Hillman – La lotta tra Eros e Pan

La ninfa dell’anima moderna ha prodotto il moderno culto di Pan; se Pan viveva vividamente nell’immaginazione letteraria, specialmente del secolo diciannovesimo, lo stesso valeva allora per la ninfa.
Possiamo vedere quella recrudescenza di Pan interamente come un prodotto dell’immaginazione ninfica, uno stile Anima di coscienza che restava sospesa in un Afrodite-Eros-Pannubile «non ancora» e nell’orrore della sessualità, negli svenimenti, nelle fughe nevrasteniche nel sistema nervoso vegetativo della brumosa Inghilterra vittoriana di Elizabeth Barrett Browning. Essa descrisse il suo primo rapimento in Pan quando ancora era una ninfetta di undici o dodici anni.

In ogni ninfa c’è Pan, in ogni Pan una ninfa.
Rozzezza e timidezza vanno assieme. Non possiamo essere toccati da Pan senza, nello stesso tempo, fuggire da lui e riflettere [ritornare] su di lui.
Le nostre riflessioni sulla nostra impersonale, oscena, laida sessualità, e il godimento che ne traiamo, sono echi in noi della ninfa. La ninfa ancora ci fa sentire scossi e lascivi. E allorché i sentimenti e le fantasie caprigne erompono nel mezzo dei sogni diurni, Pan è stato di nuovo evocato da una ninfa.

In ciascuna delle storie di Pan e delle ninfe, compresa quella della sua nascita – giacché Driope, sua madre nell’Inno omerico, era una ninfa dei boschi – la ninfa fugge, e fugge nel panico di Pan.
Ora, Pan non è il solo che faccia fuggire le ninfe. La fuga è essenziale per il comportamento ninfico. Pensiamo agli inseguimenti di Zeus, Apollo ed Ermes.

Domandiamoci allora che cosa accade qui veramente; che cosa significa questo modello archetipico di fuga?
Poiché «tutti gli dèi sono interiori» e poiché il mito è continuamente in atto al livello mitico della nostra esistenza, allora anche questa fuga della ninfa si svolge come un processo nelle zone boscose e spopolate dell’anima.

Mettiamo le coazioni (panico e stupro) di Pan assieme all’oggetto femminile della sua coazione. Proviamo a riassumere il rapporto tra istinto e inibizione.
Si credeva che Pan stesso fosse in preda al panico quando gli animali fuggivano, e che questa visione del panico di Pan gettasse il mondo nel terrore. È come se Pan fosse egli stesso una vittima degli incubi, delle convulsioni epilettoidi e dell’orrore di cui era portatore.
Il dio è ciò che esso fa: il suo aspetto è la sua essenza. In un’unica e medesima natura è compreso sia il potere della natura, sia la paura di quel potere.

Discutendo del panico, abbiamo detto che la paura è un richiamo alla coscienza. Ora, le ninfe esibiscono questa paura nella loro fuga panica. In tal modo esse mostrano una Pan-ninfa-alatadelle vie della natura, la fuga, che è anche una delle quattro reazioni istintuali primarie descritte da Lorenz.
Psicologicamente, la fuga diviene riflessione (reflexio), il ripiegarsi all’indietro e via dallo stimolo, per riceverlo indirettamente attraverso la luce della mente.

«Reflexio – scrive Jung – è un volgersi verso l’interno, col risultato che, invece di un’azione istintiva, si ha una successione di contenuti o stati derivati che possono essere chiamati riflessione o deliberazione. Talché al posto dell’atto coatto compare un certo grado di libertà …
«La ricchezza della psiche umana e la sua caratteristica essenziale sono probabilmente determinate da questo istinto riflessivo. La riflessione rimette in scena il processo di eccitazione e trasforma lo stimolo in una serie di immagini che, se l’impeto è sufficientemente forte, vengono riprodotte in una certa forma di espressione.

«Questo può avvenire direttamente, ad esempio, nel discorso, o apparire sotto forma di pensiero astratto, di rappresentazione teatrale o di condotta etica: o ancora, in un’impresa scientifica o in un’opera d’arte.
«Attraverso l’istinto riflessivo, lo stimolo viene più o meno interamente trasformato in un contenuto psichico, diviene cioè un’esperienza: un processo naturale viene trasformato in un contenuto conscio. La riflessione è l’istinto culturale par excellence …».

Qui Jung ha concettualizzato il mitema archetipico dell’inseguimento di Pan e della fuga della ninfa.
La storia raccontata dalla fantasia concettuale di Jung è la stessa che è detta dalla fantasia immaginativa delle favole. In ambedue c’è la trasformazione della natura in riflessione, in espressione, arte e cultura (le Muse). In ambedue, il fondamento di questa trasformazione è il potere delle immagini liberato dalla reazione di fuga. In un certo senso, la cultura ha inizio nella coazione di Pan e nella fuga da lui.

Ma per non attribuire troppo alla riflessione – giacché da sola è sterile – dobbiamo sforzarci di mantenere la riflessione vicino al suo prototipo, la paura.
Pan-ninfa-mosaicoÈ lì che coscienza e cultura sono istintivamente radicate. E quando la riflessione è radicata nella paura, noi riflettiamo per sopravvivere. Non si tratta più soltanto di fantasticherie mentali o di conoscenza.

