Cherokee – La Figlia del Sole

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Dall’altra parte del cielo, là dove l’occhio di un uomo non può arrivare, viveva un tempo Donna Sole. Ogni giorno lasciava la sua dimora per incamminarsi lungo il suo sentiero, risalendo l’arco del cielo da Oriente a Occidente.
Sempre, quando giungeva a metà del suo tragitto, si fermava dalla figlia a riposarsi. La figlia del Sole abitava infatti al centro della volta celeste, proprio allo zenit, ed era molto contenta di ospitare sua madre: la rifocillava prima che riprendesse il suo cammino per l’altra metà del cielo.

Quando Donna Sole sedeva a mensa con l’amata figlia, allora i raggi caldi e luminosi cadevano dritti sulla terra, tanto che se gli uomini alzavano lo sguardo verso di lei, strizzavano gli occhi per non essere accecati dalla sua potenza abbagliante.
Perciò, ogni volta che Donna Sole guardava in basso verso la terra, vedeva miriadi di volti contratti nelle più strane smorfie, così deformi e sgradevoli che Donna Sole ne provava un gran fastidio.

Un giorno, chiacchierando col fratello Luna, ebbe a lamentarsene: «Quanto sono brutti – disse – i miei nipoti sulla terra! Ogni volta che mi guardano fanno sempre smorfie».
surreal-sunMa Luna rispose che a lui quelle smorfie piacevano, che gli sembravano belle. E aveva ragione a dire così perché, quando gli uomini volgevano lo sguardo verso di lui, non erano abbagliati e potevano tenere gli occhi aperti e perfino sorridergli.

Fu così che Donna Sole s’ingelosì per l’ammirazione che gli uomini manifestavano a suo fratello, e negavano a Lei. La gelosia presto si tramutò in odio per tutte le genti della terra, e Donna Sole decise di uccidere tutti gli uomini.
Sicché, da quel giorno, appena giungeva presso l’abitazione della Figlia nel mezzo del cielo, lanciava dardi talmente cocenti e soffocanti che causavano terribili febbri maligne, per le quali gli uomini cominciarono a morire. Prima dieci, poi venti, cento, mille uomini morirono soffocati dalla calura e tormentati dalla febbre.

Quando ormai tutti avevano perso chi un amico chi un parente, ucciso dalla siccità e dall’afa che Donna Sole mandava giù sulla terra, si cominciò a temere che nessuno sarebbe sopravvissuto.
Quelli che erano ancora in vita decisero allora di rivolgersi ai Figli del Tuono, che erano i loro spiriti benigni. E questi consigliarono di uccidere Donna Sole, perché – dissero – non c’era altro modo di salvarsi.
Poi con la potenza delle loro arti magiche, fecero un incantesimo e trasformarono due uomini in serpenti, un aspide e una biscia velenosa. E li mandarono a casa della Figlia del Sole, ad appostarsi, perché quando fosse giunta Donna Sole, avrebbero dovuto colpirla col loro morso letale.

I due serpenti seguirono le istruzioni e andarono a casa della Figlia del Sole.
due-serpentiSi nascosero e attesero. E quando, preceduta da un intenso splendore, giunse Donna Sole, uscirono dal nascondiglio per avventarsi su di lei. Ma il bagliore di Donna Sole vista così da vicino, accecò i loro occhi, sicché mancarono il bersaglio e dovettero battere in ritirata.

Poiché sulla terra gli uomini continuavano a morire, si decise di tornare a consultare i Figli del Tuono. E ancora una volta gli spiriti fecero appello alle loro arti magiche e, con un incantesimo più prodigioso del precedente, trasformarono altri due uomini: uno divenne il drago marino, l’altro il serpente a sonagli.
Il drago era spaventoso a vedersi: grosso come un tronco d’albero, aveva il corpo coperto di chiazze, e sulla testa, difesa da squame scintillanti, spuntavano due enormi corna fra le quali, giusto al centro della fronte, era incastrato uno splendido diamante, che luccicava come la stella del mattino.

Il serpente a sonagli era invece molto più agile e veloce del drago. Perciò giunse prima di lui a casa della Figlia del Sole, e per dimostrare che in quanto a valore non era da meno del suo compare, appena la porta della casa si aprì, si avventò senza esitazione sulla vittima e la morsicò.
Ma, nella fretta di colpire, sbagliò il piede: non avvelenò quello di Donna Sole, ma di sua Figlia. Il serpente lo comprese solo dopo, quando – disteso senza vita – scorse il corpo della Fanciulla, esangue, sulla soglia di casa.

