Akawai – L’origine delle Pleiadi

Un uomo s’invaghì talmente della moglie del fratello che, per averla tutta per sé, non si fermò neanche di fronte al fratricidio.
Una volta ucciso e fatto a pezzi il fratello, andò dalla donna e le mostrò il braccio Sarro-dosmozzato dello sposo: «È stato sbranato da un branco di animali nella foresta – le disse. – Ora sei sola. Sposa me!».
La donna, di nulla sospettando, accettò di sposarlo, ma quella notte stessa, e per molte notti di seguito dopo quella, in sogno le apparve il fantasma del primo marito e la mise in guardia, raccontandole la verità.

Avendo dunque saputo com’erano andate le cose, la donna si decise a cacciare di casa lo sposo assassino. Questi però, per tutta risposta, rinchiuse la donna e suo figlio nella cavità di un albero, e lì li abbandonò a morire di fame.
Ma ecco che quella notte stessa il fantasma apparve al fratello e, cosa strana, gli disse che non serbava rancore per i suoi delitti, giacché sua moglie e suo figlio si erano trasformati in animali e si trovavano ormai al sicuro. Gli chiese in cambio però di dare sepoltura al suo cadavere mutilato, e gli promise abbondanza di pesci, a condizione che egli sotterrasse solo il corpo e che disperdesse le viscere.

L’assassino obbedì: raccolse il corpo del fratello e lo seppellì, mentre gettò al vento le viscere. Le ebbe appena lanciate, che le vide librarsi in aria e salire sempre più su fino a giungere in cielo, dove divennero le Pleiadi.
Da quel giorno, ogni anno, i pesci abbondano nei nostri fiumi, quando le Pleiadi sono visibili.

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Questo motivo delle «viscere», che in certi miti galleggiano e si trasformano in piante acquatiche, in altri prendono il volo e diventano stelle, è diffuso in tutto il continente americano, tanto che lo si ritrova quasi immutato presso gli Eskimo d’Alaska.
La moglie del maggiore di cinque fratelli detestava il più giovane, e lo uccise. Quando i fratelli scoprirono il cadavere, questo brulicava di vermi. Essi decisero allora che la eskimo-artdonna avrebbe subito la stessa sorte, e la trascinarono in riva a un lago, con il pretesto di una gara di corsa attorno allo specchio d’acqua.
Ma la donna era meno veloce; dopo averla raggiunta, il marito piombò alle sue spalle. Egli la spinse in acqua, dove i fratelli avevano provveduto a stuzzicare i vermi con un po’ di carne. I vermi si gettarono sulla donna, e divorarono la sua carne. In brevissimo tempo non rimasero che i suoi polmoni, i quali galleggiavano alla superficie dell’acqua.

Sia negli Eskimo che nei Bororo questo motivo delle viscere galleggianti sembra privo di riferimento astronomico. Ma non è così nell’area intermedia [tra l’Alaska e il Brasile].
Gli Zuñi fanno provenire le «piccole stelle» dai polmoni di un orco smembrato. Viceversa, i loro vicini Navaho raccontano che gli animali acquatici provengono dalle viscere sommerse di un orso mostruoso. […]

I miti suggeriscono che, come termine di codice, il motivo delle viscere galleggianti può assolvere due funzioni distinte: esso è, per così dire, bivalente.
In codice «acquatico», le viscere sono congruenti con i pesci e con le piante acquatiche degli acquitrini.
In codice «celeste», esse sono congruenti con le stelle, e più particolarmente con le Pleiadi.

(Lévi-Strauss, Il crudo e il cotto)