Lévi-Strauss – L’opposizione tra Orione e le Pleiadi

Il mito di Asaré si conclude evocando i fratelli dell’eroe che sguazzano nell’acqua a occidente; dopo di che «essi si mostrano in cielo, puliti e rinnovati, come Sururú, le Pleiadi».
Nella sua monografia sugli Sherenté, Nimuendaju precisa che Asaré è la stella k [Saiph] Orione-stelledella costellazione di Orione, e che il pensiero indigeno mette in opposizione k di Orione e le Pleiadi: la prima è associata al sole divinizzato, le altre alla luna divinizzata […]

Gli indigeni pensano che, nel breve periodo in cui sono invisibili, le Pleiadi si nascondano in fondo a un pozzo, dal quale vengono a ristorare gli assetati. Tale pozzo ricorda quello che i fratelli di Asaré – i quali incarnano le Pleiadi – scavano per dissetare l’eroe. […]

Il mito di Asaré solleva dunque un problema che concerne una stella della costellazione di Orione e le Pleiadi.
Esso le mette simultaneamente in correlazione – si tratta di fratelli – e in opposizione: un fratello è innocente, gli altri colpevoli e, benché fratelli, essi appartengono a metà differenti [dello stesso clan].
Orbene, questa doppia relazione è riscontrabile anche nel Vecchio Mondo, dove l’apparizione delle due costellazioni non può però avere le stesse implicazioni meteorologiche, giacché le stagioni si invertono quando si passa da un emisfero all’altro.

Per gli antichi Orione era collegato alla cattiva stagione: «Cum subito adsurgens fluctu nimbosus Orion» (Virgilio, Eneide, 1: 535). D’altra parte, un breve elenco degli aggettivi che qualificano Orione e le Pleiadi nei poeti latini mostra che, dal punto di vista meteorologico, le due costellazioni erano intimamente associate.
Orione è «nimbosus», «aquosus», «nubilus», «pluvius»; le Pleiadi sono «nimbosae», «aquosae», «pluviae» o anche «udae», umide; «imbriferae», causa di pioggia; «procellosae», tempestose. Per estensione, esse possono anche servire a designare la tempesta: «Haec per et Aegras hiemes, Pliadumque nivosum Sidus» (Stazio, Silvae, 1. 3: 95).
Infatti, benché appaia una connessione etimologica fra la primavera e il nome latino delle Pleiadi («vergiliae», da «ver», primavera), i marinai credevano che esse suscitassero le piogge e che le tempeste sorgessero al loro apparire.

Intimamente connesse sul piano simbolico, le due costellazioni si oppongono spesso per lo spirito che presiede alla loro designazione. Ciò è già manifesto nella nostra Orione-Toro-figuratoterminologia. Le Pleiadi – anticamente la Pleiade – è un collettivo che ingloba una pluralità di stelle lasciandole nell’indistinzione. Lo stesso può dirsi delle denominazioni popolari: in francese «Chevrettes», «Poussinière»; in italiano «Gallinelle»; in tedesco «Gluckhenne».
La costellazione d’Orione è invece oggetto di una suddivisione. Le stelle, o gruppi di stelle, sono qui distinte tramite il riferimento a individui, parti del corpo o oggetti: ginocchio destro, piede sinistro, spalla destra, spalla sinistra; e scudo, spada, cinto o rastrello – in tedesco «Jacobsstab» [il bastone di Giacobbe]; in spagnolo «las tre Marias» o «los tres Magos».

È sorprendente constatare che la stessa opposizione è presente in molte lingue sudamericane: «Per gli Indios Bakairi questa stella [Sirio] forma un gruppo con Aldebaran e le Pleiadi. Orione è una grande intelaiatura di legno per far seccare la manioca, le stelle principali sono le sommità dei paletti; così, Sirio è l’estremità di una trave orizzontale che sostiene l’intelaiatura in senso longitudinale. Le Pleiadi … rappresentano un pugno di farina sparso per terra» (von den Steinen).
I Tupi della costa nord-occidentale associavano alle Pleiadi una costellazione che chiamavano seichujura (impalcatura dell’ape): «costellazione di nove stelle disposte a forma di griglia che annuncia loro le piogge».

«Abbiamo qui le Pleiadi, che essi conoscono molto bene e che chiamano Seichu. Nel loro emisfero questa costellazione comincia ad apparire solo verso la metà di gennaio, e, non appena la vedono, essi si aspettano la pioggia, che effettivamente giunge subito dopo» (Claude d’Abbeville).
Invece di Seichu, von den Steinen cita, come nome tupi delle Pleiadi, i termini foneticamente simili: eischu, eiruçu, «sciame».

Sirio-Orione-Toro-import
Da Sirio (in basso a sinistra) alle Pleiadi (in alto a destra)

Secondo i Macushi, il Cinto d’Orione consisterebbe in tre pezzi di un cadavere smembrato. I Tamanako chiamano le Pleiadi «la Boscaglia»; i Kumanagoto e i Chayma «il Cesto a larghe maglie»; i Mojos «i Piccoli Pappagalli».
Analogamente, i Karaja chiamano le Pleiadi teraboto, «i Parrocchetti», e Orione hatedäotä, «il Debbio» (ossia la parte di foresta che è stata disboscata per essere coltivata).

