Maori – Maui ritrova i genitori

Maui-leggenda

Sotto lo sguardo stupito dei fratelli, il piccione Maui spiccò il volo e, quando fu abbastanza lontano da non essere più visto da nessuno, si diresse dritto al fascio di giunchi, dove aveva visto scomparire la madre.
Scese a terra alla maniera rumorosa dei piccioni, e per un po’ se ne andò in giro con fare impettito. Poi si avvicinò e, sollevati i giunchi, si lasciò cadere nella buca.
Gli bastarono pochi colpi d’ala per scendere all’altro Paese: laggiù c’erano persone che discutevano tra loro, pacificamente distese sull’erba, e c’erano alberi, alla cui ombra trovavano riparo. Alberi di una grandezza e di una bellezza che Maui non aveva mai visto fino ad allora.

Il piccione, attento a non farsi vedere, andò a posarsi sul ramo di uno di questi alberi. Ed ecco, di lassù subito scorse la madre Taranga: la vide seduta sull’erba accanto a un uomo che aveva tutta l’aria di essere un capo.
«Ecco! – tubò felice tra sé. – Quell’uomo dev’essere mio padre. È qui che vivono i miei genitori!».
Di questo ebbe subito una conferma, perché qualcuno, di là sotto, pronunciò i loro nomi.

Si calò allora tra il fogliame e, sempre attento a non farsi notare, si posò sul ramo di un puriri su cui crescevano delle bacche.
Maui girò il capo a destra e a sinistra, e poi lo piegò su un lato. Raccolta così col becco pozzo-luceuna di quelle bacche, la lasciò cadere sulla fronte di quello che – ora Maui ne era certo – era suo padre.
«È stato un uccello a far cadere questa bacca?», domandò uno di sotto.
L’uomo che era a capo del gruppo lo tranquillizzò: «No – disse. – Si tratta solo di una bacca caduta per caso».

Maui raccolse allora altre bacche e, una a una, le lanciò con sempre più forza sulla testa del padre e della madre. Non poteva dunque essere né un caso né un colpo di vento a farle cadere di lassù: le bacche piovevano tutte solo su loro due.
Allora tutti si alzarono, e girarono intorno agli alberi scrutando con attenzione tra i rami. E quando Maui tubò, qualcuno l’udì e chiamò tutti gli altri: «È qui, venite, è qui, sull’albero di puriri!».

Alcuni andarono a raccogliere dei sassi e poi tutti assieme, tanto i capi quanto la gente comune, cominciarono a lanciarli tra i rami. Ne gettarono parecchi, ma inutilmente. Maui li scansava spostandosi di qua e di là.
Alla fine però una pietra riuscì a colpirlo: era quella lanciata da suo padre. Lo prese alla zampa sinistra, e il piccione, svolazzando tra i rami, cadde infine al suolo. Solo che, quando tutti si radunarono là dov’era caduto, meraviglia delle meraviglie!, non c’era né il piccione né un qualche altro uccello: c’era un giovane di bell’aspetto!

La gente si tirò indietro spaventata. Vedevano degli occhi abbaglianti, di un rosso vivace, per niente simili a quelli di un piccione.
«Ecco perché se ne è stato seduto lassù così a lungo! – disse uno del gruppo. – Se fosse piccione-su-alberostato un uccello qualunque, sarebbe volato via già da un pezzo! Non è un uccello, è un uomo».
«No, non è un uomo – gli ribatté un altro. – Non ho mai visto nulla di simile in questo Paese». E, mentre così diceva, si avvicinò a Maui. «Guardate la sua forma – riprese a dire. – Ha piuttosto qualcosa a che fare con gli dèi. Dacché Rangi e Papa, Cielo e Terra, si sono separati, non s’era mai visto niente del genere».

Allora Taranga si fece avanti e diede uno sguardo a Maui.
«Mi capitava – disse – tutte le sere, quando andavo a trovare i miei figli, di vedere qualcuno che somigliava a questo giovane. Dovete sapere che una volta, mentre camminavo sulla spiaggia, fui colta da improvvise doglie. Ero sola e diedi alla luce prematuramente un figlio. Pensavo che nessuno sarebbe mai venuto a saperlo, perciò mi sono sciolta il nodo dei capelli, l’ho tagliato e con esso ho avvolto la mia piccola creatura, prima di gettarla in mare …».

