Marais – Il richiamo «linguistico» della Regina

Ho già detto che, non appena si è tolta le ali, la regina volante lancia nell’aria un segnale, in risposta al quale arriva, sempre volando, un maschio. Non dissi in che cosa consistesse esattamente questo segnale, perciò voglio parlarne adesso.
Ma prima di cominciare, occorrerà fare una lunga premessa. Il lettore curioso, tuttavia, non dovrebbe dispiacersene, perché sono certo che anche questa premessa desterà il suo termitaio-gigainteresse. Per capire il linguaggio degli animali, se ne deve anzitutto imparare l’abbiccì; ma molto più importanti sono le cose che si devono disimparare. Perciò cominceremo dall’inizio.

Un individuo, di qualsiasi specie animale, che voglia comunicare con un altro, da una certa distanza, può servirsi di uno di questi tre tipi di segnali: colore, odore o suono. È qui che dovete cominciare a disimparare.
Se pensate al colore, all’odore e al suono nei termini in cui li percepisce l’uomo, allora vi smarrirete prima di cominciare il viaggio.
Fate attenzione. C’è un tipo di termite che manda continuamente segnali per mezzo di suoni. Se avete dormito qualche volta in una casa dove queste termiti sono al lavoro, conoscete bene quel suono. È un rapido tic-tic-tic. Potete anche sentirlo se fate calare un microfono attraverso un foro praticato nel termitaio. Noterete facilmente, non solo che le termiti fanno questo rumore, ma che a una certa distanza ci sono altre termiti che lo sentono, e reagiscono immediatamente attraverso certi comportamenti.

Prendete una o più di queste termiti che emettono segnali e fatene lo studio anatomico al microscopio.
Che cosa vedrete? Non troverete la minima traccia o indizio di una qualsiasi specie di organo uditivo, e neanche il tipo più primitivo di orecchio; neppure un solo nervo che possa in qualunque modo essere sensibile a ciò che noi chiamiamo suono. Non scopriremo nulla, e lo stesso vale per quel che riguarda il colore e l’odore. Le termiti usano, senza alcun dubbio, sia il colore sia l’odore come mezzi di segnalazione, ma di nuovo cercheremo invano un qualsiasi organo che assomigli a un occhio.

Non c’è neanche la più leggera macchiolina di pigmento che possa dare l’idea di un occhio rudimentale. Le termiti sono completamente cieche, eppure sono sensibili a un raggio di luce indiretta molto al di sotto della soglia della percezione dell’occhio umano. Voglio dire che le termiti possono riconoscere una luce molto diffusa che non le raggiunge direttamente, e che un occhio umano non potrebbe percepire. Ciò può essere termite-disegno2provato sperimentalmente.
Per quel che riguarda poi un qualsiasi organo dell’odorato, anch’esso sembra mancare completamente.

Esaminiamo adesso un altro tipo d’insetto, il nostro caro piccolo coleottero detto toktokkie, il quale ci farà fare più di un passo sulla strada che ci siamo prefissati di percorrere, e ci aiuterà molto a capire il segreto.
Se volete imparare a conoscere bene il toktokkie, e anche a imparare la sua lingua, dovete addomesticarlo. Deve essere così abituato alla vostra presenza, che anche quando si accorge improvvisamente di essere osservato continui a comportarsi come sempre.
È molto facile da addomesticare, almeno quello dall’addome grigio, e impara a conoscere e a voler bene al suo maestro; sapete di quale parlo: di quello piccolo, liscio, dalle zampe chiare, non di quello dal dorso ruvido.

C’è forse un ragazzo sudafricano che non abbia visto un toktokkie, né l’abbia sentito fare toc-toc-toc?
Ci capita all’improvviso sotto gli occhi, in una strada di campagna o sull’orlo di una strada. Se non si prende uno spavento e non cade morto per terra, con le zampe rigide – morto come il più morto dei toktokkie che vivono in questo mondo – allora lo vedrete picchiettare e, naturalmente, lo sentirete anche.
Si guarda in giro, in cerca di qualche oggetto duro, un pezzo di terra o un sasso, e si mette a picchiettarvi sopra con l’ultimo segmento del corpo: tre, quattro, quattro, tre.

radiolondra

Questo è il suo alfabeto Morse. Poi rimane in ascolto per qualche istante, girandosi rapidamente di qua e di là. Il suo comportamento è buffamente umano. Tutto il suo corpo diventa un animato punto interrogativo.
Potete quasi capire quel che dice: «Sono sicuro di aver sentito il suo picchiettio! Lei dove sarà? Ecco, lo sento di nuovo!».
Risponde con tre colpi secchi, poi si mette a correre in fretta, per un metro o due. Ripete quindi il segnale, per orientarsi meglio, e continua così, finché alla fine arriva accanto alla sua bella.

