Lacan – La parola e il tempo

… la significazione non rinvia mai ad altro che a se stessa, cioè a un’altra significazione.

Ebbene, vi impegnerete in vie sempre prive di uscita, se ignorate questo.
Ogni volta che nell’analisi del linguaggio dobbiamo cercare il significato di una parola, il solo metodo corretto è di fare la somma dei suoi usi. Se volete conoscere, nella lingua parole-volto-traspfrancese il significato della parola main, dovrete redigere il catalogo dei suoi usi, e non solo quando rappresenta l’organo della mano, ma anche quando compare in manodopera, manomissione, manomorta, ecc.
Il significato è dato dalla somma di questi usi. […]

Che bisogno c’è di parlare di una realtà, che sosterrebbe gli usi detti metaforici? Ogni specie d’uso è in certo senso sempre metaforico. La metafora non deve essere distinta dal simbolo stesso e dal suo uso.
Se io mi rivolgo a un essere qualunque, creato o non, chiamandolo sole del mio cuore, è un errore credere che si tratti di un paragone tra quello che tu sei per il mio cuore e quello che è il sole, ecc.
Il confronto non è altro che uno sviluppo secondario della prima emergenza all’essere del rapporto metaforico, che è infinitamente più ricco di quanto sull’istante possa elucidare.

Questa emergenza implica quanto vi si può ricondurre in seguito e che io non credevo d’aver detto.
Per il solo fatto d’aver formulato questo rapporto, sono io, il mio essere, la mia confessione, la mia invocazione a entrare nel campo del simbolo. Implicito in questa formula vi è il fatto che il sole mi riscaldi, che mi faccia vivere e anche che sia il centro della mia gravitazione, e così pure che produca quella triste metà d’ombra di cui parla malocchio-fumoValery, che sia pure ciò che acceca, ciò che dà a tutte le cose falsa evidenza e ingannevole splendore. Infatti – non è forse vero? – il massimo della luce è anche l’origine di ogni oscuramento.
Tutto ciò è già implicito nell’invocazione simbolica. Il sorgere del simbolo crea, alla lettera, un ordine d’essere nuovo nei rapporti tra gli uomini.

Mi direte che esistono ugualmente delle espressioni irriducibili. E obietterete d’altronde che possiamo sempre ridurre al livello fattuale l’emissione creatrice di questo appello simbolico, e che per l’esempio di metafora che vi ho dato si potrebbero trovare delle formule più semplici, più organiche, più animali.
Fate voi stessi la prova, vedrete che non uscirete mai dal mondo del simbolo. […]

La parola non ha mai un solo senso, un solo uso.
Ogni parola ha sempre un aldilà, sostiene diverse funzioni, racchiude diversi sensi.
Dietro ciò che un discorso dice, esiste ciò che vuol dire, e dietro quel che vuol dire esiste ancora un altro voler dire, e non si arriverebbe mai al fondo, se non fosse che si giunge invece al fatto che la parola ha funzione creatrice e che fa emergere la cosa stessa: questo non è altro che il «concetto».

Ricordate quello che Hegel dice del concetto: Il concetto è il tempo della cosa.
Certo, il concetto non è la cosa in quanto essa è, per il semplice motivo che il concetto è sempre là dove la cosa non è, arriva per sostituire la cosa, come l’elefante, che ho fatto entrare l’altro giorno nella sala attraverso l’intermediario della parola elefante.
Se ciò ha talmente colpito qualcuno di voi, è perché era evidente che l’elefante era proprio lì, dal momento che lo nominavamo.

dada-collage

Della cosa, che cosa può esser lì?
Non è né la sua forma, né la sua realtà, perché, nell’attuale, tutti i posti sono presi. Hegel lo dice con un grande rigore: il concetto è ciò che fa sì che la cosa sia là, pur non essendoci.
Questa identità nella differenza, che caratterizza il rapporto del concetto alla cosa, è ciò che fa sì che la cosa sia cosa e che il fatto sia simbolizzato, come si diceva poco fa.
Noi parliamo di cose, e di un non so che di inidentificabile.

Eraclito ce lo riferisce: se instauriamo l’esistenza di cose in un movimento assoluto tale che la corrente del mondo non passi mai due volte attraverso la stessa situazione, è precisamente perché l’identità nella differenza è già saturata nella cosa.
Da qui Hegel deduce che il concetto è il tempo della cosa.

Ci troviamo qui nel cuore del problema di ciò che Freud propone quando dice che l’inconscio si pone fuori dal tempo.
È vero e non è vero.
Si pone fuori dal tempo esattamente come il concetto, perché il tempo è di per sé il tempo puro della cosa, e come tale può riprodurre la cosa in una certa modulazione, di cui un qualsiasi elemento può essere il supporto materiale.
Non si tratta d’altra cosa nell’automatismo di ripetizione.

(Lacan, Il Seminario: 1)