Nietzsche – Lamento di Arianna

Draper-Arianna

Chi mi riscalda, chi mi ama ancora?
Date mani ardenti!
Date bracieri del cuore!
Già prostrata, colta da brividi,
una moribonda quasi, cui si scaldano i piedi,
scossa, ah!, da febbri sconosciute
tremante per freddi, gelidi dardi acuminati,
da te inseguita, pensiero!
Innominabile! Celato! Tremendo!
Tu, cacciatore oltre le nubi!

Prostrata dai tuoi fulmini,
tu occhio beffardo, che dall’oscurità mi osservi!
Così io giaccio,
mi piego, mi torco, tormentata
da tutti gli eterni martìri,
colpita
da te, spietatissimo cacciatore,
tu sconosciuto – Dio

Colpisci più a fondo!
Una volta ancora colpisci!
Trafiggi, spezza ancora questo cuore!
Perché questa tortura
con dardi spuntati?
Perché guardi di nuovo
instancabile dell’umano tormento,
con maligni, divini occhi saettanti?
Non vuoi uccidere,
torturare soltanto, torturare!
Perché – torturare me,
tu maligno, sconosciuto Dio?

Kauffmann-Arianna-abbandonata

Ah! Ah!
Ti avvicini furtivo
in questa mezzanotte? …
Che cosa vuoi?
Parla!
Tu mi premi, mi incalzi
ah! già troppo da presso!
Mi ascolti respirare,
senti il mio cuore, tu,
o geloso!
– ma geloso di che?

Via! Via!
Perché la scala?
Vuoi entrare
nel cuore, salire,
salire nei miei
più segreti pensieri?
Impudico! Sconosciuto! Ladro!
Cosa vorresti rubare?
Cosa vorresti ascoltare?
Che cosa estorcere,
torturatore!
Tu – Dio carnefice!
O devo io, simile al cane,
rotolare a te dinanzi?
abbandonata, esaltata fuori di me
per te amore – scodinzolare?
Invano!

Dioniso-Arianna

Trafiggi ancora!
Crudelissima spina!
Non cane – solo tua preda io sono,
crudelissimo cacciatore!
la tua più fiera prigioniera,
tu rapinatore oltre le nubi …
Parla infine!
Tu nascosto dal fulmine! Sconosciuto! parla!
Che cosa vuoi tu, bandito, da – me! …

Come?
Prezzo del riscatto?
Quanto vuoi per il riscatto?
Chiedi molto – questo suggerisce il mio orgoglio!
e parla poco – questo suggerisce l’altro mio orgoglio!

Ah! Ah!
Me – vorresti? me?
me – tutta? …

Godfrey-donna-tigre

Ah! Ah!
E mi tormenti, pazzo che non sei altro,
martirizzi il mio orgoglio?
Dammi amore – chi mi riscalda ancora?
chi mi ama ancora?
da’ mani ardenti,
da’ bracieri del cuore,
da’ a me, la più sola,
cui ghiaccio, ah!, ghiaccio dalle sette forme
insegna a bramare nemici,
persino nemici,
da’, arrenditi
crudelissimo nemico,
a me – te! …

Via!
Anch’egli fuggì ora,
mio solo compagno,
mio grande nemico,
mio sconosciuto,
mio Dio-carnefice! …

Godfrey-abbraccio

No!
ritorna
con tutte le tue torture.
Le mie lacrime tutte
corrono verso te
e l’ultima fiamma del mio cuore
risplende per te.
Oh, ritorna,
mio Dio sconosciuto! mio dolore!
mia ultima felicità! …

Un lampo. Appare Dioniso in una bellezza smeraldina.

Dioniso:

Sii saggia, Arianna! …
Hai orecchie piccole, hai le mie orecchie:
poni in esse una saggia parola! –
Non ci si deve odiare, prima, se ci si vuole amare? …
Io sono il tuo labirinto …

(Nietzsche, Ditirambi di Dioniso)

***

Questa è, per così dire, la versione «al femminile» del «Canto del Mago» che si legge, con qualche variante e senza il finale «dionisiaco», nella quarta parte di Così parlò Zarathustra.
In questo modo «si sovrappongono due maschere, quella di una giovane donna, quasi di una Kore, e quella di un vecchio ripugnante: l’attore si trova così a dover interpretare la parte di un vecchio che si accinge a recitare il ruolo della Kore» (Deleuze).