Quando, dopo un po’, sopraggiunse il drago, andò su tutte le furie: il suo compagno inetto aveva combinato un bel guaio. Preso dall’ira, divenne da quel giorno sempre più cattivo e violento, tanto che con una sola occhiata poteva annientare un uomo o un’intera famiglia.
La gente allora si riunì in consiglio e decise di inviarlo ai confini estremi del mondo, così che non potesse nuocere a nessuno. E là, ai confini del mondo, tuttora vive il drago, e drago-marinoancora custodisce, incastonato sulla sua fronte, il Trasparente, lo splendido diamante che luccica come una stella, e di cui tutti sanno, per averle sperimentate su di sé, le straordinarie virtù magiche e terapeutiche. La pietra preziosa non può essergli portata via che a prezzo della vita, perché la luce che emana è talmente affascinante che chi la guarda ne rimane mortalmente ammaliato. L’audace che volesse tentare l’avventura, ha da colpire il drago nel suo unico punto vulnerabile: la settima chiazza sulla pelle, al di sotto della testa. È lì che risiede la sua forza vitale, ed è lì che bisogna colpirlo.

Quando Donna Sole a mezzogiorno giunse a casa della figlia e la trovò che giaceva inerte al suolo, si gettò su di lei e, prendendola tra le braccia, più e più volte gridò il suo nome nel vano tentativo di svegliarla.
Poi, sola col suo dolore, entrò in casa e vi rimase affranta e disperata.
Fu così che sulla terra cessò quel caldo letale; poiché Donna Sole era adesso chiusa in casa a piangere la figlia, il mondo intero sprofondò nelle tenebre, e un buio impenetrabile discese sulla terra.

Ancora una volta la gente andò a consultare i Figli del Tuono, i quali sentenziarono che c’era un solo modo per riavere la luce: si doveva porre fine al lutto di Donna Sole, riportando in vita sua figlia.
Bisognava quindi recarsi nel Paese degli spiriti d’Occidente, e rapire la Figlia del Sole, sottraendola ai morti.

Per questa missione furono scelti sette uomini, a cui furono affidate alcune verghe sottili di legno acerbo e una cassetta da portare con loro e custodire con estrema cura, perché sarebbe servita a ricondurre la Figlia del Sole tra i vivi.
Infatti i Figli del Tuono informarono i sette che, una volta giunti nel Regno delle Anime, avrebbero trovati tutti intenti a danzare; servendosi delle verghe, avrebbero dovuto far inciampare la Figlia del Sole, rinchiuderla nella cassetta e ricondurla da sua madre, facendo però bene attenzione a non rimuovere il coperchio per nessuna ragione.

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Dopo lunghi giorni di marcia, i Sette giunsero alla meta. Come era stato loro predetto, incontrarono una folla di anime che danzavano. E anche tutto il resto andò proprio come avevano detto i Figli del Tuono: con le loro verghe i Sette fecero inciampare la Figlia del Sole, la raccolsero a volo e la deposero nella cassetta, per ricondurla dalla madre.
Sulla via del ritorno, la Figlia del Sole non fece altro che lamentarsi: «Fatemi uscire di qui! Voglio uscire di qui!». Ma i Sette, imperturbabili, non le diedero ascolto. «Fatemi uscire! Ho fame! Ho sete!». Ma i Sette, senza scomporsi, non le diedero ascolto.

Solo quando la Fanciulla cessò di lamentarsi, ed essi la udirono ansimare, solo allora i Sette, temendo per la sua vita, sollevarono un poco il coperchio per farla respirare.
Ma quel poco bastò, perché qualcosa – battendo le ali – volasse via dalla cassetta, correndo a nascondersi nel bosco.
Kwish! Kwish! Kwish! – s’udì il verso di un uccello. E poi nient’altro.

Quell’uccello era la Figlia del Sole.
Se solo quei Sette avessero tenuta chiusa la cassetta, come i Figli del Tuono avevano loro Magritte-colomba-dueraccomandato, avrebbero riportato la Fanciulla a casa sana e salva, e anche noi avremmo potuto ricondurre dagli spiriti i nostri Amati, mentre ora quella disattenzione ci costa l’impossibilità di richiamare in vita i defunti.
Donna Sole fu così addolorata di aver perso sua figlia una seconda volta, che inondò di lacrime tutta la terra. Allora, l’intera umanità, temendo di annegare, inviò presso la Madre Addolorata i più bei ragazzi e le più graziose fanciulle, perché la rallegrassero con le loro danze.

I fanciulli andarono e danzarono dinanzi a lei, danzarono e cantarono i loro canti migliori, ma tutto sembrava vano: Donna Sole continuava a tenere la faccia coperta senza degnarli di uno sguardo.
All’improvviso una giovane donna impose al ballo un ritmo diverso e il tamburino cambiò canzone; allora finalmente Donna Sole sollevò lo sguardo, osservò l’abile danzatrice muoversi con grazia e ne fu così rallegrata che dimenticò il suo dolore, ed ecco: sorrise.
Fu così che gli uomini ottennero di nuovo la luce. Fu grazie a quella ballerina.