Macushi – L’origine delle Pleiadi

Un uomo aveva sette figli, tutt’e sette piagnucoloni: dalla mattina alla sera non la finivano mai di piangere, erano sempre affamati e si lamentavano.
La madre li sgridava e diceva: «Figli miei, vi do continuamente da mangiare, ma voi non Francis-Bacon-studi-crocifissionesiete mai sazi. Come siete ingordi!».
Non potendone più, un giorno tolse dalla griglia una mascella di tapiro e la gettò loro.

«Non ci basta!», protestarono tutt’e sette i figli insieme e, indignati, dopo aver distribuito la carne fra i più piccoli, decisero tutti di trasformarsi in stelle.
Tenendosi per mano, cantando e danzando, cominciarono a salire verso il cielo.
A questa vista, la madre cercò di fermarli urlando: «Dove andate? Venite qua! eccovi da mangiare!».
I ragazzi le dissero che non serbavano rancore, aggiungendo però che non avrebbero cambiato idea.
E poco a poco scomparvero.

(estratto da Lévi-Strauss, Il crudo e il cotto)

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Un racconto, questo, che potrebbe anche passare inosservato, non fosse per quel piccolo dettaglio, la «mascella di tapiro», con cui la madre cerca di tappare la famelica bocca ai figli.
La «mascella», scrive in nota Lévi-Strauss, «probabilmente rappresenta le Iadi», adducendo la testimonianza di Roth e Goeje («le Iadi … chiamate dagli Indios mascella di tapiro»). È, all’incirca la stessa conclusione, a cui giunge Santillana, trattando di quell’arma «assurda», la mascella d’asino, con cui Sansone stermina i Filistei.

Non è il caso di affrettare le conclusioni, ammesso e non concesso che stabilire l’identità astrale della «mascella» possa ritenersi una conclusione.
La sola cosa che, al momento, possiamo affermare è che la «mascella», o forse più esattamente la «mandibola», data la sua diffusione nei racconti di mezzo mondo, è un’antichissima reliquia – un «vocabolo» del Racconto preistorico.
Un «vocabolo» il cui senso, se proprio dobbiamo azzardare, deve in qualche modo riguardare la «masticazione». Non per niente, lo si tira in ballo quando c’è qualcuno da sfamare – qualcuno, anzi, che è insaziabile.
È insaziabile la Vecchia antenata di Maui, proprietaria della «mascella», come insaziabili sono i sette figli del nostro racconto che, la «mascella», se la divorano.

In quanto poi all’«indovinello» che Sansone propone ai Filistei (dal divoratore è uscito il cibo), non c’è bisogno di commentarlo.
La mandibola che una volta mangiava, adesso è essa a procurarci il cibo. Adesso, nelle mani del fondatore del nuovo ordine cosmico, è soltanto un’arma per «macellare»: per dividere, rompere e frammentare il continuo piagnisteo degli «insaziabili».
Avere continuamente fame, e piangere ininterrottamente: è da questi due «continui» (infantili e/o senili), è da questa pretesa al «consumo perpetuo», che il nuovo ordine prende le distanze.
Ecco, per ora, possiamo «anticipare» solo questo: che le Iadi, come d’altronde anche e soprattutto le Pleiadi, «si scrivono» nel pensiero antico dalla parte del Continuo, dell’Indifferenziato e dell’Indeterminato. Le due «macchioline» celesti (Iadi e Pleiadi), esso le considera «schizzi» della Via Lattea, che del Continuo è l’immagine-chiave.