Eschimesi – Fratello Luna e sorella Sole

Nei tempi antichi, in un villaggio di pescatori era usanza che i giovani, ogni sera dopo il tramonto, si adunassero nella Casa delle Danze e dei Canti che sorgeva al centro del villaggio.
Alla luce delle lampade, alimentate con olio di foca, danzava ogni notte la più bella ballerina-carillon-surrealfanciulla, la più radiosa che i pescatori di quel villaggio avessero mai vista. E mentre lei danzava, tutt’intorno gli uomini le facevano corona cantando e ballando estasiati da quel miraggio.

Una notte però accadde che un’improvvisa folata di vento, insinuandosi nella Casa, spense d’un soffio tutte le torce, facendola piombare in un buio fitto e impenetrabile.
Approfittando dell’oscurità, qualcuno si avvicinò alla ragazza e la prese, possedendola con violenza. Tutti i tentativi di resistenza della fanciulla furono vani, perché l’uomo che stava abusando di lei era molto forte; inoltre, nell’oscurità, le fu impossibile riconoscerlo.

La notte seguente, sospettando che la cosa potesse ripetersi, la fanciulla si recò a danzare solo dopo essersi tinta le mani con della nera fuliggine.
Ancora una volta, durante le danze, un forte soffio di vento spense le luci, e al buio, di nuovo, un uomo la spinse per terra supina e, prima che ella potesse reagire, la possedette con violento ardore.
Questa volta, però, la fanciulla strofinò le sue mani sulla schiena dello stupratore, spargendola di fuliggine.

Quando le lampade furono riaccese e la luce ritornò ad illuminare la grande sala, la sventurata si mise in cerca dell’uomo con la schiena sporca. E passò, a uno a uno, in rassegna tutti i danzatori, finché, volgendo lo sguardo in direzione della porta, notò un uomo che si allontanava in fretta cercando di guadagnare l’uscita. Camminando, l’uomo le volgeva le spalle: erano annerite di fuliggine!
La ragazza lo rincorse e, prima che potesse sfuggirle, lo prese per un braccio e lo fermò; l’uomo si voltò ed ella rimase impietrita: era suo fratello! Suo fratello aveva abusato di lei.

nero-fumo

La giovane pianse per la rabbia: ciò che le era capitato era inaudito, era assurdo, totalmente insensato, una di quelle cose illecite che mai nessuno oserebbe fare.
In preda all’ira, la donna afferrò un coltello affilato e si recise le mammelle; quindi gettò i suoi seni ancora sanguinanti al fratello gridando: «Prendi! Poiché il mio corpo ti piace, e tu lo desideri così tanto, prendi e mangia!».
Inorridito, il fratello si ritrasse. La sorella allora, raccolta una torcia, con gli occhi allucinati, fuggì via e, con in mano quel pezzo di legno ardente, abbandonò la Casa delle Danze e dei Canti, e corse, corse, corse così tanto finché non salì in cielo e là divenne il Sole.

Suo fratello, raccolta anch’egli una torcia, si precipitò a rincorrerla, ma nell’inseguirla inciampò e cadde nella neve, sicché la sua fiaccola si spense. Solo un filamento era ancora acceso, appena un lumicino era ancora vivo, quando per mezzo di una scala Kubin-fiaccolariuscì a salire in cielo. Ecco perché, lassù, il fratello divenne la Luna.
Perché, divenuto Luna, continuasse a inseguire sua sorella il Sole allora, come la insegue tuttora lassù, sulla volta celeste.

Si racconta che, preso com’è dal desiderio di possedere la sorella, non si cura del cibo: ecco perché, notte dopo notte, a poco a poco svanisce sotto l’effetto della Fame, finché non scompare del tutto dal cielo.
Allora, si racconta, sua sorella il Sole gli si avvicina e gli dà da mangiare nel piatto in cui aveva posto il suo seno mutilato. E così, dopo essersi rifocillato, Luna riprende vigore e riacquista la sua forma rotonda.
Ma intanto non ha mai cessato di inseguire la sorella, senza però riuscire a raggiungerla che assai raramente.
Ecco: quando la raggiunge, è allora che l’uccide, che la fa scomparire dal cielo. È quello il momento terribile dell’eclissi.