Non poté aggiungere altro. La gente intorno a lei in silenzio aspettava il resto del racconto, quando all’improvviso Maui, sentendo le parole della madre e riconoscendovi le sue stesse parole, fece un passo avanti verso la donna e si mise a sederle di fronte.
Allora Taranga, a sua volta, fece un passo verso di lui e gli chiese: «Da dov’è che vieni? Da ovest?».
«No», rispose Maui.
«Vieni dunque da nord-est?».
«No».
«Da sud-est allora?».
«No».
«Da sud?»
«Neanche».

«È stato forse il vento che soffia sulla mia guancia a portarti fin qui?».
«Sì – rispose lieto Maui. – È stato proprio così che è accaduto».
Taranga-Maui-madre«Allora – disse Taranga rivolta alla sua gente – costui è mio figlio!». Lo disse ad alta voce, anzi lo gridò ai quattro venti, perché tutti sapessero che quel giovane era Maui, suo figlio, il figlio che lei aveva gettato in mare, il figlio che le alghe del mare avevano allevato per lei. Per ricondurlo a lei a tempo debito.

Poi, volgendosi di nuovo al bel giovane dagli occhi rossi di fuoco, domandò: «Sei dunque Maui mua?».
«No».
«Sei Maui roto?».
«No».
«Sei allora Maui tikitiki a Taranga?».
Allora Maui disse di sì, e Taranga gridò: «Aue!», sollevando in alto le braccia mentre piangeva di gioia. «Questo – disse tra le lacrime – è davvero mio figlio. Venne nutrito e allevato dalle onde e dalle alghe marine, e infine è diventato un essere umano. Benvenuto, figlio mio, benvenuto in questo nostro Paese!».

Gli occhi le brillavano ancora quando aggiunse: «Un giorno attraverserai la soglia della tua antenata Hine nui te Po, che non conosce nessuno sposo, e quando questo accadrà, la morte sarà sconfitta e non avrà nessun potere sull’uomo».
Poi condusse Maui dal suo sposo dicendogli: «Questo è il nostro figlio più piccolo, che ho portato qui per te».
«Come si chiama?», domandò l’uomo.
«Si chiama Maui tikitiki a Taranga».
«Questo è il nome di un grande guerriero, il nome di chi è destinato a compiere varie imprese coraggiose e mirabili. Sarà uno che non si cura del pericolo».

Poi l’uomo prese le mani di Maui e lo fece sedere davanti a lui. Gli accarezzò il capo, e poi, dolcemente, l’accarezzò per tutto il corpo, fino alle gambe.
«Questo bambino – disse – è veramente malfatto: ha la testa piatta, ma ha un corpo robusto e gli occhi rossi come quelli di un valoroso guerriero».
Ciò detto, diede inizio alla cerimonia con cui consacrare Maui agli dèi. Gli spruzzò Maui-Hawaikidell’acqua addosso con un ramo fronzuto, mentre pronunciava le formule magiche di consacrazione e di protezione.

Quando il rito ebbe termine, il padre sentì un brivido corrergli per tutto il corpo, e subito ne dedusse che era un segno mandatogli dagli dèi. Si ricordò allora che, per sbaglio, aveva omesso di dire una parte della formula magica con cui doveva scongiurare il pericolo più grande che incombeva su Maui.
Sapeva che, per questa omissione, gli dèi l’avrebbero punito, e che Maui proprio per questo non sarebbe riuscito nell’impresa di sconfiggere la morte. Sapeva che, per colpa sua, Maui sarebbe morto, e la profezia di Taranga sul suo destino non si sarebbe avverata.
Si allontanò mestamente dagli altri, per nascondere la sua agitazione. Era troppo grande il suo dolore per quello che aveva commesso.
Quando scese la sera, rientrò in casa da solo.