Sottolineando l’importanza del complesso «paura-fuga-riflessione», stiamo deliberatamente diminuendo il consueto ruolo preminente dell’amore nella creazione di cultura.
Eros non ricerca la riflessione nello stesso modo coatto di Pan. Al contrario, l’amore tende a ripudiare la riflessione che impedisce il suo corso; l’amore vuole essere cieco.

Anche quando il suo oggetto è Psiche, come nella favola di Apuleio, c’è una netta differenza tra Eros e Dioniso da una parte, e Pan dall’altra.
Le loro somiglianze sono evidenti e il loro raggruppamento (con Afrodite e Arianna, con satiri e sileni, conigli e capretti, pino, vite ed edera, ecc.) nelle rappresentazioni mitiche e allegoriche è abbastanza familiare.
Le differenze sono meno familiari.

Per cominciare, Pan è attivo, le ninfe passive; le menadi sono attive rispetto alla tenebrosa calma di Dioniso.
Inoltre, Eros non è propriamente una figura naturale ma piuttosto un daimon. Egli è sovente alato con genitali poco pronunciati, mentre Pan è un capro col membro eretto. La metafora di Eros è meno concreta, meno fisica: le sue intenzioni ed emozioni sono diverse per qualità e locus fisico.

In antitesi con gli inseguimenti di Pan, non vi sono storie di questo tipo (con l’eccezione di quella raccontata da Apuleio) fra i suoi amori. Egli è solitamente l’agens, non l’agonista.
Sia in Eros sia in Dioniso, la coscienza psichica sembra essere presente e attiva (menadi, Psiche, Arianna), mentre in Pan l’istinto è sempre in cerca di anima.

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La lotta tra Eros e Pan

Un modo per esaminare questo gruppo è quello di seguire la tradizione che pone Eros e Pan nel seguito di Dioniso, come sussidiari di quel cosmo.
Una lunga tradizione di pitture murali e vascolari mostrano Eros e Pan che lottano, per il divertimento del circolo dionisiaco.
Il contrasto tra quell’armonioso giovinetto che è Eros e l’irsuta goffaggine del rustico e panciuto Pan, con la vittoria di Eros, fu moralizzato per dimostrare il miglioramento dell’amore rispetto al sesso, dell’eleganza rispetto allo stupro, del sentimento rispetto alla passione.
Inoltre, la vittoria di Eros su Pan poteva essere allegorizzata filosoficamente per significare che l’Amore conquista Tutto.

Questa opposizione, io la vedo anche in termini di amore contro panico, ma non nel senso cristiano dell’amore che vince la paura. Il problema qui non è quello di stabilire chi vince e chi è vinto, e le morali che possono derivare da questa vittoria, ma la contesa tra la via di Pan e la via dell’amore.
La morte di Pan coincise con ogni probabilità con l’ascesa dell’amore (il culto di Cristo); forse, il riconoscimento di Pan quale dominante psichica implica una diminuzione dei tributi che paghiamo all’amore, si tratti di Eros, Cristo o Afrodite.

L’amore non ha posto nel mondo di panico, masturbazione e stupro di Pan, e nella sua caccia delle ninfe. Queste non sono storie d’amore; non sono favole di sentimenti e Amore-Psiche-paintrapporti umani. La danza è rituale, non una coppia che si muove assieme; la musica è quella degli inquietanti flauti dai toni mediterranei, non un canto d’amore. Siamo completamente fuori del cosmo di Eros, e c’è invece sessualità e paura.
È forse per questo che siamo tanti turbati dalla masturbazione e dallo stupro. Per essi non c’è posto in un mondo d’amore. Quando sono giudicati dalla prospettiva dell’amore, diventano patologici.

Arriviamo perciò all’inevitabile conclusione che il regno dell’amore non include tutti i fattori istintuali presenti nell’uomo, proprio come la figura di Eros è soltanto quella di un dio fra molti.
Eros non fornisce appropriate immagini-guida per quelle aree del nostro comportamento che sono governate da Pan. Ostinarsi a giudicare il nostro comportamento-Pan alla luce dell’amore perpetua la repressione delle qualità istintuali e l’inimicizia verso la natura con effetti inevitabilmente psicopatologici.
La lotta tra Eros e Pan, e la vittoria di Eros, continuano a umiliare Pan ogni volta che diciamo che lo stupro è inferiore al rapporto, la masturbazione inferiore alla copula, l’amore migliore della paura, il capro più brutto della lepre.

Infine, quelle nuove visioni che ricaviamo dal rapporto tra Pan e le ninfe possono correggere l’idea cristiana di Pan come dio di sfrenata sessualità pagana che va controllato dalle proibizioni giudaico-cristiane attraverso l’amore o la legge.
Se le ninfe e Pan sono uno, allora non è necessaria nessuna proibizione. Una inibizione è già presente nella coazione stessa. Perciò la passione sessuale, oltre a essere sacra in sé, è un aspetto della riflessione, come non si stancò di dire Lawrence.
Il desiderio animale porta con sé la propria vergogna e la propria pietà.

(Hillman, Saggio su Pan)