Se studiate il comportamento di molti toktokkie, nel periodo dell’accoppiamento, vi capiterà a volte di doverne seguire qualcuno per una distanza incredibile in direzione del segnale di risposta. E questo segnale lo può sentire da una distanza tale che il suono diventa assolutamente impercettibile all’orecchio umano.
A questo punto non può non destare l’interesse dello psicologo. Osserviamo l’insetto più da vicino. Anche in questo caso, non troviamo al microscopio nessuna traccia di orecchio, nessun nervo o complesso di nervi che fungano da organo dell’udito. Nonostante ciò, quando parliamo del comportamento del toktokkie, usiamo ancora le parole suono e udito!

Portiamo adesso in laboratorio i nostri toktokkie addomesticati. Il laboratorio è uno spiazzo di terreno naturale o un giardino abbastanza ampio.
L’osservatore scoprirà subito che il toktokkie è uno degli insetti più creduloni. Quando è Crali-surreal-suonodominato dal desiderio sessuale, crederà qualsiasi cosa gli vogliate far credere. Con l’unghia di un dito battete su una pietra – usando il suo alfabeto Morse – e l’insetto subito risponde. Potete facilmente insegnargli a picchiettare solo in risposta al vostro segnale.
Per raggiungere questo risultato bisogna, per diversi giorni, battere soltanto quando l’insetto è perfettamente silenzioso. Dopo un giorno o due avrà imparato a battere solo in risposta al vostro segnale; e risponderà immediatamente.

Prendete ora un piccolo microfono con la sua cuffia e un metro o due di filo (troverete questo congegno indispensabile, se volete avere a che fare col mondo degli insetti). Il microfono deve essere tanto potente da farvi udire facilmente i passi di una mosca.
Quando il vostro toktokkie sarà bene ammaestrato e bene allenato, potete procedere a saggiare l’acutezza della sua percezione. Vi accorgerete con meraviglia che questa è incredibilmente e straordinariamente sottile.

Battete di nuovo l’unghia su un sasso, a poco a poco attenuando il suono finché non vi riesca più di udirlo. Ebbene, il toktokkie risponderà al segnale, immediatamente e senza il minimo segno di incertezza.
Provate poi a battere non già con l’unghia, ma col polpastrello morbido del dito. Non fa alcun rumore, a quanto pare, eppure il toktokkie continua a rispondere!
Adesso prendete il microfono, appoggiatelo per terra e mettetevi la cuffia alle orecchie. Battete adesso col polpastrello sul microfono; dei veri colpi, non una semplice pressione. Con un po’ di pratica potete ridurre il suono finché non diventa impercettibile anche attraverso il microfono: eppure il toktokkie lo sente lo stesso!

La soluzione del problema è questo: non è il suono in quanto tale ciò che il toktokkie percepisce; di conseguenza l’udito è fuori questione.
Qualunque libro di fisiologia vi spiegherà che il suono è soltanto la nostra interpretazione di certe vibrazioni dell’atmosfera. È il nostro orecchio che interpreta le vibrazioni in suoni. Al di là dell’orecchio, l’universo è silenzioso. Senza un orecchio, senza un organo uditivo, non può esservi alcun suono.
Ma le vibrazioni che chiamiamo suono hanno una funzione fisica: mediante l’azione di una forza fisica, il timpano, il martello e l’incudine dell’orecchio interno sono messi in vibrazione. Una nota musicale può così far vibrare dei granelli di sabbia, o un’esile fiammella di gas.

Chladni-onde-acustiche

Ma c’è un’altra difficoltà. Lo scontro improvviso della superficie di un corpo fisico con quella di un altro, può produrre vibrazioni dell’etere misterioso, le quali vibrazioni non sono in alcun modo onde sonore e pertanto non hanno alcun effetto sul nostro udito.
Adesso stiamo penetrando in acque piuttosto profonde.
Credo che le formiche e il toktokkie si servano di vibrazioni di questo tipo, cioè di onde dell’etere.
Questa spiegazione può sembrare lambiccata, ma dovrete accettarla, se volete imparare il linguaggio degli insetti. La prossima volta che sentirete una «cavalletta fiato-lungo» (chiamata così probabilmente perché non è una cavalletta, e il suono che emette non dipende dal fiato), non dovete pensare in termini di suono né di udito, bensì dovete pensare a vibrazioni – onde dell’etere – che un’altra cavalletta simile può percepire a una distanza di almeno tredici chilometri.

