Chiesa Isnardi – La nascita di Sigurðr

valchiria-fotoAvvenne in seguito che Sinfjötli, figlio di Sigmundr, e un altro re, fratello di Borghildr moglie di Sigmundr, si invaghirono della medesima donna ed entrambi volevano prenderla in moglie.
Essi risolsero la questione combattendo, e Sinfjötli uccise il rivale. Poi si diede alla guerra e alle scorrerie, sempre ottenendo la vittoria.
In autunno tornò a casa dal padre, ma subito Borghildr gli ordinò di andarsene; Sigmundr allora le offerse un guidrigildo per il fratello, poiché – disse – non serviva a nulla litigare con le donne, ed ella accettò.

Poi fu fatto il banchetto in memoria del morto, e Borghildr serviva la birra. Ella prese del veleno, lo versò in un corno e lo offrì a Sinfjötli. Ma quando egli guardò nel corno, capì che conteneva del veleno, allora disse a Sigmundr che la bevanda era torbida. Sigmundr prese il corno e bevve: come è noto, il veleno non gli faceva alcun male.
Allora Borghildr venne con un altro corno e tutto andò come prima.
La terza volta in cui gli porse il corno, ella gli rivolse parole di biasimo, se non avesse bevuto. Egli parlò con Sigmundr come prima. Quello rispose: «Filtralo coi baffi, figlio!».
Sinfjötli bevve e subito morì.

Sigmundr allora lo portò fra le braccia per un lungo cammino e giunse a un fiordo stretto e allungato; là c’era un’imbarcazione con un uomo.
Questi disse che l’avrebbe traghettato, ma quando il cadavere fu messo nell’imbarcazione, essa fu del tutto carica. Allora il battelliere disse che Sigmundr avrebbe dovuto andare via terra. Poi spinse l’imbarcazione al largo e scomparve.
Sigmundr tornò a casa e cacciò la regina, che poco tempo dopo morì. Egli rimase a governare il regno ed era il miglior guerriero e il miglior re.

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In seguito Sigmundr si recò a sud verso il Paese dei Franchi e là giunse presso il re Eylimi e ne ebbe in sposa la figlia Hjördís.
Avvenne però che un altro re, figlio di Hundingr, desiderava la stessa fanciulla e per questo, essendo ella stata maritata a Sigmundr, raccolse un esercito e mosse contro il rivale.
Sigmundr non si sottrasse allo scontro e, benché fosse ormai vecchio, combatteva valorosamente. Durante la battaglia tuttavia venne un uomo con un cappello cadente e un mantello scuro; aveva anche un occhio solo e teneva in mano una lancia.
Costui avanzò verso Sigmundr e brandì la lancia davanti a lui. Quando re Sigmundr colpì forte, la spada urtò contro la lancia e si spezzò in due. Da quel momento la fortuna abbandonò Sigmundr, il quale cadde in quella battaglia con Eylimi e molti dei suoi.

Il figlio di Hundingr tuttavia non poté trovare la fanciulla, poiché era stata mandata nella foresta con una schiava. Perciò ritenne di avere sterminato tutta la stirpe dei Völsungar e di non dover temere più nulla da quella parte.
Durante la notte però Hjördís andò sul campo di battaglia e là incontrò Sigmundr morente. Egli le disse che Odino aveva voluto la sua morte. Le consigliò anche di raccogliere i pezzi della sua spada, perché da essi ne sarebbe stata forgiata una nuova, arma eccellente, per il figlio maschio che ella attendeva da lui. Poi morì.

Hjördís scambiò gli abiti con la schiava. In seguito giunse in quel luogo un vichingo di nome Álfr, figlio di re Hjálprekr; egli trovò le due donne, le interrogò e non ebbe difficoltà a riconoscere quale di loro fosse la vera figlia di Eylimi. Allora la condusse con sé e la prese in moglie.
Hjördís diede alla luce il figlio di Sigmundr, che ebbe nome Sigurðr. Era un bambino dagli occhi acuti e superiore agli altri in ogni cosa. Sigurðr venne allevato presso la corte di re Hjálprekr.

Il padrino di Sigurðr si chiamava Reginn, figlio di Hreiðmarr. Egli era un nano sapiente, feroce e conoscitore di magie: allevò Sigurðr, lo istruì e lo amò molto. Gli suggerì anche Reginndi farsi donare un cavallo dal re. Hjálprekr disse che Sigurðr poteva scegliere il cavallo che preferiva.
Il giorno seguente Sigurðr andò nella foresta e incontrò un vecchio con una lunga barba bianca che egli era sconosciuto.
Quello gli domandò dove andasse, e Sigurðr rispose che doveva scegliersi un cavallo e chiese un buon consiglio.

Il vecchio allora gli fece condurre i cavalli a un fiume; essi spinsero gli animali dove l’acqua era più profonda e tutti nuotarono verso la riva, tranne uno. Sigurðr scelse quello.
Il vecchio disse che quel cavallo era figlio di Sleipnir e che egli avrebbe dovuto allevarlo con cura perché sarebbe diventato il migliore. Poi scomparve. Sigurðr chiamò il cavallo col nome di Grani. L’uomo che aveva incontrato era Odino.

Reginn istigava Sigurðr a cercare di arricchirsi: per questo gli disse che sapeva dove avrebbe potuto trovare un grande tesoro e che c’era una storia in proposito.
Sigurðr volle che gli fosse narrata

(Chiesa Isnardi, I miti nordici)