Borges – Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo

Dürer-ritter-tod-teufel

Sotto l’elmo chimerico il severo
profilo è crudele come la crudele spada
che aspetta. Per la selva spogliata
cavalca imperturbabile il cavaliere.
Turpe e furtiva, la caterva oscena
l’ha accerchiato: il Demonio dagli occhi
servili, i labirintici rettili
e il bianco vegliardo con la clessidra.
Cavaliere di ferro, chi ti guarda
sa che in te non alberga la menzogna
né il pallido timore. La tua dura sorte
è comandare e oltraggiare. Sei valente
e non sarai indegno certamente,
o alemanno, del Demonio e della Morte.

I sentieri sono due. Quello dell’uomo
di ferro e di superbia, e che cavalca,
fermo nella sua fede, per la dubbiosa selva
del mondo, tra le beffe e la danza
immobile del Demonio e della Morte,
e l’altro, quello breve, il mio. In quale smorta
notte o in quale antico mattino scoprirono
i miei occhi la fantastica epopea,
il durevole sogno di Durero,
l’eroe e la caterva delle sue ombre
che mi cercano, mi perseguitano e mi trovano?
È me, non il cavaliere, che esorta il bianco
vegliardo coronato di sinuosi
serpenti. La clessidra successiva
misura il mio tempo, non il suo eterno ora.
Io sarò la cenere e la tenebra;
io che, partito dopo, sarò giunto
al mio termine mortale; tu che non sei,
tu cavaliere della retta spada
e della selva rigida, il tuo passo
proseguirà finché gli uomini durano,
imperturbabile, immaginario, eterno.

(Borges, Elogio dell’ombra: Due versioni di Ritter, Tod und Teufel di Albrecht Dürer, alias Durero)

***

L’altro sentiero, quello che nell’incisione di Dürer non è contemplato, il sentiero in ombra, quello a cui Borges riserva il suo Elogio, è più o meno quello che ogni mitologia, a dispetto delle sue presunzioni, occulta dietro ciò che mostra – è «il mio». È quel «tratto di Bosch-inferno-dettagliovita breve» che a ciascuno tocca in sorte, solo quel pezzo di strada di cui, benché «partito dopo», ciascuno vedrà il termine, non come la sabbia dell’Immortale Clessidra che, indifferente, continuerà mitologicamente a scorrere anche dopo che a ciascuno di noi avrà misurato «il mio» tempo.

C’è il Sentiero «in luce» del Cavaliere che nell’incisione cavalca da destra a sinistra, e c’è il Sentiero «in ombra» che dalla Clessidra del Vegliardo (che il Cavaliere nemmeno degna d’uno sguardo) viene dritto agli occhi di chi guarda l’incisione.
Questa è la Regola del Tempo Mitologico: chi «vede» la clessidra «muore», chi invece neanche s’accorge del suo richiamo, imperturbabile, cavalca l’onda della sua immaginazione.
La Regola è semplice: chi «conta» o «racconta» il Tempo è perché ha incrociato lo Sguardo della Morte e, in un colpo solo, è sceso a patti con il Demonio.
Il Patto fu questo: che fosse permesso al Cavaliere Immaginario cavalcare tra la Morte e «il mio» misero sguardo «mortale». Fu pattuito che tra di noi potesse sussistere un Mondo di Mezzo. Un mondo di miti, a cui ciascuno potesse attingere «il mio».