Weil – Il narciso suscitato

Ade o Aidoneo, nome che vuol dire Invisibile, o Eterno, o le due cose insieme, è presentato ora come fratello di Zeus, ora come Zeus stesso; poiché c’è uno Zeus sotterraneo.
Il nome di Demetra vuol dire, molto probabilmente, Terra madre, e Demetra è identica a narciso-flostutte quelle dee madri di cui di solito il culto ha tante analogie con quello della Vergine nella concezione cattolica.
Il narciso è il fiore che rappresenta Narciso, quella creatura così bella che non poteva innamorarsi che di se stessa.
La sola bellezza che possa essere oggetto d’amore per se stessa, che possa essere il proprio oggetto, è la bellezza divina, che appare quaggiù sotto forma della bellezza del mondo, come un laccio per l’anima. Grazie a questo laccio, Dio si impossessa dell’anima, suo malgrado.

È la stessa concezione del Fedro di Platone. Dio deve lasciare che l’anima ritorni nella natura; ma prima, a sorpresa, le fa mangiare di nascosto un chicco di melagrana. Se lo mangia, essa è presa per sempre.
Il chicco di melagrana è il consenso che l’anima accorda a Dio quasi a propria insaputa e senza confessarselo, che è come un infinitesimo tra tutte le inclinazioni carnali dell’anima, e tuttavia decide per sempre del suo destino.

È il grano di senape al quale il Cristo paragona il regno dei cieli, il più piccolo dei grani, ma che più tardi diverrà l’albero su cui gli uccelli del cielo si posano.
Ci sono in questi miti due violenze successive di Dio sull’anima, una che è pura violenza, l’altra, invece, per la quale il consenso dell’anima a Dio è indispensabile e che decide della salvezza.

Questi due momenti si ritrovano nel mito di Fedro e in quello della Caverna. Essi corrispondono:
– alla parabola evangelica del banchetto nuziale, per il quale si va a cercare i convitati a caso, sulle strade, ma nel quale non possono rimanere se non quelli che hanno la veste nuziale;
– all’opposizione tra «chiamati» ed «eletti»;
– e alla parabola delle vergini che tutte vanno incontro allo sposo, ma tra le quali sono accolte solamente quelle che hanno l’olio, ecc.

L’idea di un laccio teso da Dio all’uomo è anche il significato del mito del labirinto se se ne tolgono le storie aggiunte posteriormente che si rifanno alle guerre tra Creta e Atene. minotauroMinosse, figlio di Zeus, giudice dei morti, è quell’essere unico i cui nomi nell’antichità sono Osiride, Dioniso, Prometeo, l’Amore, Ermete, Apollo e molti altri (la verosimiglianza di queste assimilazioni può essere stabilita).
Il Minosse è lo stesso essere rappresentato come toro, così come si rappresenta Osiride sotto la forma del bue Api e Dioniso-Zagreo con le corna (un simbolismo che abbia rapporto con la luna e le sue fasi può spiegare questa immagine).
Il labirinto è quella via nella quale l’uomo, appena vi penetra, perde la sua strada e si ritrova incapace, dopo qualche tempo, sia di ritornare sui suoi passi come di dirigersi da qualche parte; egli erra senza sapere dove e finalmente giunge là dove Dio l’attende per mangiarlo.

(Weil, Discesa di Dio)