Detienne – Il passo della gru e il filo d’Arianna

… se mai un qualche animale intelligente oltre all’uomo, come pare siano le gru, o un altro simile distribuisse i nomi col tuo stesso metodo, credo io che opporrebbe le gru, per esempio, come base per l’unità di un genere, a tutti gli altri animali, e renderebbe così onore a se stesso e, insieme, raccoglierebbe con gli uomini tutti gli altri animali in uno stesso genere, che non altrimenti chiamerebbe che «bestie»
(Platone, Politico, 263d)

Eseguita da Teseo in terra cretese o intorno all’altare di Apollo nell’isola santa di Delo, la danza delle gru illustra l’attraversamento del labirinto.
Pericolo a due facce che Callimaco ricorda nell’Inno a Delo: Teseo e i suoi compagni sono sfuggiti allo spaventoso muggito, al selvaggio figlio di Pasifae, e al palazzo tortuoso, Lotito-uomo-scalegnamptòs, al labirinto sinuoso, skoliòs. Ma se il pericolo è doppio, a tradurlo sono tre termini strettamente legati: muggito, vibrazione, ondeggiamento sonoro, significano nell’ordine acustico la confusione, l’intreccio di vie, dei tracciati del labirinto, spazio polimorfo esso stesso in perfetta armonia con la natura ibrida del mostro ed il suo essere doppio in cui l’uomo e la bestia si confondono.

Una topologia del labirinto si può riconoscere più precisamente attraverso la danza, le sue figure e l’uccello che ne è l’eponimo.
La danza chiamata gèranos [gru], dal nome del trampoliere, si danza in più persone, uno dietro l’altro in fila indiana, come si vede nel vaso François. Le esegesi locali sono molto esplicite: la danza della gru imita sia l’uscita dal labirinto, sia l’ingresso nella dimora del Minotauro.
Nelle descrizioni degli antiquari, la danza è specificata da due tratti. Da un lato, le sue figure principali sono la parallasse e la spirale, parallàxis e anèlixis, che in un tracciato elicoidale combinano i movimenti alternati da sinistra a destra. Dall’altro, la danza è condotta da due guide poste alle due estremità della fila.
I danzatori sono disposti su una fila continua provvista però di due teste: come un corteo il cui serrafila si trasformi in guida, in un punto e in un momento del percorso.

Il riferimento alla gru ha creato qualche confusione facendo perdere di vista il fatto che quelle figure della danza simboleggiavano propriamente il percorso del labirinto.
Secondo alcuni, dal momento che a primavera la Damigella esegue una caratteristica danza nuziale, il gèranos primitivo sarebbe stato un antico rito agrario che rimandava ad un percorso purificatorio estraneo alle avventure di Teseo; secondo altri il suo nome evocava invece un singolare particolare della danza: la forma triangolare dello stormo in volo oppure il modo di avanzare sollevando le zampe molto in alto.

gru-triangolo

Invece è l’intero comportamento del trampoliere che ne fa l’eponimo della danza intesa come simbolo del labirinto e del suo attraversamento.
I bestiari greci privilegiano le qualità intellettuali della gru. Infatti questo uccello, l’Ardea grus che è per noi sinonimo di sciocchezza e stupidaggine, è rinomato per la sua prudenza e per il suo spirito accorto. Esso offre l’esempio di un animale dotato di ragione e provvisto di quella forma d’intelligenza detta phrònesis.
Il punto di vista della gru ci viene dato nel Politico, quando Platone parla del modo in cui un animale intelligente classificherebbe l’insieme dei viventi isolando, all’occorrenza, il genere Gru per contrapporlo a tutti gli altri e andar fiero in tal modo gettando tutto il resto nel medesimo mucchio «per il quale essa probabilmente non troverebbe altro nome che quello di bestie (thèria)».
Una tassonomia che, a detta di Platone, val bene quella dell’uomo quando egli riserva a se stesso il posto di re.

