Snorri Sturluson – La sfida alla tavola del mago

Þórr proseguì il suo cammino e con lui i suoi compagni e continuarono a camminare fino a mezzogiorno. Allora videro una rocca nel mezzo di una pianura e dovettero rovesciare la testa all’indietro per poterne vedere la sommità.
Andarono alla rocca, ma l’ingresso era sbarrato da un cancello chiuso. Þórr si fece surreal-Thorraddosso al cancello, ma non gli riuscì di aprirlo. E nello sforzo di entrare nella fortezza si infilarono tra le sbarre e vi penetrarono: allora videro una grande sala e ci si diressero.

La porta era aperta, vi entrarono e videro parecchi uomini alle due tavole e i più erano di enorme corporatura. E subito giunsero al cospetto del re Útgarða-Loki e lo salutarono.
Egli volse lentamente lo sguardo su di loro e sorrise sarcastico mostrando i denti, e disse: «Un viaggio ben lungo perché vi si chieda nuove. Mi sbaglio o quel giovanotto bene in carne è Þórr? Ma devi essere ben più grande di quanto appari. Ma in quali arti vi pensate versati tu e i tuoi compagni? Infatti nessuno starà fra noi che non mostri eccellenza in qualche arte o abilità che lo renda superiore alla maggior parte degli uomini».

Allora rispose quello che veniva per ultimo, ed era Loki: «Io ho un’abilità che sono prontissimo a mostrare: nessuno qui sarà più rapido di me nel mangiare il proprio pasto».
Allora Útgarða-Loki rispose: «Questa è certamente un’abilità, se ci riesci – e allora proviamola».
E volgendosi al capo estremo della tavola chiamò uno che aveva nome Logi perché si facesse avanti e si misurasse con Loki.

Fu portato un recipiente di legno sul rialzo della sala, e fu riempito di carne.
Loki si sedette a un capo e Logi all’altro del recipiente e ambedue mangiarono dalla loro parte, com’era loro consueto, e s’incontrarono a metà del recipiente.
Loki aveva mangiato tutta la carne lasciando solo gli ossi, ma Logi aveva mangiato tutta la carne e gli ossi e persino il trogolo, e parve quindi a tutti che Loki avesse perduto.

Loki-Logi-humor

Allora Útgarða-Loki chiese cosa sapesse fare il giovane, e Þjálfi disse che egli avrebbe gareggiato nella corsa con chiunque Útgarða-Loki gli avesse voluto opporre.
E questi disse che anche questa era una bella abilità e che c’erano buone probabilità che lui fosse dotato di agilità e sveltezza, sempre che lo mostrasse mettendo in pratica tali doti, e voleva subito vederne la prova.
Poi Útgarða-Loki si alza ed esce e là su di un piano c’era una buona pista per la corsa. Allora Útgarða-Loki chiama un suo ragazzo di nome Hugi e gli ordina di gareggiare con Þjálfi. Ed essi fecero la loro prima gara e Hugi fu tanto più veloce di Þjálfi, che al traguardo si rigirò per andargli incontro.

Allora disse Útgarða-Loki: «Dovresti sforzarti di più, Þjálfi, per vincere. Ma è anche vero che non è arrivato qui nessuno che fosse più lesto di piede di così».
Poi essi fecero la seconda gara, e quando Hugi era già giunto al traguardo e s’era rigirato c’era ancora un buon tiro d’arco fra lui e Þjálfi.
Allora Útgarða-Loki disse: «Þjálfi, mi sembra, corre bene, ma non credo che vinca il gioco; ma lo si vedrà ora che corrono la terza gara».
Ed essi fecero la terza gara, ma Hugi è già arrivato al traguardo e s’è rigirato che Þjálfi non è ancora giunto a metà del percorso. E tutti allora dicono che la gara è decisa.

Útgarða-Loki chiede allora a Þórr quale sua abilità vuol esibire di fronte a loro: tante erano le storie che si narravano sulle sue grandi imprese.
Thorr-cornoAllora Þórr disse che quel che di gran lunga preferiva era di gareggiare con qualcuno nel bere.
Útgarða-Loki dice che questa è certo una bella gara ed entra nella sala e chiama il suo coppiere e gli ordina di portare il corno penale da cui erano soliti bere i suoi seguaci.
Poco dopo arriva il coppiere con il corno e lo porge a Þórr.