Dovrete ricordare questa teoria anche quando torneremo al nostro nido di termiti, altrimenti sarete costretti a credere a un miracolo per spiegarvi come avvengono le comunicazioni tra i settori lontani del termitaio.
Questo, comunque, equivale a escludere il suono dal mondo degli insetti. Ci sono altri due sistemi di comunicazione, di cui dovrei parlarvi: l’odore e il colore.

Le nostre termiti si servono continuamente degli odori; col nostro olfatto possiamo termite-silhouettepercepirne alcuni. Nel Transvaal settentrionale c’è una termite, molto conosciuta, che viene chiamata la «formica puzzolente»; questa termite emette un odore disgustoso, che arriva a tre o quattro metri di distanza; un odore che produce una forte nausea in moltissime persone, e anche nei cani.
D’altra parte, tutti i Sudafricani conoscono l’odore della termite comune. Esso è prodotto dalla scarica di un gas che la termite usa per altri scopi.

Nel nostro studio del linguaggio delle termiti, è importantissimo per noi accertare in che cosa consista esattamente il segnale della regina. Dopo lunghi studi, sono arrivato alla conclusione che questo segnale è fatto di qualcosa che, se fosse abbastanza forte, colpirebbe i nostri sensi come odore.
Quando ci occupiamo di fenomeni che si svolgono così lontano dai nostri sensi, all’inizio tutto ci sembra abbastanza scoraggiante, irraggiungibile; ma «la perseveranza viene sempre ricompensata» deve essere il motto del viaggiatore che percorre questi sentieri bui e sconosciuti.

Ecco un altro motivo per credere che il segnale dev’essere considerato un odore. Potete facilmente addestrare un cane da punta a catturare le termiti volanti dopo che hanno perso le ali. A una distanza di cento metri circa, contro vento, il cane può scovare una regina che fa dei segnali; con un maschio, invece, ha delle difficoltà perfino a un metro di distanza.
Ma c’è una prova ancor più importante, solo che mi ci vorrà molto più tempo per spiegarla.

termite-regina

I segnali usati dalle termiti sono:
1. Il segnale comunitario, che viene emesso costantemente dalla regina, la quale costituisce il fulcro del termitaio. Questo segnale serve a tenere insieme la comunità e permette a ogni termite di riconoscere ogni altro membro della comunità. È un segnale che i nostri sensi non possono percepire.
2. Il richiamo delle operaie e dei soldati. Noi lo percepiamo come un suono.
3. I messaggi riguardanti il cibo (al di là della nostra percezione).
4. Infine, il segnale sessuale della regina, anch’esso al di là della sfera dei nostri sensi.

Sappiamo che in natura l’odore e il colore vengono usati come segnali sessuali. Possiamo essere sicuri che, là dove non ci sono colori brillanti, ci sarà di certo qualche odore.
Permettetemi una breve digressione. Vi ho mostrato come il volo delle termiti è la chiave che apre la porta alla vita sessuale. Senza volo non vi può essere alcuna vita sessuale.
Nei mammiferi, questa chiave è di solito un odore, congiunta talvolta al colore. Già nelle piante si avverte questa funzione: il colore e il profumo dei fiori sono naturalmente un fenomeno puramente sessuale. Le scimmie antropomorfe e gli uomini li hanno perduti, tutt’e due, da molto tempo, ma negli altri mammiferi l’odore continua a essere la chiave kudu-antilopeche rende possibile la vita sessuale; questo ci spiega perché è possibile tenere per anni dei grossi mammiferi in uno zoo, o in un circo, senza che in essi si risvegli mai il desiderio sessuale.

A questo proposito è interessante studiare i nostri kudu sudafricani. Nel Waterberg ho avuto spesso l’opportunità di osservare da vicino uno spettacolo meraviglioso.
Tutti gli anni, per una o due settimane, le femmine kudu diventano odorose, ossia vanno «in calore». Trascorso questo periodo i maschi lasciano le femmine e si dividono in piccole mandrie per pascolare. Naturalmente, ogni tanto, i maschi si imbattono nelle femmine, ma verso di esse non mostrano mai il minimo interesse. Guardate, invece, quel che succede quando le femmine, di nuovo in calore, passano a sette-otto chilometri di distanza, contro vento.

