Maori – Quando Maui spense tutti i fuochi

Mahuika-Maui

Un giorno in cui era in vena di cattiverie, a Maui venne voglia di spegnere tutti i fuochi che c’erano sulla terra. Sapeva che il fuoco si poteva avere solo dalla sua antenata Mahuika, la dea del Fuoco, sorella della grande Hine, la Notte, ma Maui era lo stesso curioso di vedere che cosa sarebbe successo se avesse spento tutti i fuochi. Sicché, una notte si alzò e attraversò l’intero villaggio, a uno a uno spegnendo tutti i fuochi tenuti accesi nelle capanne.

La mattina dopo, sul presto, chiamò a sé i servi e disse: «Ho fame, ma proprio tanta fame! Cucinatemi in fretta qualcosa!».
Uno di loro si precipitò a obbedire, ma s’accorse che il fuoco era spento. Andò di corsa nella casa accanto a chiedere del fuoco, e poi di casa in casa per tutto il villaggio, e alla fine scoprì che tutti i fuochi erano stati spenti.
Nel giro di poco tempo tutti gli abitanti del villaggio erano in piedi e non si parlava d’altro che della sventura che s’era abbattuta su di loro, e di come si potesse porvi rimedio.

Quando la madre di Maui venne a saperlo, chiamò a sé alcuni schiavi a cui diede l’ordine di andare a prendere il fuoco dalla grande antenata Mahuika: «Ditele che quaggiù da noi il fuoco è andato perso, e fatevene dare un altro, un fuoco novello».
Gli schiavi però non si mossero. Tremavano di paura alla sola idea di andare a casa di MahuikaMahuika: non l’avevano mai vista, è vero, ma avevano sentito dire, di lei e del luogo dove abitava, abbastanza per starne alla larga. Gli anziani del villaggio, i capi sacri, glielo comandarono più di una volta, ma quelli si rifiutarono.

«Vuol dire che ci andrò io – disse di botto Maui, che non aspettava altro. – Andrò io. Se mi indicate la strada, vi riporterò il fuoco sulla terra».
«Allora, se vuoi andare – gli disse la madre – dovrai solo seguire quel largo sentiero che vedi davanti a te: ti porterà dritto a casa della tua antenata. Non puoi sbagliarti. Va’ sempre dritto. Tutti i fuochi vengono di là. Ma nel caso Mahuika volesse sapere chi sei, mi raccomando: dille subito il tuo nome, in modo che sappia che sei un suo discendente. E sta’ attento a non farle uno dei tuoi soliti tiri. So che ti diverti a ingannare la gente e a fare del male. Ma se ti passasse per la mente di fare qualche scherzo alla tua antenata Mahuika, ricordati che ti ho avvisato».

Così Maui se ne andò. Prese il sentiero largo che la madre gli aveva indicato e tirò dritto per quella strada finché, dopo un lungo viaggio, arrivò alla dimora della dea del Fuoco.
Quello che gli apparve lo riempì di tale meraviglia che restò a lungo immobile senza riuscire a dire una parola.
Quando finalmente si scosse da quello stupore, si rivolse a Mahuika con queste parole: «Vecchia antenata, ti prego di alzarti e di dirmi dove tieni il fuoco. Sono venuto a chiederti di darmene un po’, perché nel nostro villaggio siamo rimasti senza».

La vecchia donna si alzò in piedi: «Aue! – esclamò. – Chi sarà mai questo mortale?».
«Son io», rispose prontamente Maui.
«E di dove sei?», gli chiese Mahuika.
«Sono di qui», rispose Maui.
«No, non sei di questo paese – disse la vecchia. – Hai un aspetto diverso dalle persone che abitano qui. Vieni forse da nord-est?».
«No», le rispose.
«Giungi allora da sud-est?».Maui-Mahuika
«No».
«Giungi dal sud?».
«No».
«Allora vieni da occidente?».
«No», rispose ancora Maui.
«Vieni dunque da dove arriva questo soffio di vento su di me?».
E Maui rispose di sì.

«Allora – esclamò l’antenata – sei mio nipote!», e fece un passo verso di lui. Poi, avvicinando il suo volto a quello di Maui, gli chiese: «Cosa vuoi? cosa sei venuto a fare qui?».
«Sono venuto a chiederti il fuoco perché tutti i fuochi del nostro villaggio sono spenti».
«Benvenuto qui, allora! – disse la donna. – Eccoti il fuoco!».

E così dicendo si strappò l’unghia del mignolo e gliela diede. Come l’estrasse, ne fluì una fiammata. E Maui, affascinato, prese l’unghia e se ne andò.
Non aveva fatto però neanche un pezzo di strada che, colto dalla sua solita maligna tentazione, spense quel fuoco e fece ritorno dall’antenata, per dirle: «Il fuoco che mi hai dato s’è spento. Me ne daresti un altro?».
Mahuika si strappò allora l’unghia dell’anulare che si trasformò all’istante in una vampa, e gliela diede. Maui si allontanò, ma anche questa volta la spense.