Gli Aztechi chiamavano le Pleiadi «il Mucchio» o «il Mercato». Gli Hopi le oppongono al Cinto di Orione, rispettivamente come «stelle in mucchio» e «stelle in fila».
Per quanto concerne i Bororo, le indicazioni sono contraddittorie. Orione – o alcune parti di Orione – sarebbe chiamato «Guscio di Testuggine», «Trampoliere» o «Cicogna viaggiatrice», «Bacchetta bianca»; mentre le Pleiadi sarebbero denominate «Mazzo di fiori» o «Lanugine bianca».
A prescindere da queste incertezze, è chiaro che in tutti i casi la forma dell’opposizione rimane immutata.

Tutte queste denominazioni, sia europee che americane, rinviano quindi al medesimo contrasto variamente raffigurato: da una parte la Pleiade, le Caprette, le Gallinelle, i Parrocchetti, lo Sciame d’api, il Nido di testuggine, la Farina sparsa, la Boscaglia, il Cesto a larghe maglie, la Lanugine bianca, il Mazzo di fiori; dall’altra, il Rastrello o il Cinto (la Spada, lo Scudo, ecc.), l’Intelaiatura, il Debbio, l’Impalcatura, la Bacchetta, ecc.
Orione-freccia-PleiadiOssia, nel primo caso, denominazioni ridotte a un termine collettivo che evoca una distribuzione aleatoria di elementi più o meno vicini; e, nel secondo, termini analitici, che descrivono una distribuzione sistematica di elementi nettamente individuati, spesso oggetti manufatti e compositi.

Talune analogie sono ancora più sorprendenti: per es., il paragone, fatto dai Tukuna, delle Pleiadi con un gruppo di persone che una pelle di tapiro solleva in cielo, e l’antica designazione delle Pleiadi mediante la locuzione «la stoffa dei mercanti» (peraltro razionalizzata: i mercanti, si dice, ricavavano dalle Pleiadi il presagio che l’inverno sarebbe stato freddo e che avrebbero quindi venduto molta stoffa).
Analogamente, anche la suddivisione della costellazione di Orione in «spalle» e «ginocchia» ha il suo equivalente nei Tukuna: la parola venkiča designa Orione e, insieme, il gancio a forma di N usato per appendere gli utensili di cucina alla parete delle capanne.

Uno dei miti Tukuna in cui si parla di Orione racconta come il dio Venkiča ebbe il ginocchio paralizzato in flessione (e questo spiega la forma del gancio) e divenne Orione, «il Gancio celeste».
Un altro mito Tukuna fa di Orione un eroe monco di una gamba, e ciò evoca da una parte certi miti della Guayana, dall’altra, nel Nordamerica, specialmente nelle tribù dell’alto Missouri dedite all’agricoltura (Mandan, Hidatsa), l’identificazione delle tre stelle del Cinto, e delle stelle disposte inferiormente, a una mano mozza, di cui alcuni miti raccontano la storia.

Non vogliamo dire che questa opposizione che – per esprimerci sommariamente – colloca le Pleiadi dalla parte del continuo e Orione dalla parte del discontinuo, sia universalmente presente.
Per attenerci al Sudamerica, è possibile che essa sussista ancora, in forma debole, negli Ipurina, i quali vedono nelle Pleiadi un serpente e in Orione uno scarabeo. Le cose si complicano con la terminologia degli Urubu, che è in parte conforme alla nostra ipotesi, giacché essi chiamano le Pleiadi «Nonno-molte-cose» e Orione «i Tre Occhi», ma che se ne discosta in quanto essi identificano ogni stella delle Pleiadi a un uomo riccamente ornato.

Pleiade
La Pleiade

I Toba e altre tribù del Chaco chiamano le Pleiadi sia «il Nonno», sia «i Nipoti», e vedono in Orione tre vecchie donne installate nella loro casa o nel loro orto.
Ma conosciamo anche suddivisioni diverse. I Matako riuniscono in un’unica costellazione – che chiamano «la Grande Cicogna» – le Pleiadi (la testa), le Iadi (il corpo) e il nostro Cinto d’Orione (la zampa). Altrove, l’Orsa maggiore e Orione sarebbero immaginate ognuna sotto l’aspetto di un uomo o di un animale monco di una zampa.

A quanto sembra, gli Indios della Guayana procedono secondo un altro principio. Non basta dire che per essi il Cinto d’Orione rappresenta un arto mozzato. Questo particolare rientra in una complessa serie d’eventi: le Pleiadi sono una donna che cerca di riacciuffare il marito (le Iadi), una gamba del quale è stata mozzata (il Cinto); o anche, le Pleiadi sono una donna sedotta da un tapiro di cui le Iadi rappresentano la testa e Aldebaran l’occhio, mentre il marito (Orione) insegue gli amanti colpevoli.
Secondo i Taupilang, infine, le Pleiadi, il gruppo di Aldebaran e una parte di Orione formano un unico e medesimo personaggio, e corrispondono rispettivamente alla testa, al corpo e all’unica gamba che gli resta dopo la sua mutilazione.

Nonostante tutte le eccezioni, le varianti che andrebbero introdotte e le indispensabili correzioni, noi crediamo che nel mondo esista un rapporto di correlazione e di opposizione fra Orione e le Pleiadi, rapporto che appare abbastanza frequentemente e in regioni abbastanza lontane perché non gli venga attribuito un valore significativo.

(Lévi-Strauss, Il crudo e il cotto)