Goffredo di Strasburgo – Isotta dalle Bianche Mani

Tristano rimane in Alemagna sei mesi o più, ma poi gli viene gran desiderio di tornare nella propria terra per avere notizie e sapere quello che vanno dicendo dell’amica. Decide dunque di lasciare l’Alemagna e di ritornare là donde è venuto, prima in Normandia, e poi presso i figli di Rual, in Parmenia.
Spera di trovarvi lo stesso Rual per raccontargli la propria pena. Ahimé, egli è morto, e così pure la sua sposa Floraete! Ma dovete sapere che i figli si rallegrano di cuore dell’arrivo di Tristano e gli riserbano tenera e sincera accoglienza. Più e più volte gli Tristano-paintbaciano le mani, i piedi, gli occhi e la bocca.

«Signore – dicono – con voi Dio ci ha restituito il padre e la madre. Leale e buon signore, stabilitevi nuovamente qui, e riprendetevi quanto doveva essere vostro e nostro; concedeteci di vivere in letizia con voi, così come fece nostro padre che era vostro vassallo, e come noi pure vogliamo essere! Nostro padre e nostra madre, che vi era amica, sono morti, ma ora Iddio nella Sua misericordia ci ha ricompensati, riconducendovi a noi».

L’afflitto Tristano ne miete nuova tristezza e grande pena. Prega che gli mostrino la tomba e vi si reca con grande cordoglio; si sofferma a lungo in pianto e in lamento, e pronuncia l’orazione funebre.
«Iddio onnipotente mi sia testimone se mai accadesse, come mi dissero da bambino, che l’onore e la fedeltà possano essere sepolti in terra, allora essi giacciono in questa tomba! E se lealtà e onore trovano, come dicono, comunione in Dio, allora io non dubito affatto, e non vale negarlo, che Rual e Floraete si trovino alla presenza di Dio, che li favorì in terra d’onore e di bellezza. E ora essi sono coronati là dove i figli di Dio ricevono la corona!».

I nobili figli di Rual con libera e sincera volontà offrono a Tristano la propria casa, la propria persona, gli averi e pronta devozione, come meglio possono. Sono in ogni momento al suo servizio: quel che egli comanda viene fatto a perfezione, per quel che è in loro potere. Si recano con lui a visitare cavalieri e dame: lo accompagnano nei tornei e alla caccia col falco o coi cani, e in qualunque svago cui egli voglia dedicarsi.

Ora, tra la Bretagna e l’Inghilterra era un ducato chiamato Arundel, confinante col mare. Lo reggeva un duca ardito e cortese, avanti negli anni, i cui vicini, come ci informa la storia, gli avevano guastato e strappato la terra, privandolo del diritto. L’avevano vinto in guerra, per terra e per mare. Egli avrebbe volentieri opposto difesa, ma non gli era possibile farlo.
Dalla moglie aveva avuto un figlio e una figlia, perfetti nelle qualità del corpo e della mente. Il figlio era stato armato cavaliere ed era del tutto devoto alla cavalleria, sì che, in Tristano-Arundeltre anni, si era conquistato fama e onore. La sorella era molto leggiadra e ancora pulzella: il nome di lei era Isotta als Blansche Mains; quello del fratello era Caerdin li Frains; quello del padre, duca Jovelin e la madre, la duchessa, era chiamata Karsie.

Quando, dalla Parmenia, Tristano apprende che v’è una guerra nella terra di Arundel, subito pensa che laggiù potrebbe di nuovo dimenticare parte della propria pena. Lascia quindi la Parmenia per Arundel, e si dirige direttamente a un castello chiamato Karke, dove dimorava il signore del paese.
Il duca e i suoi sudditi ricevono Tristano come si conviene a un uomo di valore, ché ne conoscono la fama. Come ci narra la storia, Tristano era infatti ben noto in tutte le isole che si trovano verso l’Oceano. Perciò, essi sono lieti di accoglierlo. Il duca si affida al consiglio e alla guida di Tristano, e lo prega di disporre del proprio onore e di tutta la terra.

Il figlio, il cortese Caerdin, è molto devoto a Tristano, e s’adopra e pensa in ogni momento a quanto può giovare al suo vantaggio e alla sua dignità. Sono sempre insieme in ogni ora e in ogni momento, e fanno a gara nell’essere l’uno al servizio dell’altro. Si sono giurati lealtà e amicizia, e manterranno tale promessa fino alla morte di entrambi. […]

Anche la sorella di Caerdin, Isotta dalle Bianche Mani, il fiore della propria terra, fanciulla nobile e saggia, si è conquistata fama ed elogi, sì che l’intero ducato le è devoto e la gente parla solo delle sue virtù.
Appena Tristano la vede così bella, subito sente rinascere l’antica pena e il rimpianto, ché la fanciulla gli rammenta l’altra Isotta, lo splendore d’Irlanda. Anche lei si chiama Isotta e, in virtù di quel nome, ogni volta che la osserva, egli si fa triste e angustiato, sì che gli occhi lasciano intendere l’affanno del cuore.

