Caucaso – La nascita di Batradz

Hæmyts visse con quella creatura, che di giorno stava in una pelle di rana, e la notte ne usciva. Andava pazzo per sua moglie e la portava con sé dappertutto.
Una volta, dovendo andare nella Grande Piazza dei Narti, le disse: «Figlia dei Bytsæntæ, donna-ranocchioti porto all’assemblea dei Narti, è deciso!».
«Non farlo – lei supplicò – altrimenti non ti servirò più a nulla!».
Hæmyts non diede ascolto alla moglie, se la mise in tasca e andò all’assemblea.

Non era quella la prima volta che Syrdon si compiaceva nel fare del male ai Narti. Indovinò che Hæmyts aveva portato sua moglie in tasca e, senza perder tempo, provocò i giovani Narti.
«Battetemi!», disse loro.
Finirono per batterlo.
Subito egli gridò: «Aha! Narti, muoia il migliore di voi! I giovani battono gli anziani e gli anziani si portano la moglie in tasca! Ma dove siamo, vecchi Narti? In una assemblea di uomini o in una assemblea di donne? Abbiamo perduto l’onore, la tradizione si è perduta … Guardate Hæmyts! Ha portato la figlia dei Bytsæntæ alla grande assemblea degli illustri Narti!».

Come poteva Hæmyts non scoppiare? Si alzò e tirò nel petto di Syrdon un tal pugno che l’astuto compare si trovò svenuto, i piedi in aria, a vomitare grumi di sangue.
Pieno di collera, Hæmyts tornò a casa.
Fu per sentire da sua moglie queste parole: «Non ti avevo forse detto di non portarmi tra quella gente? Ma non mi hai ascoltato. E adesso eccoci nella disgrazia, tu e io. Dopo il rimprovero che ci hanno fatto, non è più possibile che io viva con te. Perciò riportami dove mi hai presa».

Cosa poteva fare Hæmyts? La riportò fino alla porta dei Bytsæntæ.
Là, lei gli disse: «Era mia intenzione farti tre favori, ma non ho avuto tempo che per uno. La mia e la tua pena ricadano su colui che ha causato tutto ciò! Ascoltami bene: da te, si è formato in me un germe maschio. Se avesse potuto succhiare il mio latte, sarebbe stato senza rivali al mondo, la spada non l’avrebbe scalfito, la freccia non l’avrebbe trafitto. Ma, ahimé … Volgimi le spalle e, con un soffio, ti trasmetterò l’embrione».

principe-rana

Hæmyts rifiutò: «Se ti devo perdere, che bisogno ho di un figlio?».
«Non posso tenerlo con me».
Allora Hæmyts le offrì le spalle e la figlia dei Bytsæntæ soffiò. Tra le spalle si formò un accesso.
«Racconta tutto a Satana – concluse la donna. – Ti dirà lei quando sarà tempo di aprire l’ascesso».
Poi, discese tra i suoi parenti. Hæmyts rientrò, la testa bassa tra le spalle alzate, e raccontò tutta la storia a Satana.

Satana contò i giorni e i mesi. E quando fu giunto il termine, aprì l’ascesso di Hæmyts.
Un fuoco rosso passò … era – la metà superiore in semplice acciaio, la metà inferiore in acciaio di Damasco – un bambino che schizzava fuori e andava a cadere in mezzo al mare!
La bella acqua blu non fu che un nuvola al di sopra del fondo prosciugato. Poi la nuvola si raffreddò e ricadde in pioggia riempiendo il mare e facendolo perfino straripare.

Il ragazzo crebbe in fondo al mare. In un mese, era cresciuto come crescono in tre anni i bambini i comuni. In fondo al mare gli diedero un nome: Batradz figlio di Hæmyts.
bambini-dadi-PompeiD’inverno, i bambini dei Narti andavano a giocare agli astragali sulla superficie ghiacciata del mare. Batradz allora fendeva il ghiaccio e saliva a giocare con loro. Vinceva sempre. Una volta che aveva preso loro fino all’ultimo astragalo, i bambini ritornarono, tutti tristi, a sedersi nella Grande Piazza.

