Kerényi – Arianna, la Signora del labirinto

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Westall – Teseo e Arianna all’ingresso del labirinto

Arianna, figlia di Minosse e di Pasifae, figlia a sua volta del dio del sole, ebbe pietà di Teseo, quando questi volle entrare per primo spontaneamente nell’oscurità del labirinto.
Ella divenne famosa soltanto col nome di ari-hagne che nella lingua greca dei Cretesi significa «pura in sommo grado», ma colà veniva anche chiamata Aridela, «molto luminosa». Con questi due nomi era stata originariamente una grande dea: pura come dea sotterranea, luminosa come dea celeste.

Essa fu nominata anche nelle storie degli dèi quando, per il suo troppo amore per Teseo, dovette essere annoverata tra le infedeli amanti divine. Per amore del giovane ateniese ella tradì il proprio fratello, il Minotauro, il mostro dal corpo d’uomo e dalla testa di toro. Perciò poté essere annoverata tra le grandi peccatrici ed essere avvicinata a un’altra nipote del sole, Medea, che uccise il proprio fratello.
Veramente ella fu infedele a Dioniso, altrimenti il dio non avrebbe chiamato Artemide contro di lei. Sembra che questa fosse una storia più nota agli antichi narratori che a Teseo-labirintoquelli che seguirono, che narravano piuttosto il tradimento di Teseo. Pare che l’Eroe avesse promesso ad Arianna di portarla a casa come moglie, e così l’avesse persuasa ad aiutarlo. Però non ci è stato trasmesso come Teseo si acquistò l’amore della figlia del re.

Non ci viene narrato come Teseo riuscì a trovarsi solo con Arianna e a ricevere da lei il semplice dono, che doveva assicurargli l’uscita dal labirinto.
Essa stava filando – così la rappresenta un disegno molto antico – quando il giovane, pregandola e vezzeggiandola, tese una mano verso di lei. Fu certamente un atto di astuzia da parte di lei consegnargli il fuso col filo. O si trattava di un gomitolo già attorto, come si vede in un antico dipinto vascolare?
Non ebbe certo bisogno che il maestro Dedalo le insegnasse l’astuzia, come narratori più tardi pretesero di sapere! L’astuta ragazza suggerì all’Eroe di fissare il capo del filo in alto all’entrata del labirinto e di non lasciarselo sfuggire di mano. Il labirinto non era un meandro di strade, nel senso che chi entrava non potesse trovare la parte più interna, ma nel ritorno doveva saper riprendere la stessa strada usata nell’entrare, e ciò era difficile.

Nella parte più interna del labirinto dormiva il Minotauro. Teseo doveva afferrarlo per le sopracciglia e sacrificarlo a Poseidone. Fu detto da artisti e da narratori che Arianna, innamorata, accompagnasse l’Eroe e gli illuminasse il cammino oscuro con la sua corona. Oppure ella aveva dato a Teseo il suo diadema, invece del filo?
Questo sarebbe stato un atto d’imperdonabile infedeltà. Ella aveva ricevuto – secondo una narrazione – la corona come prezzo della sua verginità. Ma i narratori e i pittori vascolari non sembra pensassero che ciò fosse un peccato, ma soltanto che era l’ornamento ben noto di Arianna, non importa da che sposo provenisse, se da Dioniso o Teseo-Minotauroda Teseo. L’Eroe potrebbe averle portato egli stesso quella corona: anche in tal caso la corona di Arianna, posta dal dio tra le costellazioni, finiva con lo splendere in cielo. […]

Una volta ucciso il Minotauro, Teseo salì con Arianna sulla nave, e prese la via del ritorno. Se durante quella stessa notte raggiunsero l’isola di Dia, dove l’Eroe si separò da Arianna e dove lei si riunì a Dioniso, non poteva essere questa l’isola di Nasso, che allora pure si chiamava Dia, ma doveva essere la piccola isola di Dia, presso Creta.
Qui, secondo una tradizione, Artemide avrebbe ucciso, davanti a Dioniso, con le frecce, la figlia infedele di Minosse. I Ciprioti invece credevano che Arianna fosse morta durante le doglie del parto sulla loro isola, mentre altri ancora affermavano che essa si fosse impiccata già in Creta, perché l’infedele Teseo l’aveva abbandonata.

Queste sono storie che furono inventate, perché nei luoghi in cui si sacrificava a lei, come a una dea ritornata negli Inferi, si mostrava la sua tomba.
Così ad Argo, nel tempio di Dioniso a Creta, presso il tempio di Afrodite celeste, o a Cipro, dove essa stessa veniva venerata nel suo aspetto celeste come Arianna Afrodite.
Ma Arianna dovette a Dioniso proprio il fatto che essa non rimase soltanto una dea sotterranea, o una principessa mortale, per la quale il maestro Dedalo aveva costruito un bel luogo per le danze, ma che fu ritenuta poi «la Signora del labirinto».