Ma la pena gli è cara e Tristano la coltiva nell’animo, ché gli sembra dolce e buona: la ama, e volentieri guarda questa Isotta, e la vista gli è cara, ché a ogni altra gioia egli predilige lo struggimento per Isotta la bionda. Isotta è per lui delizia e afflizione; sì, Isotta, il suo turbamento, lo allieta e lo affanna: quanto più Isotta gli spezza il cuore in virtù del suo nome, tanto più caro gli è rimirare Isotta!

Isotta-doppia

«Ah, dê benîe – ripete spesso in cuor suo – come sono smarrito per questo nome! esso confonde il vero e il falso nella mia mente e ai miei occhi, e mi reca una pena ben strana! Isotta ride e si trastulla continuamente al mio orecchio, ma non so dov’è Isotta. Lo sguardo si posa su Isotta, pure non vede Isotta. Ella è lontana, e mi è accanto. Temo d’essere per una seconda volta preso d’Isotta, e mi pare che la Cornovaglia si sia mutata in Arundel, Tintagel in Karke, Isotta in Isotta. Quando sento parlare della fanciulla col nome di Isotta, credo sempre d’aver ritrovato Isotta. Ma anche in questo sono deluso! Quale prodigio mi accade: da lungo tempo mi struggo per rivedere Isotta e sono giunto infine dov’è Isotta, ma non sono con lei per quanto le sia vicino.

«Guardo ogni giorno Isotta, ma non la vedo, ed è questo il mio tormento. Ho sì trovato Isotta, ma non la bionda che mi reca sì dolce pena. Isotta ha volto la mia mente ai pensieri che ora occupano il mio cuore, ma è la fanciulla di Arundel, non Isotta la bêle che, ahimé, non posso vedere. Ma sempre amerò e mi sarà grato quel che i miei occhi vedono e porta il sigillo del suo nome, e benedirò il dolce suono che sì sovente ha confortato e allietato la mia vita».

Magritte-Donna
Magritte – Donna

Spesso Tristano è assorto in tali pensieri quando osserva la sua dolce pena, Isotta als Blansche Mains. Ella gli riaccende nell’animo il fuoco che giorno e notte gli cova nel cuore. Tristano non si cura più di guerre e tornei: il cuore e la mente sono ora volti all’amore e al piacere.
Ma egli ricerca il piacere in un modo ben strano, ché vuole piegare la mente a nutrire amore e illusione per la fanciulla Isotta, e vuole indurre il cuore ad amarla nella speranza di essere così alleviato dal fardello dello struggimento d’amore.

Le rivolge teneri sguardi, e sono sì tanti che la fanciulla non può fare a meno di accorgersi che egli le porta affetto nel cuore. E, ancor prima, lo ha accolto non poco nei propri pensieri e ha molto riflettuto su di lui.
Dal momento in cui ha visto e udito lodarlo in tutta la corte e il paese, il suo cuore si è rivolto a lui; e quando accade che lo sguardo di Tristano si posi su di lei, ella glielo restituisce con egual tenerezza, sì che egli comincia a pensare in qual modo il suo duolo possa essere lenito; sempre più vi riflette e s’adopra ad osservarla sera e mattina e ogni volta che gli è possibile farlo.

Caerdin non tarda ad accorgersi dei loro reciproci sguardi e più di prima si accompagna a Tristano; spera che il suo cuore si rivolga a Isotta, sì che egli la prenda per sposa e rimanga così nel paese. E, con Tristano, Caerdin condurrebbe a buon fine la guerra in tutto il ducato!
Perciò prega con fervore la sorella Isotta che si intrattenga a conversare con Tristano nel modo che egli stesso le suggerirà, ma che si astenga da ogni atto senza il suo assenso o il consiglio del padre.

Isotta fa quanto Caerdin le richiede, ché la preghiera le è gradita, e si mostra ancor più benevola verso Tristano. Ora si rivolge a lui con parole, con gesti e con tutto ciò che può attrarre i pensieri di un uomo e portare amore al suo cuore, e lo fa in ogni modo e in ogni maniera, finché egli ne è infiammato e il nome, che poco prima gli era aspro, suona ora dolce all’orecchio.
Tristano vede e sente Isotta con maggior piacere di quanto desideri! E così è per Isotta: ella è lieta di vederlo ed è presa di lui. Tristano pensa a lei, Isotta a lui.
Si giurano così amore e amicizia, e a tali sentimenti si dedicano in ogni occasione in cui è lecito farlo.

(Goffredo di Strasburgo, Tristano)