Porfirio – Il simbolismo del miele

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Omero dice che nelle anfore «le api ripongono il miele». Ora, i teologi usano il miele in numerosi e disparati simboli, trattandosi di una sostanza che ha molte potenze, in quanto possiede sia il potere di purificare sia il potere di conservare. Infatti, grazie al miele, molte cose si mantengono immuni da putrefazione, e col miele si mantengono pulite le piaghe croniche. È dolce al palato e lo colgono dai fiori le api che nascono dai buoi.
Perciò nelle cerimonie del Leone, quando agli iniziati si purificano le mani cospargendole di miele anziché d’acqua, li si esorta a mantenere le mani pulite da ogni cosa che possa arrecare dolore, danno o lordura, e come si addice a un iniziato, avendo il fuoco proprietà catartica, ciascuno viene purificato con un liquido compatibile col fuoco, e si scarta l’acqua in quanto sostanza ostile al fuoco. Col miele viene inoltre purificata anche la lingua da ogni errore.

Quando d’altronde viene offerto miele al Perse, in quanto protettore delle messi, con ciò si vuole simboleggiare la sua capacità protettiva.
Saturno-castratoEcco perché alcuni pensarono che il nettare e l’ambrosia, che il poeta fa instillare nelle narici dei morti perché i loro corpi non imputridiscano, alludessero al miele, dato che il miele è il nutrimento degli dèi.
Perciò il poeta dice altrove: «rosso nettare». Tale infatti è il colore del miele. […]

In Orfeo, Kronos è adescato da Zeus col miele; infatti egli, sazio di miele, si ubriaca ed è ottenebrato come fosse ebbro di vino e cade nel sonno, come il Poros di Platone dopo che si è saziato di nettare «perché allora non c’era ancora il vino» (Simposio, 203b).
In Orfeo, la Notte, quando suggerisce a Zeus l’inganno col miele, gli consiglia di legare Kronos:

quando tu lo veda sotto le querce dalle alte chiome
ubriaco per il frutto della fatica delle api ronzanti
(frammento orfico 154)

Così accade a Kronos: viene legato e castrato come Urano. Il teologo dice che a incatenare le energie divine è il piacere che induce a spargere il seme, per cui struggendosi nel piacere che le soggioga disseminano le loro forze generatrici. Così Kronos castra Urano allorché discende verso Terra, a ciò spinto dal piacere di unirsi a lei.
A detta dei teologi, la dolcezza del miele da cui Kronos viene attratto per essere poi castrato, simboleggia il piacere dell’unione sessuale. Kronos, infatti, con la sua sfera celeste è il primo dei pianeti che si staccano dal [cielo delle stelle fisse di] Urano. E così, dal cielo e insieme dai pianeti discendono [sulla Terra] delle potenze: Kronos accoglie quelle che emanano dal Cielo delle stelle fisse, Zeus quelle che provengono da Kronos, e via dicendo.

Il miele viene pertanto usato per purificare, per preservare dalla putrefazione, nonché come simbolo del piacere che induce alla generazione; per questo si addice anche alle Ninfe dell’Acqua, come simbolo della purezza incontaminata delle acque – cui le Ninfe presiedono – della loro virtù catartica e della loro energia fecondante: l’acqua infatti coopera alla generazione.
Ed è anche per questo che «le api ripongono il miele nelle anfore e nei crateri», perché i crateri simboleggiano le fonti – come nei misteri di Mithra, dove un cratere è collocato al posto di una fonte; le anfore poi sono simbolo di ciò con cui si attinge acqua alle fonti.

(Porfirio, L’antro delle Ninfe, 15-17)