Allora Útgarða-Loki disse: «Bere bene da questo corno significa vuotarlo in una sola volta, ma alcuni lo vuotano in due sorsi, ma nessuno è bevitore tanto da poco da non riuscirci in tre sorsi».
Þórr osserva il corno ed esso non gli sembra grande, per quanto sia piuttosto lungo. Ma ha molta sete, comincia a bere e inghiotte poderosamente e pensa che non gli occorrerà guardare nel corno più che quest’unica volta. Ma poi gli mancò il respiro e allontanò il corno dalla bocca e guardò quanto era calata la bevanda e gli sembrò che il liquido fosse calato di ben poco in confronto a prima.

Allora disse Útgarða-Loki: «Una bella bevuta anche se non tanto grossa. Se mi si fosse detto che Þórr non era capace di bere un sorso più grosso, non l’avrei creduto. Ma so tuttavia che vorrai bere tutto col secondo sorso».
Þórr non risponde, mette il corno alla bocca e si propone di bere un sorso più grande e si sforza fino a che gli manca il respiro e vede che la punta del corno non si alza quanto gli parrebbe giusto. E tolto il corno dalla bocca ci guarda dentro e gli pare che ora sia diminuito ancor meno della prima volta, non più di quel bordo abbondante che si lascia per non spandere nel recare il corno.

E Útgarða-Loki disse: «Allora Þórr? Vuoi forse risparmiarti per quell’unico gran sorso di cui pensi d’essere capace? Penso che se ora berrai il tuo terzo sorso, intenderai che esso Thorr-corno-longsia il maggiore. Ma certo presso di noi non potrai esser considerato uomo tanto valente, così come avviene presso gli Asi, se non dai di te stesso altra prova, e maggiore, di quanto, mi sembra, si possa dir di questa».
Allora Þórr, furente, si porta il corno alla bocca e beve quanto più poderosamente può e regge lungamente il sorso. E quando guardò nel corno si poteva notare chiaramente una certa differenza. Ma allora allontana il corno da sé e non vuol più bere.

Allora Útgarða-Loki disse: «È evidente che la tua forza non è così grande quanto noi credevamo. Ma vuoi cimentarti in altre gare? Certo non ne ricaverai niente di più».
Þórr risponde: «Posso tentare ancora qualche prova. Ma mi sarebbe parso strano, quand’ero a casa presso gli Asi, che quei sorsi si fossero potuti dir piccoli. Quale gioco mi volete proporre adesso?».

Disse Útgarða-Loki: «Questo gioco, da noi, lo fanno i ragazzi, e non si può considerarlo niente di speciale: sollevare il mio gatto dal suolo. Non mi sarei permesso di parlare di cose simile a Þórr, se prima non avessi visto che vali molto meno di quanto credevo».
E subito saltò sulla piattaforma della sala un gatto grigio, piuttosto grosso, e Þórr gli si appressò, gli mise la mano sotto la pancia e cominciò a sollevarlo, ma il gatto piegava la schiena quanto più Þórr alzava la mano.
Thorr-gattoMa quando Þórr si tese quanto più poteva per tutta la sua altezza, il gatto sollevò soltanto un piede, e Þórr ormai non poté continuare questo gioco.

Allora disse Útgarða-Loki: «Anche questa prova è andata come mi aspettavo. Il gatto è certamente molto grosso, ma Þórr è basso e piccolo in confronto alla gente di qui».
Allora Þórr esclamò: «Piccolo quanto sono, per voi, venga fuori qualcuno e si misuri con me! Adesso sono proprio arrabbiato!».
Allora Útgarða-Loki risponde e guarda lungo le tavole e disse: «Non vedo qui dentro l’uomo che non considererebbe cosa da nulla misurarsi con te». E disse ancora: «Vediamo un po’. Fatemi venire qui la vecchia, la mia balia Elli, e Þórr combatta con lei, se vuole. Ma attento, ha piegato uomini che mi sembravano meno forti di Þórr».

E subito arrivò nella sala una donna vecchissima. Allora Útgarða-Loki le disse che doveva lottare con Þórr.
Non è necessario spendere molte parole: con quanta maggior forza Þórr premeva, tanto più quella resisteva saldamente. Poi prese l’iniziativa la vecchia e Þórr per un attimo vacillò, e i movimenti si fecero durissimi e non passò molto tempo che Þórr cadde su un ginocchio.
Allora Útgarða-Loki si fece avanti e ordinò loro di cessare la lotta e disse che per Þórr Thorr-Ellinon era certo il caso di sfidare altra gente nella sua casa.
Così fu, e venne la notte. Útgarða-Loki offrì a Þórr e ai suoi compagni dei seggi alla tavola e trascorsero la notte bevendo e banchettando.

