Maori – Quando Maui pescò la terra dal mare

Maui-tatoo

Nei tempi antichi Maui era conosciuto con molti nomi.
Era Maui potiki, l’ultimogenito. Era Maui tikitiki a Taranga, perché era nato dal nodo di capelli di sua madre Taranga. Ma era anche Maui nukurau, il malandrino, e Maui atamai, l’ingegnoso, e Maui mohio, l’astuto, e Maui toa, il coraggioso, l’impavido.
Era tutti questi nomi, nei tempi antichi, Maui. Perché Maui era il nome di Colui che teneva assieme un mucchio d’imprese, e la pleiade, ovviamente, dei loro racconti.

Maui fu il primo a rubare: si dice che concepisse il primo furto quando ancora era nel grembo materno. E fu lui a inventare i primi giochi, ma prima di tutti il gioco dell’asso pigliatutto. Sempre lui fu a far volare il primo aquilone, lui a escogitare le trappole per le anguille, lui a forgiare il primo uncino per tener salda la presa sulle prede, e lui, sempre lui, a ideare l’amo uncinato con cui prendeva sempre più pesci di tutt’e quattro i suoi fratelli messi assieme.

Se c’era una cosa che ai fratelli proprio non andava giù, era proprio l’abilità di Maui nella pesca. Perciò, quando uscivano in mare, facevano di tutto per lasciarlo indietro di proposito.
Così lui, un giorno, assunse le sembianze di un becca-moschino, un piccolo uccello amichevole ma irrequieto, che svolazzava intorno prendendo mosche. Alla partenza volò sulla canoa dei fratelli e si appollaiò sulla prua, ma i suoi fratelli lo riconobbero lo stesso: sapevano che Maui era capace di simili prodigi, e con una scusa tornarono a riva, rifiutandosi di uscire in mare con lui.
polinesia-catamaranoDicevano: «Ne abbiamo abbastanza delle sue magie. E poi, con lui a bordo, ci succede sempre qualche guaio!».

Maui fu dunque costretto a rimanere a casa con le mogli e i bambini, senza far nulla, e continuando a dover sentire le lamentele delle donne, perché – dicevano – non c’era pesce abbastanza per sfamare tutti.
«Smettetela una buona volta! – disse spazientito da quel mormorio che gli dava ai nervi. – Perché borbottate? Non ho dimostrato di fare quello che voglio coi miei incantesimi? Pensate che prendere qualche pesce, una cosa così facile, non sia alla mia portata? Uscirò a pesca e vi prometto che prenderò un pesce così grosso che non riuscirete a mangiarlo, e andrà a male».

E, detto questo, se ne andò in un luogo proibito alle donne. Si sedette e cominciò a prepararsi un amo. Era un amo incantato, e per punta ci mise una scheggia della mascella della sua grande antenata, Muri Ranga Whenua. E quando l’ebbe finito, intonò gli opportuni incantesimi sull’amo e se lo nascose sotto il perizoma, che era il suo solo indumento.
Nel frattempo, i fratelli stavano stringendo le rizze del fasciame di gabbia della canoa perché intendevano uscire a pescare il giorno dopo. Così, nella notte, Maui scese nella canoa e si nascose sotto il fasciame di fondo. I fratelli portarono le provviste sull’imbarcazione e alle prime luci dell’alba partirono.

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Si erano allontanati un bel po’ dalla riva, quando Maui nukurau, il malandrino, uscì dal nascondiglio.
Tutt’e quattro i fratelli volevano tornare a terra, ma quando girarono la canoa, si accorsero di essere andati molto più lontano in alto mare di quanto immaginassero. Capite? Era una delle tante magie di Maui: aveva allungato il mare tra la canoa e la terraferma!
«Potreste anche farmi restare con voi – disse – visto che ormai ci sono; potrei svuotare dell’acqua la canoa».

Rassegnati alla sua presenza, i fratelli ripresero a pagaiare e, quando giunsero nel tratto di mare dove di solito pescavano, e stavano per gettare in mare l’ancora di pietra: «No, non fatelo! – gridò Maui. – È meglio andare ancora più al largo».
I fratelli tornarono a pagaiare finché non giunsero al limite del tratto di mare dove di solito pescavano.
«Qui forse la pesca sarà buona – disse Maui – ma sarebbe stato molto meglio andare ancora più al largo, in un posto che conosco io. Se ci andiamo, vedrete che basterà mettere la lenza fuori e il pesce abboccherà. Credetemi, torneremo con la canoa piena zeppa di pesce».

I fratelli, ancora una volta, si lasciarono convincere e pagaiarono finché la riva da cui erano partiti scomparve alla loro vista. Solo allora Maui li lasciò gettare l’ancora e preparare le lenze.
Non si pentirono, perché tutto era come Maui aveva detto. Appena gettarono le lenze, il pesce abboccò; due volte le gettarono e la canoa si riempì di pesci; anzi, era così carica Maui-Aotearoa-fishingche rischiava di affondare. Perciò decisero di tornare a riva.
«Aspettate un momento! – disse Maui. – Non ho ancora provato la mia lenza». E, ciò dicendo, tirò fuori l’amo uncinato dal perizoma in cui se l’era nascosto.

