Hillman – Pan divenne il diavolo e le ninfe streghe

Pan appare sovente nelle rappresentazioni dell’arte come un osservatore.
Sta ritto, o seduto o appoggiato o chino, in mezzo ad eventi ai quali non partecipa ma Pan-disegnodove è invece un fattore soggettivo di attenzione vitale.
Pan l’osservatore ci si rivela con massima icasticità in quelle immagini in cui appare con la mano alzata sulla fronte, che scruta le lontananze: Pan il «lungimirante», «dalla vista acuta», il pastore che marca il gregge, all’erta, vigile.

Nell’intensità fisica di Pan c’è un’attenzione fisica, una coscienza caprina. La coscienza non è olimpica, sebbene sia un’espressione di quel superiore distacco. La sua riflessione è in rapporto con il gregge, la consapevolezza identica ai segnali fisici della natura «dentro di noi».
La riflessione è nell‘erezione, nella paura, una consapevolezza che è legata alla natura, come le ninfe lo sono ai loro alberi e ruscelli, cieca, e però intuitiva, lungimirante e profetica.
Pan è riflesso completamente nel corpo, nel corpo come strumento, come quando danziamo, nel corpo che Lawrence presentò con la metafora del pellerossa.

È una coscienza che si muove circospetta nella saggezza della paura attraverso i luoghi deserti dei nostri paesaggi interiori, dove non sappiamo che direzione prendere, senza un sentiero, il nostro giudizio fondato soltanto sui sensi, senza mai perdere il contatto col gregge dei riottosi complessi, delle piccole paure e delle piccole eccitazioni.
La coscienza corporea è della testa, ma fuori della testa, lunatica e tuttavia come lo spirito nelle corna. Non è mentale né calcolatrice; è una riflessione, ma né dopo e neppure durante l’evento (alla maniera di Atena).

Pan-Siringa-statua

È piuttosto la maniera in cui un atto viene compiuto, appropriata, economica, uno stile di danza.
Come Pan è uno con le ninfe, così la sua riflessione è una sola cosa col comportamento stesso. Invece di un soggetto epistemico che conosce, c’è la fede animale della pistis, salda sulle gambe come un capro.
La via di Pan può ancora essere «lasciati guidare dalla natura», anche dove la natura «là fuori» è scomparsa.
La natura «dentro di noi» può egualmente essere seguita, anche attraverso le città e i luoghi civilizzati, poiché il corpo ancora dice «sì» o «no», «non in questo modo, in quello», «aspetta», «corri», «lascia andare», oppure «vai, questo è il momento».

Che cosa potremmo desiderare dalla profezia più di questa immediata consapevolezza corporea di come, quando e che cosa fare?
Perché chiedere grandi visioni di redentori e crolli di civiltà? perché credere che la profezia arrivi con una lunga barba e una voce tonante?
Questo è troppo facile, sono dichiarazioni troppo rumorose e chiare.
Il profeta è anche una visione interiore, una funzione del microcosmo, sicché la profezia può risuonare non più forte di una intuizione di paura o di un flusso di desiderio.

Plutarco situò il suo racconto sulla morte di Pan in una discussione che aveva come tema il silenzio degli oracoli nel tardo mondo antico ormai pervaso di cristianesimo.
Jalabert-ninfeCon la morte di Pan, scomparvero anche le fanciulle che esprimevano liberamente le verità naturali, poiché la morte di Pan significa anche la morte delle ninfe.
E mentre Pan si trasformò nel diavolo cristiano, le ninfe divennero streghe e la profezia divenne stregoneria. I messaggi di Pan nel corpo diventarono richiami del diavolo, e ogni ninfa che evocasse tali richiami non poteva esser altro che una strega.

Il tipo di coscienza di Pan è intrinsecamente mantico, dal fondamento in su, per così dire. Fu da Pan che Apollo apprese l’arte, prima di subentrare a Temi a Delfi.
Le ninfe suscitano uno sfrenato entusiasmo, che è insieme ninfolessia e dono profetico … Molti sono coloro che le ninfe hanno reso folli o beneficiato di poteri mantici.
Anche Pan e le ninfe avevano perciò la loro parte in un tipo speciale di mantica, quella terapeutica. Le sorgenti e le località salubri per i convalescenti avevano il loro spiritus loci, di solito una ninfa.

Secondo Bloch, le ninfe portavano la guarigione, la pazzia e la profezia agendo sulla fantasia. Come dice Otto, le ninfe sono preformazioni delle muse.
Le ninfe eccitano l’immaginazione, e ancora ci rivolgiamo alla natura (istintuale in noi o visibile là fuori) per eccitare l’immaginazione.
Non c’è accesso alla mente della natura se manca la connessione con la mente naturale della ninfa. Ma quando la ninfa è diventata una strega e la natura un campo morto oggettivo, ciò che abbiamo è una scienza naturale priva di una mente naturale.
La scienza escogita altri metodi per divinare la mente della natura, e il fattore ninfico diventa una variabile irregolare che va esclusa.

(Hillman, Saggio su Pan)