Kierkegaard – L’angoscia è la possibilità della libertà

Elimina l’angoscia, e puoi anche chiudere le chiese e farne delle sale da ballo.
(Lutero)

In una favola del Grimm si racconta di un ragazzo che andò in cerca di avventure per imparare a sentire l’angoscia.
Lasciamo andare quell’avventuriere senza domandare in quale modo egli per la strada potesse imbattersi nel terribile. Vorrei dire, però che questo – cioè l’imparare a sentire l’angoscia – è un’avventura attraverso la quale deve passare ogni uomo, affinché egli non P2722.tifvada in perdizione, o per non essere mai stato in angoscia, o per essere sprofondato in essa; chi invece sentì l’angoscia nel modo giusto, ha imparato la cosa più alta.

Se l’uomo fosse soltanto un animale o soltanto un angelo, non potrebbe provare l’angoscia. Ma poiché è una sintesi [di entrambi], l’uomo può sentire l’angoscia, e quanto più l’angoscia è profonda, tanto più grande è l’uomo. Non si tratta qui dell’angoscia come di solito è intesa, l’angoscia di ciò che è esteriore, l’angoscia di ciò che è al di fuori dell’uomo; si tratta dell’angoscia che l’uomo stesso produce nel suo intimo.

È secondo questo significato che bisogna intendere le parole del Vangelo quando in esso si dice che Cristo era angosciato fino alla morte (Matteo, 26: 38) e quando si dice ciò che egli disse a Giuda: «Ciò che devi fare fallo presto» (Giovanni, 13: 27). Nemmeno quelle parole terribili, che angosciarono lo stesso Lutero quando su di esse predicava, «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo, 27: 46), nemmeno queste parole esprimono con tanta forza il dolore come quelle che abbiamo ricordato. Queste ultime infatti esprimono la situazione nella quale Cristo già si trova, mentre le prime invece indicano un rapporto con una situazione che ancora non si è realizzata.

L’angoscia è la possibilità della libertà. È soltanto questa angoscia che, attraverso la fede, ha la potenza di educare e di formare l’uomo in modo assoluto, in quanto distrugge tutte le finitezze e smaschera tutte le illusioni.
E nessun grande inquisitore tiene pronte torture così terribili come l’angoscia; nessuna spia sa attaccare con tanta astuzia la persona sospetta, proprio nel momento in cui è più debole, né sa preparare così bene i lacci per accalappiarla come sa l’angoscia; nessun giudice, per sottile che sia, sa esaminare così a fondo l’accusato come l’angoscia che non se lo lascia mai sfuggire, né nel divertimento, né nel chiasso, né sotto il lavoro, né di giorno né di notte.

Colui che è formato dall’angoscia è formato dalla possibilità, e soltanto chi è formato dalla possibilità è formato nella sua infinità.
Sutherland-infinitoPerciò la possibilità è la più importante e la più pesante di tutte le categorie. Veramente è il contrario che si sente spesso dire, e cioè che è la realtà che è pesante, mentre la possibilità è leggera.
Ma chi sono coloro che fanno questi discorsi? Sono uomini disgraziati che mai hanno saputo che cos’è la possibilità e, avendo la realtà dimostrato che non sono buoni a nulla e che non saranno mai buoni a nulla, si sono rifatti a furia di menzogne una possibilità che già è stata, e che sembrava allora piena di fascino e di bellezza, mentre non era, nel caso migliore, se non un po’ di presunzione giovanile di cui forse sarebbe meglio vergognarsi.

Comunemente quando si parla di possibilità in questo senso e si dice che è tanto leggera, la si intende come possibilità di fortuna o di felicità o di qualcosa di simile. Ma la possibilità non è nulla di tutto questo, perché, così intesa, non è che una falsa invenzione degli uomini da loro artificialmente imbellita perché, nella loro corruzione, possano avere almeno una ragione di lamentarsi della vita e della Provvidenza, oppure un modo di darsi importanza ai propri occhi.
No, nella possibilità tutto è ugualmente possibile, e chi fu realmente educato attraverso la possibilità, ha compreso tanto il lato terribile quanto quello piacevole.

Se uno esce dalla scuola della possibilità sapendo, meglio di quanto un bambino sappia il suo abbiccì, che egli dalla vita non ha assolutamente il diritto di pretendere nulla, e che il lato terribile, la perdizione, l’annientamento, abita porta a porta con ogni uomo, se ha tratto profitto dall’esperienza dell’angoscia, di cui si angosciava e che ha continuato ad angosciarlo, egli darà un’altra spiegazione della realtà.
Egli loderà la realtà anche quando pesa nel modo più terribile sopra di lui e dirà che è molto più leggera di quanto non fosse la possibilità. È solo in questo modo che la possibilità può educare e formare.

La finitezza e le condizioni finite in cui è assegnato all’individuo il suo posto, siano esse piccole e comuni o di importanza storica, lo formano soltanto in modo finito. Si può sempre ingannarle, sempre manipolarle e farne tutt’altra cosa, sempre mercanteggiare, sempre svignarsela in un modo o nell’altro, sempre impegnarsi ma non fin in fondo, sempre evitare d’imparare da loro qualcosa come un principio di valore assoluto.
Per imparare in maniera assoluta l’individuo deve avere di nuovo in sé la possibilità, e trovare da sé ciò da cui deve imparare.

(Kierkegaard, Il concetto dell’angoscia)