Caucaso – La pelliccia di Soslan

Soslan voleva distinguersi in ogni cosa, tra i Narti. Gli venne così l’idea di farsi una pelliccia con pelli umane: pelli di crani e pelli di labbra superiori, con i baffi.
Non ne parlò a nessuno, ma si mise a uccidere uomini e, scorticando loro il cranio e il tre-sartelabbro superiore, riunì quel che serviva per la pelliccia.
Pensò: chi avrebbe potuto, con quel materiale, cucirgli una pelliccia senza difetti?

C’erano tre ragazze: Soslan portò a loro le sue pelli.
Quando le guardarono, ognuno riconobbe la testa di uno zio, di un fratello, e si trovarono in grande imbarazzo.
Ma cosa potevano fare? promisero di tagliare la pelliccia per l’indomani, e Soslan tornò a casa.

Nel colmo della loro desolazione, apparve il flagello dei Narti, lo scaltro Syrdon.
«Perché siete tristi?», domandò loro.
«Come potremmo non essere tristi? Soslan ci ha portato delle pelli umane, pelle di crani e pelle di labbra, perché gli cuciamo una pelliccia. Ma queste sono le pelli dei nostri zii, dei nostri fratelli».
«Tagliate la sua pelliccia – disse loro Syrdon – e cucitela, ma lasciate un vuoto sul davanti. Quando verrà, mettetegliela e ditegli: “La tua pelliccia va bene, ma le manca di che fare i risvolti. Se ci porti la pelle del cranio di Eltagan, il figlio di Kutsykk (si dice che sia d’oro) potremo terminarla. Ma ci vuole proprio quella pelle: nessun’altra sarebbe adatta».

Le ragazze seguirono le istruzioni di Syrdon, e Soslan andò in cerca di Eltagan, il figlio di Kutsykk.
Giunto davanti alla porta, gridò: «Eltagan, figlio di Kutsykk, ci sei?».
Quando Eltagan lo udì, disse: «Questa è la voce di Soslan, andate a dirgli che Eltagan non è in casa».
Uno dei domestici corse a dire a Soslan: «Eltagan non è in casa».
«Trovatemelo! Bisogna assolutamente che lo troviate!».

gioco-oca-surreal

Allora Eltagan uscì.
«Che cosa c’è, Soslan? Che cosa ti serve? Perché mi cerchi?».
«Saliamo sulla collina di Saqola e giochiamo ai dadi – disse Soslan. – Se vinci tu, mi taglierai la testa. Se vinco io, sarò io a tagliartela».
Che poteva fare Eltagan, figlio di Kutsykk, il cui cranio aveva una pelle d’oro? Accettò e tutt’e due salirono sulla collina.
Là, Soslan disse a Eltagan: «Getta i dadi!».
«Sei stato tu a venire qui a impormi questo gioco, perciò spetta a te incominciare», rispose Eltagan.

Soslan gettò i suoi dadi: ne uscì una fiumana di miglio, di che trebbiare per tre giorni, e i grani si sparsero da ogni parte.
«Bisogna raccogliere questi grani di miglio a uno a uno», disse Soslan.
Eltagan, figlio di Kutsykk, gettò i suoi dadi: ne uscirono delle galline coi loro pulcini. Esse piluccarono così bene che non ne restò un solo grano.

«Tocca a te ora gettare i dadi per primo», disse Soslan.
Eltagan gettò i dadi: ne uscì un cinghiale.
«Prendilo, se sei un uomo», disse a Soslan.
Soslan gettò i suoi dadi: ne uscirono tre levrieri che inseguirono il cinghiale e lo portarono, tutto dilaniato, davanti a Eltagan.

«A te!», disse Eltagan.
Soslan gettò i suoi dadi e le case dei Narti presero fuoco.
incendio-cittàDisse a Eltagan: «Bisogna spegnerle!».
«Rinuncio – disse Eltagan – fa’ di me quello che vuoi».
«Guarda!», disse Soslan.
Gettò i suoi dadi e cadde una grande pioggia che spense l’incendio.

«Hai vinto, Soslan – disse Eltagan – prendi la mia testa».
«Gioca ancora un tiro, te lo concedo – disse Soslan. – Se vinco io, agirò secondo la nostra intesa».
Eltagan gettò i suoi dadi: ne uscirono tre colombe e volarono via.
«Prendile!», disse a Soslan.
Soslan gettò i suoi dadi: ne uscirono tre uccelli da preda, tre avvoltoi che inseguirono le colombe, le afferrarono e le lasciarono cadere davanti a Eltagan.

«Tagliami la testa – disse Eltagan. – Hai vinto».
«Tu sei un brav’uomo, Eltagan, figlio di Kutsykk – disse Soslan. – Non voglio tagliarti la testa: mi basta la tua pelle».
Lo scalpò e portò la pelle alle ragazze che dovettero farne i risvolti della sua pelliccia.

(Fonte: Dumézil, Il libro degli Eroi)