Ceccardino – La rapsodia di Pulcinella

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Venga pure la notte, e scenda su di me. Mi avvolga, se vuole, nel mantello della sua crudele malinconia – non potrà più nascondermi a me stesso, dacché ti ho vista, Fenice, ritornare dal principio dei miei giorni.

La chiamano contravvenzione, ma questa smania di andare contromano è tutta l’anima del salmone. Il salmone vive per morire così. Per morire là dov’è nato. E nel frattempo divaga tra i fiumi delle parole.
Forse – chi può smentirlo? – forse, le parole, il salmone le vuole solo restituire al loro rango di suoni (dentali e gutturali, liquide e palatali). E solo per potersi restituire, lui, al «se stesso» della Voce del Tempo.
E in ogni caso, divagando, il salmone risponde ai richiami della sua Guida: il salmone in punto di morte sa da Beatrice farsi guidare fino alla Madonna, perché non ha perso il filo delle sue parole, quale che sia il fiume in cui si è bagnato tutta la vita.

Involontariamente, è ovvio!, e magari per un eccesso d’amore, per una sorta di «amore esclusivo», o di gelosia parrocchiale! – i dantisti hanno nascosto sotto un cumulo di scemenze, allo sguardo proprio e altrui, l’evento della Divina Pazzia da cui la Commedia, la troppo Umana Leggenda di un bimbo che si ritrova, vecchio, a vedere rinascere la Fenice dei suoi stanchi desideri.

Un naufrago, si dice, ne lasciò memoria scritta in un foglietto ripiegato per bene, messo in una Pulcinella-bnbottiglia e gettato in mare; a quanto pare, lo scrisse poco prima che avvenisse l’evento: avrebbe saputo, poi, quale. Lo scriveva apposta per saperlo.

Interludio in chiave di violino fischiato una notte di mezza estate a teatro: fu quel che si dice un fiasco, eppure non tutto era assurdo in quella recita: c’era qualcosa magari di acerbo, e che tuttavia accennava a un certo imbocco, quello «della Cicogna», sotto le cui ali in illo tempore sarebbe stato nascosto un fuoco, il «Re dei fuochi», e con esso tenuto immacolato un alfabeto, una certa lingua perché non si confondesse nella mischia di Babele.
Non so se mi spiego.

Oh, questa sì che è bella: pretendere che la Luna da sé sola si rialzi dal pozzo, e nientemeno che lo faccia senza rimpiangere la sua immagine che resta comunque laggiù, a fondo!
Eppure chi sa leggere la leggenda non per questo s’intimorisce: anzi, adesso, lo conforta sapere che l’Immagine lo precede in paradiso.

Se ci credi che c’è un traghetto che parte ogni mattina da quello stesso luogo, il luogo dell’imbarco alla volta d’una «sussistenza» nell’Umano (sussistere è avere di che nutrirsi, sia in ontologia che in culinaria!) – se dunque credi che quel luogo sussiste e che vi «funzionano» regole e leggi sue proprie e che raramente coincidono con quelle della barca-bnnostra economia «desta», sia ringraziato Iddio!, allora anche tu comprendi che là, al molo d’imbarco, è sepolto un tesoro!
Il tesoro di lapislazzuli, conferma il qui sottoscritto alchimista.

È vero, è sepolto in un letamaio, e ci ronzano attorno mosche e zanzare, e per libidine di granturco maltese o, che so?, di alloro conferito al vincitore del palio, si farnetica – tra gli addetti ai lavori: sarà id o sarà es, poi si vedrà. Si prova a farneticarlo, apposta per vedere di che pasta è fatto.
Intanto, a destra del molo è un pozzo di luce, a sinistra i peli, le unghie … e certe nenie malinconiche che nemmeno Pierrot.
Nemmeno stanotte. Nemmeno una notte come questa.

Depistaggio dei servizi segreti: mandare a spasso il detective è l’arte che la tradizione chiama «disciplina dell’arcano»…

È fatto di crusca e di farina l’impasto del segreto di Pulcinella: la tecnica «comica», dacché sussistiamo nelle chiacchiere che ci raccontiamo, da allora, si fonda sull’arte di «sfrondare le troppe parole»…
È per sottrazione che il Poeta riporta i suoni «a casa loro»: li riporta, come il salmone, ad accoccolarsi sotto l’ala della Cicogna.

Venga pure la notte, e scenda su di me, mi avvolga pure nelle piume della sua più crudele nostalgia – non potrà più separarmi da Te, e dal rogo dove ti ho vista ardere d’amore per me, Fenice della mia pazzia.

(Ceccardino, La settima Novena)