Il giorno seguente, appena cominciò ad albeggiare, Þórr si alzò, e così i suoi compagni, si vestirono e si apprestarono alla partenza.
Allora venne Útgarða-Loki e fece preparare la tavola per loro e non mancò nulla alla sua buona ospitalità, cibo e bevande. Útgarða-Loki li accompagnò fuori e fece con loro un pezzo di strada, fuori della rocca.
Al momento di congedarsi Útgarða-Loki si rivolse a Þórr e gli chiese come gli pareva fosse riuscito il suo viaggio e se aveva trovato qualcuno più forte di se stesso.
Þórr rispose che non poteva certo affermare di non aver subito un grande smacco nel loro incontro. «E so che mi terrete in poco conto, e questo non mi fa piacere».

Allora Útgarða-Loki disse: «Ora che sei uscito dalla mia casa ti dirò la verità, ché finché vivo e ho potere tu non ci ritornerai più. E in verità ti posso dire che non ci saresti mai entrato, se io avessi saputo in precedenza quale incredibile forza tu possiedi e che ci avresti fatto correre un rischio così grande. Ma ti avevo preparato una serie d’inganni. Anzitutto sono io quello che avete incontrato nella foresta. E quando tu dovevi sciogliere il sacco delle vivande, io l’avevo legato con un filo di ferro magico: così tu non trovasti dove si potesse disfare. Poi tu mi assestasti tre colpi col tuo martello: e il primo era il più debole, e tuttavia era tanto potente che mi avrebbe ucciso se l’avessi ricevuto. Ma tu hai visto presso la mia casa quella cresta e ci hai visto sopra quelle tre valli quadrate, e fra esse una molto profonda: erano i segni del tuo martello, quel monte me lo portai a difesa Utgarda-Lokidai tuoi colpi, ma tu non l’hai visto. E così è stato per le gare che avete sostenuto coi miei uomini. La prima fu quella che fece Loki, aveva molta fame e mangiò velocemente, ma quello che si chiama Logi era il fuoco selvaggio e bruciò altrettanto rapidamente il recipiente e la carne. E così quando Þjálfi gareggiò nella corsa con quello che si chiama Hugi, questi era il mio pensiero, e Þjálfi non poteva di certo misurarsi con lui in velocità. Ma quando tu bevesti dal corno ti sembrava che la bevanda diminuisse lentamente, ti dico in fede mia, che accadde un prodigio che non credevo fosse possibile: la punta del corno arrivava fin dentro il mare, e tu non l’hai veduto. Quando arriverai sulla riva del mare, potrai vedere che diminuzione ne hai provocato bevendo».
Sono quelle che ora vengono chiamate maree.

E continuò: «Né meno straordinario mi è sembrato il fatto che tu abbia sollevato il gatto; a dirti la verità si spaventarono tutti coloro che videro come gli avevi fatto sollevare un piede da terra; quel gatto non era quel che ti appariva, ma era il serpente di Miðgarðr che avvolge tutte le terre, e appena gli valse la sua lunghezza che la coda e la testa rimasero a terra, e tanto ti sei proteso verso l’alto che poco mancava al cielo. E fu grande prodigio quello della lotta che hai sostenuto con Elli, che tu abbia resistito così a lungo e abbia piegato soltanto un ginocchio, ché non c’è stato né mai ci sarà nessuno che possa resistere alla Vecchiaia, se è proceduto tanto negli anni da conoscerla. E ora è giunto il momento di separarci e sarà meglio per ambedue le parti se voi non verrete tanto spesso a trovarmi. La prossima volta difenderò la mia casa con arti simili e altre ancora, così che non avrete potere su di me».

Quando Þórr udì questo discorso afferrò il martello, lo levò in aria, ma quando stava per colpire non vide più Útgarða-Loki in alcun luogo.
Allora si voltò indietro verso la rocca e pensava d’infrangerla, ma non si trovò di fronte che dei prati ampi e belli, senza nessuna costruzione.

(Snorra Edda, Gylfaginning: 46-47)