Inghilterra – La dama torna a salutare Gawain

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L’indomani il nostro cavaliere cortese sta a letto,
Gawain, comodo sta a casa tra coperte ricche
di tinte.
Non dimenticò la signora
di andare a salutarlo:
presto fu da lui
a cambiare il suo umore.

Viene ella alle cortine e spia il cavaliere:
cortese la saluta Gawain per primo,
gli risponde lei subito, si siede
piano sul letto molto ridendo,
e con dolce sguardo gli dice queste parole:
«Signore, se siete Gawain, io sono stupita
che un cavaliere sempre disposto a nobili azioni
non sappia intendere i modi di società
e se gli si insegnano li caccia di mente.
Presto hai dimenticato quel t’insegnai ieri
con le più sincere parole di cui sono capace».
«Che è dunque? – chiese il cavaliere. –
Nulla ne so.
Se ciò che dite è vero, il biasimo è mio».
«Del baciare pur t’insegnai – disse allora la bella. –
Subito reclamarlo quando è chiaro il favore
ad ogni cavaliere s’addice che pratica cortesia».
«Non dite questo, mia cara – rispose l’audace. –
È cosa che non oso per tema d’avere un rifiuto.
Se fossi respinto, avrei certo errato ad offrire».
«Invero non potete essere respinto – disse la dama. –
Siete robusto abbastanza
da usare la forza, se volete,
con colei che fosse tanto villana da rifiutarvi».
«Sì, per Dio – disse Gawain –
son giuste le vostre parole,
ma la forza è indegna nel paese ove vivo,
e ogni dono che dato sia malvolentieri.
Sono al vostro comando
per baciare quanto v’aggrada.
Potete prendere quando volete, e quando vi piace
lasciare».
La donna si piega,
bacia con grazia il suo volto.
A lungo si dicon d’amore
gli affanni e le gioie.

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Disse la donna: «Volentieri saprei,
signore, da voi, se non vi adirate,
perché così giovane e ardito quale ora siete,
così cortese e cavalleresco com’è vostra fama –
e di tutta la cavalleria il meglio,
ciò che è più da lodare,
è il leale gioco d’amore, dottrina dell’armi,
ché a dire le imprese dei cavalieri veri
è segno di titolo e testo delle opere loro
che essi abbiano per amore leale venturato la vita,
per l’amata durato prove gravose,
e poi, vendicati da prodi, disperse le cure,
abbian portato felicità alla camera
della donna coi meriti loro –
voi, il più nobile cavaliere del tempo vostro,
la cui parola e l’onore si spandono ovunque,
due volte presso a voi io mi sono seduta
né mai vi ho udito dire parola che amore toccasse.
E voi, che siete così cortese, nei vostri voti sì saggio,
dovreste impaziente mostrarvi
d’insegnare a una giovane donna
i segni dell’arte di vero amore.
Che? siete forse ignorante, voi che godete
di tanta fama, o mi credete troppo sciocca
per ascoltare i vostri ragionamenti cortesi?
Vergogna!
Qui vengo sola e mi siedo
per imparare un gioco da voi:
insegnatemi dunque il vostro sapere
mentre è lontano il mio signore da casa».

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Rispose Gawain: «Vi rimeriti Iddio!
Grande è la gioia, più ancora il piacere
che donna come voi nobile qui voglia venire,
di un pover’uomo come me darsi pena,
lieta giocare col suo cavaliere, assai mi conforta.
Ma il peso accollarmi d’esporre l’amore vero,
trattare i temi, il testo e i racconti dell’armi
a voi che, lo so, siete esperta
in quell’arte due volte di più
che non cento come me ora o per tutta la vita,
infinita follia sarebbe, signora.
Ogni vostro volere vorrei poter fare,
ché vi sono obbligato e per sempre sarò
vostro servo, mi salvi il Signore».
Così lo saggiava e più volte tentava la donna,
qualunque cosa intendesse, per condurlo in errore.
Ma tanto cortese era la difesa di lui
che colpa non v’era
né male nell’uno e nell’altra, ma solo conoscevano
gioia.
Lieti risero a lungo,
infine lei lo baciò,
cortese prese commiato
e andò via.