Ma la prudenza del trampoliere va al di là della sua disposizione alla dialettica e trionfa sulla sua capacità di attraversare l’intera estensione del cielo. Nei racconti degli zoologi la gru è un navigatore di straordinaria abilità, e così coraggioso che la sua migrazione lo conduce dalle pianure della Scizia, la parte più fredda del mondo, fino alle terre più calde, l’Egitto, la Libia, l’Etiopia. Secondo la formula della Historia animalium di gru-cieloAristotele, la gru vola da un capo all’altro del mondo e collega i due estremi della terra.
Oltre a questa prestazione, il gèranos è celebre per un particolare espediente che è segno di una previdenza divenuta proverbiale. All’inizio della traversata, infatti, ogni gru porta prudentemente con sé un sasso, una piccola pietra che le consentirà di capire se sta attraversando il mare o la terra a seconda del rumore che la pietra farà cadendo.

Questo espediente rende credibile il fatto che l’uccello migratore si orienti realmente nell’immensità del cielo. Le gru alturiere, attraverso i suoni che salgono verso di loro, si danno così quei segni di riferimento che, come dicono i marinai greci, i navigatori partiti per un viaggio in alto mare cercano nel pieno della notte sopra le loro teste, quando cioè bisogna orientarsi con le stelle.
È per questo che molto giustamente il proverbio «le gru portano i sassi» [vanno coi piedi di piombo] si usa a proposito di coloro che agiscono con prudenza. Questi grandi uccelli posseggono un’esemplare capacità di prevedere tanto che sembrano conoscere intuitivamente la natura dei cieli, i cambiamenti delle stagioni e, per così dire, la carta del mondo.

E infatti come potrebbero altrimenti collegare le estremità della terra?
Essi offrono in tal modo un modello sicuro del percorso del labirinto che si esprime nelle descrizioni della danza chiamata gèranos. La stessa accorta prudenza consente al trampoliere di collegare i due capi estremi della terra e ai danzatori del labirinto di congiungere l’ingresso e l’uscita, di far coincidere la fine e l’inizio.
In entrambi i percorsi si tratta di superare l’insuperabile, di attraversare uno spazio privo di punti di riferimento apparenti, privo di una direzione fissa, in cui ogni uscita che pare aprirsi risulta invece insolubile aporia e nodo inestricabile.

L’espediente al quale ricorrono i danzatori quando danzano il vittorioso attraversamento del labirinto assume la forma del rovesciamento del serrafila in guida della danza: la labirinto-policromocoda si trasforma in testa e la fine è identica all’inizio.
E lo stesso vale per una corda e i suoi due capi o per il filo che evoca lo stesso passo della gru coi suoi danzatori in fila indiana che paiono vagare in lunghi corridoi e improvvisamente tornare verso il loro punto di partenza.

Nello stesso modo in cui la danza conosce l’uscita e l’ingresso del labirinto, il filo di Arianna racconta la vittoria sul Minotauro.
Avvolto in gomitolo o diviso a spirale, il filo si alterna con la corona luminosa (sull’arca di Cipselo, Arianna, al fianco di Teseo, reca in mano la corona: cfr. Pausania, 5: 19.1), il cui significato non è quello di aprire nel caos del mondo labirintico uno spiraglio luminoso tale da far luce in una costruzione cieca, quanto piuttosto di offrire un punto di riferimento, di far apparire uno di quei segni luminosi che i Greci chiamano tèkmor, indizio o fine di un percorso, punto visibile all’orizzonte che orienta il periplo del navigatore o la corsa del viaggiatore.
L’omologia tra il filo di Arianna e la danza del trampoliere si esplicita ancor meglio nel personaggio di Dedalo: inventore del labirinto che dispiega intorno al Minotauro la rete senza uscita ed i mille corridoi tortuosi, è lui che insegna il passo della gru ed è sempre lui che consegna ad Arianna il filo di un percorso di cui conosce così intimamente i termini estremi.

(Detienne, La scrittura di Orfeo)