«Dove ti sei procurato quest’amo?», gli chiesero i fratelli.
«È mio – rispose Maui. – L’ho fatto con le mie mani».
I fratelli allora compresero che stavano per trovarsi nei guai. Gli dissero però solo: «Almeno, sbrigati, perché nella canoa sta entrando molta acqua!».
Nelle mani di Maui l’amo brillava come un gambo fatto di conchiglia ben levigata. La punta del gambo era fatta della mascella della sua antenata, e la cima era adorna dei peli della coda di un cane.
Maui lo legò, lo annodò ben stretto a una lenza che stava nella canoa, e poi, rivoltosi ai fratelli, chiese dell’esca.

Poiché i fratelli gliela rifiutavano, Maui atamai, l’ingegnoso, strinse il pugno e si diede un colpo al naso facendolo sanguinare; col sangue poi sporcò l’uncino e lo gettò in mare.
«State in silenzio – avvertì i fratelli. – Se mi sentirete parlare da solo, non dite una parola, altrimenti la mia lenza si spezzerà».
Poi, con lo sguardo rivolto ai venti, intonò questo canto:

Soffiate dolcemente, brezze del nord-est,
soffiate piano, venti del sud-est,
affinché la mia lenza tiri diritto,
affinché la mia lenza tiri forte.
La mia lenza è tirata, ha preso, è venuta.
La terra è conquistata,
la terra è nelle mie mani,
la terra tanto anelata,
il vanto di Maui,
la sua grande terra
per cui uscì dal mare,
il suo vanto, è presa.
Una malia per tirare su il mondo.

I fratelli non avevano idea di quello che Maui stava facendo.
La lenza di Maui, cullata dai venti, scese sempre giù, finché non toccò il fondo. Allora, Maui-AotearoaMaui cominciò a sollevarla dolcemente, ma essa s’impigliò in qualcosa e si bloccò. Maui diede uno strappo, e la canoa sbandò imbarcando altra acqua.
«Molla!», gli gridarono i fratelli spaventati.
«Mollarla? – disse lui. – Quando Maui ha in mano una cosa, non la getta via. Sono venuto qui a pescare, e devo tirar su il mio pescato».
E continuò a tirare la lenza.

In tutto questo, l’amo di Maui si era infilato nelle assi della casa costruita sulla chiatta di Tonganau, che abitava in fondo a quel tratto di mare, e il cui nome significa Grande Sud. I fratelli si erano spinti, infatti, molto lontano verso sud.
Maui sapeva quello che aveva preso, perciò cantava:

O Tonganau,
perché resisti così ostinatamente là sotto?
Il potere della mascella di Maui ti sta lavorando,
stai venendo, ora sei preso,
stai salendo in superficie, appari, appari.
Scrollati, nipote del piccolo Tangaroa.

In quel momento il pesce giunse vicino alla superficie: la lenza di Maui per un attimo si allentò, ed egli con un grido le intimò di non aggrovigliarsi.
Ma il pesce tornò a tuffarsi scendendo di nuovo in fondo al mare, cosicché Maui dovette di nuovo sforzarsi per tirarlo su.
Al culmine della tensione la cintura che portava si aprì e il perizoma cadde ai suoi piedi. Con un calcio Maui lo spinse lontano: così dovette completare l’operazione, tutto nudo.

Cantando e ricantando le sue magie, dopo parecchi sforzi, ecco finalmente accanto alla canoa apparire il tetto della casa di Tonganau, e con la casa comparve anche un vasto pezzo di terra.
I fratelli, sempre più spaventati, dissero: «È dunque questo Te Ika a Maui, il Pesce di Maui!». Era una vasta terra, su cui c’erano case e focolari che bruciavano, e gente che sbrigava le faccende quotidiane. Era, così almeno dicevano gli antichi, la nostra Vera Terra.
La Terra di Aotearoa, che per noi maori Maui trasse fuori dalle profondità del mare.

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Quel che un tempo era profondo, Maui lo portò per noi in superficie. Ciò che un tempo era anonimo, Maui dai molti nomi lo nominò per noi – perché avessimo sempre da beneficiare della potenza del suo amo uncinato.
Il guaio è che questi suoi benefici, a noi di superficie, non sempre ci risultano. Il più delle volte, nemmeno li vediamo.
Ma di questo una ragione c’è, e noi maori la sappiamo.

C’è che, quando ebbe pescato la terra dal mare, prima di tornarsene a riva, Maui lasciò detto ai fratelli: «Siate di buonsenso, non mostratevi impazienti! Non toccate cibo prima del mio ritorno. In ogni caso, non tagliate il pesce fino a quando non avrò celebrato i riti d’obbligo. Aspettate il mio ritorno!».
Ma, mentre lui era via, i fratelli mangiarono il cibo e tagliarono il pesce. Fu allora che gli dèi si adirarono e lasciarono che il Pesce di Maui si contorcesse dal dolore, e menasse colpi a destra e a manca, come un qualsiasi pesce fuori dall’acqua sua natia.
Questa è la ragione per cui Aotearoa si presenta così aspra e montagnosa, ed è rimasta in certe zone inospitale per l’uomo. Se i fratelli si fossero attenuti alle parole di Maui, la superficie della nostra terra sarebbe stata liscia e pianeggiante, e avrebbe costituito un vero esempio di come deve essere una terra buona. Una Vera Terra.
Al levarsi del sole all’orizzonte, il Pesce di Maui continuava a dibattersi, formando valli e colline, finché non si solidificò sotto i suoi piedi e non si poté più spianare.