Un attimo prima, tutti i maschi stavano pascolando tranquillamente, sonnacchiosi e incuranti. A un tratto sentono l’odore. È come se in mezzo a loro fosse caduto un fulmine. Con movimenti agitati, alzano le loro belle teste e annusano bramosamente il vento. I loro assordanti muggiti si odono dappertutto, e subito tutta la mandria, che un momento prima pascolava pacificamente, scompare in una nuvola di polvere e sentiamo solo il cozzo delle corna e i muggiti di rabbia, poiché la vita sessuale è preceduta sempre da una stimolazione del senso combattivo. Senza quell’odore particolare, emesso dalle femmine, la loro sessualità rimarrebbe latente.

Questo si può provare facilmente: prendete un mammifero piccolo, appartenente a una specie che dipende dal senso dell’odorato, e mediante un’incisione distruggete i suoi nervi olfattivi (ci sono dei casi in cui questo avviene naturalmente, in seguito a un’ulcera).
Dopo di ciò, il maschio non si ecciterà mai più sessualmente, anche se lo mettete in stretto contatto con una femmina in calore.
È sempre necessario uno stimolo esterno, sia esso odore o colore, per eccitare i centri sessuali. I soli animali i cui centri sessuali possano eccitarsi senza questo stimolo esterno sono le scimmie antropomorfe e l’uomo.

antropoidi-scala

Quando arriviamo agli antropoidi e all’uomo, il sofisticato impiego del colore e degli odori diventa qualcosa di affascinante e misterioso.
Chiedete a una giovane perché si serve dei profumi celestiali che il chimico dei nostri giorni ha imparato a preparare, ottenendo risultati così raffinati.
La sua risposta vi trarrà in inganno, perché lei stessa non conosce il motivo subconscio. È un bisogno che nasce dai più profondi recessi della sua psiche; è un istinto rudimentale, dimenticato, appartenente all’antica storia della sua Specie.

Questa ragazza trasalirebbe se le spiegassero la vera ragione di questo bisogno. Si sentirebbe imbarazzata nell’apprendere che alla base dei suoi profumi ci sono le secrezioni sessuali di diversi tipi di felini, di un certo cervo, e (più costosa di tutte) la rudimentale sostanza sessuale secreta da un certo tipo di balena, che adesso costituisce soltanto un ricordo patologico dei tempi in cui essa viveva sulla terra, milioni di anni fa.
Il muschio è la base universale di tutti i segnali odorosi degli animali. Anche tra gli esseri Bandou-femminino-eternoumani si può presentare ancora questo fenomeno. La nostra giovane sarebbe stupita, e forse anche un po’ invidiosa, se sapesse che circa una donna su mille secerne ancora del muschio, in certe occasioni.
Tutta la sua pelle diventa fortemente e squisitamente fragrante. Come succede con molte altre tendenze ataviche della storia della nostra Specie, questa secrezione di muschio si riscontra più spesso in alcune scimmie e in alcuni antropoidi. Ma è questa l’origine di quel misterioso desiderio che i dolci profumi risvegliano nell’essere umano.

Anche nel caso degli odori bisogna credere che siano onde dell’etere. Non è per nulla vero che i profumi siano composti di gas o di sostanze microscopiche. Il profumo in sé, non è del tutto una sostanza fisica. Potete profumare per ben dieci anni una grande stanza con un pezzettino di muschio, senza che questo subisca alcuna diminuzione di peso.

Può sembrare molto lungo il giro che abbiamo fatto per sapere che cosa sia realmente il segnale della nostra regina. In realtà siamo riusciti a evitare molte deviazioni dal nostro percorso, che chissà dove ci avrebbero portati.
Ma bisogna essere molto pazienti e perseveranti per scoprire il più piccolo segreto della nostra cara Madre Natura.
Ora almeno siamo quasi sicuri – mai del tutto sicuri, naturalmente – che il richiamo sessuale della regina delle termiti è un’onda circolare nell’etere, la quale molto probabilmente verrebbe percepita come un profumo dai nostri nervi olfattivi qualora potesse varcare la soglia della percezione dei nostri sensi.

(Marais, L’anima della formica bianca)