto, ma il bimbo che aveva tra le braccia mi ha fatto una gran pena. Non potevo sopportare che due creature perissero per il bene di una, e così li ho risparmiati. Ora non so più quando sarò sostituito, quindi sembra che il nostro fraterno sodalizio possa continuare».
Profondamente commosso, Hsü sospirò: «Tanta umanità di cuore, l’Altissimo nei Cieli dovrebbe vederla».

Così ritrovarono, dunque, il piacere della reciproca compagnia; ma parecchi giorni più tardi, Liu-lang venne di nuovo a congedarsi.
Hsü immaginò che avesse trovato un altro sostituto, ma Liu-lang disse: «Non è così. Il mio pensiero compassionevole per la donna che stava annegando è arrivato effettivamente in cielo; e per premio, mi è stata assegnata la condizione di divinità locale della città di Wu, nella contea di Chauyuan. Assumerò il mio incarico domani. Ricordate, vi prego, la nostra amicizia, e venite a trovarmi. Della lunghezza o della difficoltà del viaggio non dovete preoccuparvi».

cina-viandante

«Che grande conforto avere per divinità una persona giusta come voi – disse Hsü. – Ma non ci sono strade che colleghino gli uomini e gli dèi! Anche se la distanza non mi fa paura, come potrò cavarmela?».
«Semplicemente, mettetevi in viaggio. Non datevi pensiero di null’altro», replicò il giovane. E dopo aver ripetuto il suo invito, se ne andò.

Hsü tornò a casa, fece i suoi preparativi, e si mise in viaggio senza badare ai commenti ironici di sua moglie: «Vorresti viaggiare per centinaia di miglia? – sogghignò la donna. – Ammesso che quel posto esista davvero, non credo che potrai far conversazione con un idolo d’argilla!».
Hsü non rispose. Partì, ed effettivamente raggiunse la contea di Chauyuan, dove apprese che esisteva davvero una cittadina di nome Wu.
Si avviò in quella direzione e durante il tragitto si fermò a una locanda per chiedere dove fosse il tempio.

«Per caso – chiese il locandiere, piacevolmente sorpreso – il nome del nostro ospite sarebbe Hsü?».
«Per l’appunto – disse Hsü. – Ma voi come lo sapete?».
Il locandiere si allontanò bruscamente, senza dare alcuna risposta. E di lì a poco, una cina-osteriamoltitudine eterogenea si avvicinò, circondando Hsü come una muraglia. Molti uomini avevano con sé i loro bambini e le donne facevano capolino dagli usci delle case.
Con grande stupore di Hsü, la folla annunciò: «Molte notti or sono, facemmo un sogno nel quale la nostra divinità ci disse che presto sarebbe arrivato un amico di nome Hsü, e che avremmo dovuto offrirgli un contributo per le spese di viaggio. Da allora vi abbiamo atteso rispettosamente».

Tutto meravigliato, Hsü si recò al tempio per i dovuti sacrifici.
E così pregò: «Da quando ci separammo, il mio pensiero ha dimorato in voi notte e giorno. Vengo da lontano per tener fede al nostro patto, e voi mi avete favorito, e insieme commosso, preannunciando il mio arrivo alla gente del luogo. Sono imbarazzato di non avere doni confacenti da offrirvi; ho portato con me solo una fiasca di vino: se lo ritenete accettabile, beviamo insieme, come eravamo soliti fare sulla riva del fiume».
Conclusa la sua preghiera, bruciò della carta moneta e una folata di vento di levò da dietro l’altare. Il fumo turbinò d’intorno per un po’, quindi si dissolse.

Quella notte Liu-lang, alquanto diverso di aspetto nel suo nuovo abbigliamento riccamente adornato, entrò nei sogni di Hsü e gli espresse il suo apprezzamento con queste parole: «Mi commuove fino alle lacrime che siate venuto da così lontano per vedermi; ma non posso incontrarmi con voi direttamente, a causa della mia condizione immateriale. È triste, per me, essere così vicino ai viventi, eppure così lontano. La gente del luogo vi offrirà qualche modesto presente, in memoria della nostra passata amicizia; e in qualunque momento decidiate di tornare a casa, io vi accompagnerò personalmente».

Hsü trascorse ancora qualche giorno nella città di Wu, poi cominciò a prepararsi per ripartire. Gli abitanti del luogo cercarono di trattenerlo più a lungo, invitandolo cina-cetracaldamente a partecipare a molte giornate di festa in suo onore, presso ospiti diversi.
Ma Hsü era ormai determinato a tornare a casa, e allora ciascuno s’insegnò a superare se stesso in generosità, tanto che nello spazio di una mattinata le borse di Hsü si riempirono di doni. Infine gli anziani e i giovani lo scortarono fuori dell’abitato e uno strano turbine di vento lo seguì per tre o quattro miglia.

A quel punto, Hsü s’inchinò ripetutamente.
«Abbiate cura di voi, Liu-lang – disse – e non datevi la pena di accompagnarmi più lontano. Con il vostro cuore così sensibile e così pieno d’amore, farete gran bene a questa popolazione, senza il consiglio dei vecchi amici».
Ancora per un poco il vento turbinò d’intorno, poi cadde. E anche gli abitanti di Wu, commentando con meraviglia i fatti ai quali avevano assistito, tornarono alle loro case.

Quando Hsü arrivò al suo villaggio, trovò tanto migliorate le condizioni della sua famiglia, che non ebbe più bisogno di andare a pescare.
In seguito, viaggiatori provenienti dalla contea di Chauyuan gli raccontarono che la loro divinità locale operava miracoli ed era diventata famosa.

L’Archivista delle Cose Strane dice: «Raggiungere le più alte mete della propria ambizione, senza dimenticare gli amici del tempo in cui fummo poveri e umili: questo fu ciò che fece di Wang Liu-lang un dio. Ma quanti, fra i nobili e i grandi, riconoscono dall’alto della loro carrozza colui che porta ancora un cappello di bambù?».

(P’u Sung-Ling, Liao-Chai)