Ora, sia che la sua ascensione in cielo col dio avesse avuto luogo sull’isola di Dia presso Creta, sia che ciò fosse avvenuto nell’altra Dia, cioè a Nasso, sia anche che ciò fosse accaduto dopo che Teseo aveva dimostrato la sua infedeltà o prima di ciò, questa storia, ad ogni modo, fu l’unica presa in considerazione nei tempi più tardi.
Nella notte passata a Dia, così diceva una versione della storia dell’ascensione in cielo di Arianna, era apparso Dioniso che aveva portato via all’Eroe la bella sposa. In un vaso tarantino si vede Teseo che si ritira sulla nave con la spada brandita, come per difendersi, mentre il dio sfiora il petto di Arianna dormiente.

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Sebastiano Ricci – Bacco e Arianna

Secondo un’altra versione, corrispondente pure a un disegno vascolare, due sono le divinità apparse sull’isola di Dia: Dioniso e Pallade Atena. Insieme esse persuasero Teseo a continuare il viaggio senza Arianna.
Secondo una terza versione, il dio apparve in sogno all’Eroe e lo minacciò, se non gli avesse ceduto Arianna. Teseo si svegliò spaventato e la lasciò immersa nel sonno; così viene generalmente descritta la scena. A Nasso, quella stessa notte ella fu portata da Dioniso sul monte Drios. Qui, dapprima disparve lui, poi la ragazza.

In più tarde raffigurazioni il dio viene con tutto il suo seguito, desta la dormiente e la prende con sé in un corteo nuziale dionisiaco. Fu lui, si diceva anche, a mandare l’oblio a Teseo, così che egli dimenticò completamente la sposa nella solitaria isola rocciosa e partì senza di lei.
Ella non rimase sola, ma con la sua nutrice Corine, «la gemma dell’albero», la cui tomba veniva mostrata a Nasso.

Teseo proseguì per Delo, dove danzò la danza delle gru e offrì un sacrificio ad Apollo, erigendo una statua di Afrodite, che Arianna aveva portato con sé come sua alter ego. Essa fu poi venerata a Delo come Hagne Afrodite, «la Pura Afrodite». Secondo una pittura Arianna-Dionisovascolare arcaica, a questa festa celebrata per la gioia della liberazione, non la statua era presente, ma Arianna stessa con la sua nutrice. Teseo guidava la danza e suonava la lira.
C’è però da ricordare anche un avvenimento triste di questa festa. Nella gioia o nel dolore per la perdita di Arianna, Teseo o il suo timoniere dimenticarono di cambiare la vela. Egeo, il padre di Teseo, vide dall’Acropoli la vela nera che la nave portava alla partenza e si gettò dalla rupe. Da lui prese nome quel mare sul quale aleggia la figura di Arianna.

Se le storie dell’infedeltà di Teseo poterono sostenersi, fu soltanto perché il figlio di Poseidone era ritenuto in ogni caso un gran seduttore di ragazze. Si diceva che egli aveva abbandonato Arianna, perché preso dall’amore per Egle, figlia di Panopeo, «colui che vede tutto».
Egle, «la luce», è il nome di una ragazza lucente come Fedra, «la splendente», sorella di Arianna, che Teseo aveva forse rapito insieme ad Arianna come vuole un’antica leggenda.

Tutti questi nomi «luminosi» corrispondevano all’appellativo di Aridela, in relazione alle qualità luminose di Arianna. Si potrebbe quasi dire, in tal caso, che Arianna era stata abbandonata per Aridela.
Forse la figlia di Panopeo era anticamente una dea, non diversa da quell’Egle che in Orcomeno era ritenuta madre delle Cariti e moglie di Elio; ma che portava anche il nome di Coronide, «la ragazza corvo».
Aveva nome Egle e appellativo di Coronide anche l’innamorata infedele di Apollo, che gli aveva dato come figlio Asclepio. Egle e Coronide erano annoverate anche tra le nutrici di Dioniso, come la stessa Arianna. Ed infine, un dipinto vascolare ci presenta Teseo che rapisce Corone – in questa forma è scritto, vicino alla ragazza, il suo nome – mentre due altre famose amanti dell’Eroe, Elena e l’amazzone Antiopea vorrebbero impedirglielo. Appena egli la vide, fuggì con lei – dice la scritta del pittore.

(Kerényi, Gli dèi e gli eroi della Grecia)