Kierkegaard – La follia di Abramo

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Tiepolo – Il sacrificio di Isacco

Noi leggiamo nella Sacra Scrittura: «E Dio tentò Abramo, dicendo: Abramo, dove sei? Abramo rispose: Eccomi qui».
Tu, cui si rivolge questo mio discorso, ti comporti allo stesso modo? Quando hai veduto avvicinarsi da lungi i duri colpi del destino, hai forse detto alle montagne: copritemi, e alle colline: cadete su di me? (Luca, 23: 30).
O, se tu fossi più forte, il tuo piede non avanzerebbe lentamente per la via, non desidereresti far ritorno alle antiche orme? Quando ti fu rivolta la chiamata, hai o no risposto, oppure ti sei messo a brontolare?
Non così Abramo che contento, franco, fiducioso rispose: Eccomi!

Noi leggiamo ancora: «E Abramo si levò di buon mattino».
Egli si affrettò come se si trattasse di recarsi a una festa, e di buon mattino era al posto stabilito, sul monte Moria.
Non disse nulla a Sara, nulla a Eliezer: chi avrebbe potuto comprenderlo? Non gli aveva la tentazione, con la sua propria natura, imposto il silenzio?
«Abramo tagliò la legna, legò Isacco, accese la catasta, estrasse il coltello».

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Mattia Preti – Abramo e Isacco

Mio uditore! Ci furono molti padri che credettero di perdere nel loro figlio la cosa più cara al mondo, di perdere così ogni speranza per l’avvenire, ma non ci fu nessuno che fosse il figlio della promessa nel senso che Isacco lo era per Abramo. Molti padri perdettero il loro bambino; ma fu Iddio, l’immutabile e l’insondabile volontà dell’Onnipotente, fu la sua mano a toglierlo!
Non così con Abramo. A lui era riservata una più dura prova e il destino d’Isacco era il coltello in mano ad Abramo.

Ed egli rimase lì, il vegliardo con la sua unica speranza!
Ma non dubitò, non si mise a sbirciare a destra e a sinistra con angoscia, non importunò il cielo con le sue preghiere.
Sapeva che era Dio, l’Onnipotente, che lo metteva alla prova; sapeva che si poteva esigere da lui il sacrificio più duro: ma sapeva anche che nessun sacrificio è troppo duro quando è Dio che lo vuole – e cavò fuori il coltello.

Chi diede forza al braccio di Abramo? chi tenne sollevata la sua destra perché non cadesse impotente?
A contemplare una scena simile, si resta paralizzati.
Chi fortificò l’anima di Abramo, perché i suoi occhi non si abbassassero e non vedessero Isacco e l’ariete?
Al vedere una cosa simile, si diventa ciechi. – Eppure è raro che qualcuno forse diventi paralitico o cieco, ancor più raro è che qualcuno racconti degnamente quanto è accaduto (ad Abramo).
Tutti lo sappiamo – si tratta soltanto di una prova.

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Chagall – Il sacrificio di Isacco

Se Abramo, quando fu sul monte Moria, avesse dubitato, se indeciso avesse guardato attorno, se nell’alzare il coltello avesse per caso scorto l’ariete, se Dio gli avesse permesso di sacrificarlo al posto di Isacco – allora egli avrebbe fatto ritorno a casa. Tutto era (lo stesso) di prima: egli aveva Sara, conservava Isacco, e però quant’era cambiato!
Perché il suo ritorno era una fuga, la sua salvezza il caso, la sua mercede la vergogna, il suo futuro forse la perdizione.
Allora egli non avrebbe testimoniato né per la sua fede né per la grazia di Dio ma soltanto quant’era orribile salire sul monte Moria. Allora Abramo non sarebbe stato dimenticato, né il monte Moria. Questo sarebbe stato nominato non come l’Ararat su cui si posò l’arca (Genesi, 8: 4) ma come un orrore, poiché è stato qui che Abramo dubitò.

Venerabile Padre Abramo! quando tu scendesti dal monte Moria, non avevi bisogno di nessun panegirico che potesse consolarti per la perdita; infatti tu avevi ottenuto tutto e conservato Isacco – non era così?
Il Signore non te lo tolse più, e tu fosti felice con lui nella tua tenda, come lo sei nell’altra vita per tutta l’eternità.

Abramo-venerabileVenerabile Padre Abramo! sono passati millenni da quel giorno, ma tu non hai bisogno di nessun tardo amante che strappi il tuo ricordo alla violenza dell’oblio, poiché ogni lingua ti ricorda – e tu però ricambi il tuo ammiratore nella forma più splendida: tu lo fai beato nell’aldilà riposante sul tuo seno, e qui ne imprigioni la vista e il cuore con la meraviglia della tua azione.

Venerabile Padre Abramo! Secondo Padre del genere umano! tu che per primo comprendesti e testimoniasti per quell’enorme passione che disdegna la lotta spaventosa con la furia degli elementi e le forze della creazione per lottare con Dio.
Tu che per primo conoscesti quella sublime passione, la sacra pura e umile espressione per la follia divina, che fosti ammirato dai pagani – perdona colui che ha voluto qui parlare in tua lode, anche se non l’ha fatto com’era conveniente. Ma egli non dimenticherà mai che per dovettero passare cent’anni prima di ottenere un figlio dalla vecchiaia contro ogni aspettativa, che tu dovesti estrarre il coltello prima che tu conservassi Isacco: non dimenticherà mai che in 130 anni di vita non sei andato al di là della fede.

(Kierkegaard, Timore e tremore)