La Regola dei ripetenti

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La Regola è sempre quella.
Quando hai letto una cosa, dimenticala! E fra tre anni, se per caso fra tre anni una parola, un’immagine o soltanto una vaga sensazione ti richiama quella «cosa», vuol dire che sei in procinto di «ricrearla». Vuol dire che sei buono/a a riprodurla (con le dovute precauzioni, s’intende).
Ma, punto primo è che tu per almeno tre anni, da quella cosa, ti tenga alla larga. Che per tot tempo essa ricada, assieme a tutto il resto, nell’oblio. Poi si vedrà.

La Regola dunque non richiede nessuno sforzo di memoria. Semmai, un lasciarsi andare all’Oblio.
Bisogna che la «cosa» sia rimossa, accantonata, gettata nel Mucchio, dispersa tra le mille altre «cose». Bisogna che poi, casomai, da sé ritorni, la «cosa» Rimossa.
La Regola, per non fare confusione, dice: questa è Ripetizione.
Atto senza memoria, ultimo di paradiso, follia a cui si sono «affacciati» il povero cristo e l’anticristo, entrambi risucchiati nel Gorgo di un automatismo che, ignaro d’ogni memoria, di colpo abbandonato da tutte le abitudini, torna e ritorna eternamente analfabeta d’ogni catechismo, e perfino dell’infinita messe di eresie che immancabilmente l’accompagnano (di solito, in nota a piè di pagina).

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Magritte – Landscape

La ripetizione non è l’abitudine. È, semmai, il suo opposto. È il venir avanti, sempre nuovo, sempre immacolato, della prima volta di una singolarità che non si lascia, tuttavia, mai individuare.
È il principio di un’individuazione coatta a rimanere incompiuta. Coatta a ripetere la sua incompiutezza. A rinnovare, e soprattutto a potenziare, la sua inconcludenza.
Perciò, ai «Regolari» che osservano questo primo comma capitolare, gli antichi Maestri consigliano di non illudersi che l’arte della memoria possa portarli altro che in un paradiso «artificiale».

I «Regolari», dicono i Maestri, devono passare per il loro inferno. Non ci sono scorciatoie all’Eterno Ritorno dell’Ineguagliabile, dell’Originale.
La ripetizione non ripete che la sua propria «origine» anonima e misteriosa. Non cercare parole, anzi: dimenticale! perché l’Inizio è sempre Vuoto com’è vuoto il nirvana di ogni Buddha.
È lo «spazio» di quell’Inizio che il Demiurgo platonico viene poi a scandire coi sette intervalli della scala dell’Anima. Quello «spazio iniziale», quello spazio non ancora assoggettato a nessuna «iniziazione» culturale (= artificiale), è – come diceva Parmenide – uno, isotropo, continuo e omogeneo.
Quello spazio è vasto, e la memoria lo devasta. L’abitudine lo saccheggia.

Ci sarà pure una «santa» ragione, se Mastro Dante osa contraddire san Tommaso là dove dice che, all’ultimo cielo di paradiso, nell’empireo della nostra mente, c’è intelligenza e volontà (desiderio) ma nessuna memoria!
Là è sempre presente. Gli angeli sono presenti a dio. E le luci alla Luce. Là è puro spazio, la cui temporalità è un perpetuo rinnovarsi del Presente, un continuo ripresentarsi in tutte le direzioni della sua Presenza a se stesso, in tutte le forme del Segreto delle sue «divine» metamorfosi.
Perciò scordati di quello che hai letto!

Scordati di Virgilio, se hai letto Virgilio. Scordati di Dante e Nietzsche, se hai letto Dante e Nietzsche. Vedi: è proprio quello che essi ti chiedono. Non gli fai uno sgarbo. Anzi.
Se sono Maestri delle vie, è perché hanno viaggiato solo per ripetere l’inizio (miracoloso) del loro viaggio. E per ripeterlo hanno viaggiato a imparare, ma anche a disimparare quel che leggevano nelle memorie delle loro Guide.
Ciò che da loro hai imparato può guidarti al più sulla soglia della tua individuazione eternamente incompiuta. Può al massimo metterti il prurito di tornare all’Inizio di te stesso/a e della tua singolare irripetibilità.
Trattandosi di un prurito folle, è bene che qui e ora tu te lo scordi subito. Mi faresti il favore di trattarmi, non da tuo Maestro, ma da quel coccia tosta di alunno ripetente che sono. Ancora, alla mia età.