Allora il cavaliere s’alza e va a messa
e poi fu pronto il pranzo e servito.
Con le donne si diverte tutto il giorno Gawain,
mentre il signore sulle terre galoppa
a caccia del cinghiale […]

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Col cinghiale si affrettano a casa,
la testa è portata dinanzi al signore
che l’aveva nel torrente distrutto con la mano
possente.
Lunga gli fu l’attesa
di vedere Gawain in sala:
lo chiamò e quello accorse
a prendere il dovuto.

Levò una risata sonora il signore
quando vide sir Gawain, e allegro parlò:
furon chiamate le dame, raccolta la gente,
il signore mostra le carni e racconta la storia:
quant’era grande e possente il cinghiale,
quanto feroce, e la lotta che fece
durante la fuga nel bosco.
L’altro lodò pienamente l’impresa
e l’eccellenza che egli aveva mostrato:
ché tanta carne in una bestia, disse,
né in un cinghiale fianchi siffatti aveva mai visto.
Poi presentarono la testa enorme,
e la lodò il cavaliere,
mostrò orrore per onorare il signore.
«Ora, Gawain – disse quello – è vostra la caccia
per l’accordo che, sapete, ci lega».
«È vero – rispose Gawain – e certo
tutti i miei guadagni in fede mia vi darò».
Abbraccia al collo il signore,
gli dà un bacio cortese
e un’altra volta dello stesso lo serve.
«Siamo pari – disse – stasera
nei patti che abbiamo fissati al mio arrivo
a dovere».
Disse il signore: «Per sant’Egidio,
migliori di voi non conosco.
Sarete ricco tra poco
se continuate questo commercio».

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Prepararono allora sui trespoli le tavole alte,
vi misero su le tovaglie,
chiara luce splendette dai muri
quando vi accesero torce di cera,
e il cibo fu servito per tutta la sala.
Si levò presso al fuoco allegro rumore,
durante e dopo la cena cantarono nobili canti
di Natale e nuove carole
con tutta la gioia che si può dire:
e sempre il nostro cavaliere cortese
era accanto alla donna.
Così dolce ella gli mostrava il viso,
silenzioso e segreto lo sguardo per fargli piacere,
che il cavaliere stupiva, s’adirava tra sé.
Ma non volendo respingerla per cortesia,
le mostrava gran gentilezza, benché ciò contro lui
si volgesse.
Quando ebbero fatto festa
nella sala a piacere,
il signore lo chiamò in una stanza
e si sedettero al fuoco.

Lì bevvero e conversarono e rinnovarono il patto
da osservarsi preciso la vigilia di Capodanno.
Ma il cavaliere voleva il permesso
di partire al mattino,
ché era vicino per lui il momento di andare.
Il signore lo dissuase, lo fece restare dicendo:
«Da uomo leale ti do la parola
che alla verde cappella giungerai
a far quel che devi
all’alba di Capodanno, avanti l’ora prima.
Rimani dunque nelle tue stanze e riposa con agio,
ed io caccerò nella foresta e i patti terrò,
scambierò con te i miei guadagni al ritorno.
Due volte ti ho messo alla prova e ti trovo leale.
Ora ricorda domani: “terza volta, dado perfetto”.
Siamo allegri finché possiamo, pensiamo alla gioia,
ché quando vuole l’uomo può trovare dolore».
Accettò Gawain e rimase.
Fu portato da bere, poi andarono a letto
coi lumi.
Sir Gawain giace e dorme
tranquillo tutta la notte.
L’altro per l’arti sue
è pronto di buon’ora.

(Sir Gawain e il Cavaliere Verde, 1469-1561; 1615-1689)