Ebner – La profondità nella parola

Per Johann Georg Hamann, outsider filosofico e santo un po’ stravagante, la profondità della parola era un abisso e lui aspettava, come scrisse una volta a Herder, che arrivasse un angelo apocalittico con la chiave per siffatto abisso.
Ma la chiave che apre la profondità nella parola, anche la profondità della «significanza» nella parola, è l’amore.

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William Blake – L’angelo dell’Apocalisse

Hamann in tutta la sua vita spirituale era, a quanto pare, troppo prigioniero della sua dogmatica per non usare anche per l’amore (perlomeno nella sua immaginazione) il momento dogmatico come momento di mediazione.
Amava perché credeva (nella sua immaginazione perlomeno).

Ma credere perché amava – come ne I fratelli Karamazov il solo Aljoscia crede, e contro ogni indizio di colpevolezza, alla protesta di incolpevolezza del fratello accusato dell’uccisione del padre, proprio perché lo ama – forse Hamann non ne era capace.
E quindi non vide l’amore nella profondità della parola, lui che pure vedeva così a fondo nella natura della lingua.

Perciò non vide neanche il senso sostanziale, il primo e l’ultimo senso della parola: il rapporto dell’io al tu nella sua realtà.
Tale rapporto è nella parola ed è nell’amore.
E parola e amore, nella radice del loro essere e del loro esistere, sono la medesima cosa.

(Ebner, Aforismi)