«Perché siete così tristi?», chiesero i Narti.
«Come potremmo non esserlo? Dal mare viene fuori un ragazzo grande come noi e in tutto simile a noi e ci vince i nostri astragali».
Satana capì che era il figlio di Hæmyts. I Narti pensavano a come potessero riportarlo sulla terra, ma non trovarono niente. Del resto, il piccolo non si mostrava più.
Si rivolsero a Satana: «Che facciamo? In qual modo tirarlo fuori dal mare?».
«Bisogna fare così – rispose lei. – Portate il nostro vecchio sulla riva, lavategli la testa e rasatela. Il ragazzo uscirà, molto stupito: mai ha visto rasare una testa. Proponetegli allora di rasare la sua. Accetterà. Rasatelo e gettate i suoi capelli nell’acqua. Dopo di che, non ci tornerà più».

I Narti portarono Uryzmæg sulla riva, lo fecero sedere, gli lavarono la testa e si misero a rasarlo.
Il bambino difatti uscì dall’acqua, tenendo in mano due buoi coi quali giocava come fossero palle. Si interessò all’operazione e, geloso di Uryzmæg, si fece rasare la testa.
Seguendo le istruzioni di Satana, i Narti gettarono i suoi capelli nell’acqua. Quando fecero ritorno, Batradz li seguì fino al villaggio. E da allora visse lì.

(Fonte: Dumézil, Il libro degli Eroi)

***

Botticelli-Venere-capelli-large

Il Racconto parla da sé.
La sposa «prodigiosa» non può più restare. Hæmyts ha rotto il patto che lo vincolava a tenerla «segreta». Ha voluto metterla «in piazza», e tanto basta a farla sparire. Ha voluto portarla nel Discorso Pubblico, ed ecco la costringe a svanire. Vittima dell’incantesimo che di giorno, agli occhi di tutti, la fa apparire «rana», Lei solo al riparo dell’oscurità della Notte poteva rimanere accanto al suo (indegno) sposo.

Il Racconto dice che però, dei «tre favori» che avrebbe potuto fare, dei tre «doni magici» che le erano «possibili», uno almeno potrà essere «realizzato». Per ora, è solo un germe, appena un embrione. Non sarà la Rana a portare a termine la gravidanza, ma se Hæmyts offrirà la spalla – qualcuno nascerà. Un frutto ci sarà, se la Strega, Satana, farà bene i conti delle lune.
Nascerà un figlio extra-uterino. Come Dioniso nella coscia di Zeus, così Batradz starà nella spalla di Hæmyts. E quando sarà nato, sarà il mare ad accoglierlo. Sarà allevato in surreal-foto-chiavefondo al mare – nel più intimo degli abissi di Oceano. Nelle più oscure profondità del Racconto.

Anche di Maui si dice (siamo saltati in Oceania) che fu allevato dalle alghe del mare. Che la Madre l’aveva abbandonato alle onde del Caso, gettandolo via, inutile, assieme a un nodo dei suoi capelli.
Il mare … i capelli … ecco un «nodo» duro da sciogliere. Per l’intanto, è certo che, una volta «rasato», Batradz perde il suo «domicilio» marino, e deve arrangiarsi a vivere nel «villaggio» dove si parla la lingua che disprezza sua Madre. Come è certo che Sansone perde le sue forze, e lo stesso Visnu abdica ai suoi poteri magici – quando gli cadono i capelli.

Non è il solo «nodo» destinato a rimanerci irrisolto.
Forse, solo chi ancora nuota in quel mare potrebbe dirci qualcosa. Il guaio è però che non parla la nostra lingua. Parla la lingua del Mare.
E nella lingua del Mare, forse, ogni «geroglifico» è un capello sottile come il ponte che unisce l’Inconscio ai Segni del suo rebus. Ciascun capello, forse, è il filo di un’Arianna a ogni Segno diversa.
Forse Tristano così si perse: a contare i colori della chioma d’Isotta.