Si inumidì la mano per mostrare a Mahuika che era caduto in un ruscello, e le chiese un altro fuoco ancora.
Allora l’antenata gli consegnò l’unghia del medio, e Maui fece la stessa cosa. Mahuika gli credeva sempre, e così finì per dargli anche l’unghia dell’indice, e infine del pollice.
Ogni volta Maui la spegneva e tornava da lei a chiedere un altro fuoco. Era proprio curioso di vedere che cosa sarebbe accaduto, quando avesse preso a Mahuika fino all’ultimo fuoco.
In tutto questo, gli era passato di mente che al villaggio avevano bisogno del fuoco. Continuò con lo scherzo, andando avanti e indietro dalla casa di Mahuika, finché questa non si fu strappata tutte le unghie di entrambe le mani, e poi finanche quelle dei piedi.

Mahuika-unghie

Gliene era rimasta una sola: l’unghia dell’alluce di un piede, quando finalmente comprese che Maui la stava prendendo in giro.
Allora si strappò anche quell’ultima unghia, e anche da questa scaturì un fuoco: solo che, questa, a Maui non gliela diede, ma la scagliò a terra con tutta la rabbia che aveva in corpo.
«Ecco – gridò al nipote – ora te l’ho dato tutto!».
Intanto, dalla fiammata di quell’ultima unghia si sprigionò un fuoco così violento che, in un istante, tutta la casa andò in fiamme.

Spaventato, Maui si mise a correre col fuoco alle calcagna. In breve, quel fuoco avrebbe divorato tutta la terra. Bisognava a ogni costo fermarlo!
Assunse allora le sembianze del falco e si lanciò in volo sopra le fiamme che avanzavano. Il fuoco non cessò d’inseguirlo finché non gli bruciò le penne – il che spiega il colore di quest’uccello.
Scorgendo un lago, Maui vi si tuffò, ma per via del fuoco il lago era bollente. Tutte le foreste erano in fiamme, tutta la terra bruciava, e lo stesso Maui stava per finire arrosto.

Disperato invocò il suo antenato Tawhiri matea, e tutta la sua divina progenie, perché gli mandasse la pioggia.
Mahuika-falcoGridò: «Venga la pioggia a spegnere questo fuoco», e poi intonò i canti appropriati.
Ed ecco, all’istante, comparvero le nuvole e Tawhiri mandò prima una pioggerellina, cui seguì una pioggia incessante, che bagnò ogni cosa e finalmente spense l’incendio.
La stessa Mahuika rischiò di morire prima di mettersi al riparo; levava alte grida come quelle di Maui quando gli si bruciarono le penne.

Le Acque vennero infine a sommergerla: le salvarono la vita, ma la privarono del potere che aveva avuto sul fuoco. Mentre le coprivano il ciuffo di capelli che aveva sul capo, le ultime scintille volarono via schizzando sugli alberi.
Non tutti gli alberi le accolsero volentieri. Solo alcuni si presero cura di quelle scintille.
È dal legno secco di questi Alberi «ospitali» che noi maori possiamo ottenere ancor oggi il fuoco per frizione. Perché quegli alberi l’hanno custodito ai tempi di quel diluvio.

Quando Maui fece ritorno al villaggio, la madre subito comprese dalle bruciature del suo corpo che aveva combinato un altro dei suoi guai: «Ti avevo avvertito – disse – di non fare scherzi a Mahuika, ma non hai voluto darmi retta. Ti servirà da lezione, per poco non morivi bruciato».
Ma Maui con le mani ai fianchi prese la cosa alla leggera: «Cosa m’importa? – rispose. – Pensate che mi comporterò diversamente la prossima volta? Credo proprio di no. Continuerò a essere quello che sono! per sempre!».
E con la sua solita faccia tosta se ne andò in cerca di nuove avventurose sventure.

Era andato a prendere il fuoco, ed era tornato, a quanto pare, a mani vuote. Anzi, a ben vedere, aveva portato l’acqua. Tanta acqua, da allagare il mondo.
Eppure a Maui noi maori dobbiamo una conoscenza che prima non conoscevamo. Prima non sapevamo accendere il fuoco. Per averlo, prima, dovevamo aspettare che Mahuika ce lo mandasse in dono dal cielo.
Avevamo, prima, il Fuoco celeste. Avevamo i fulmini che ci cadevano in testa. Prendevamo un tizzone di quel Fuoco ostile, distruttivo, catastrofico, e ce lo passavamo tra noi, e avevamo bisogno di custodirlo per tenerlo sempre acceso.
Da quando invece quel malandrino di Maui spense tutti questi fuochi antichi, un altro fuoco ci siamo dovuti ingegnare a produrre. Sfregando il legno degli alberi «ospitali», noi possiamo accenderlo con le nostre mani, quaggiù sulla terra. È di un altro fuoco, è di un benefico «fuoco terrestre» che da allora, grazie a Maui, noi godiamo.