Borges – Il paradiso di Odino

Una grandissima moltitudine di uomini è nella Valhöll e in fede mia un potentissimo signore è Óðinn che guida un esercito così poderoso …
Ogni giorno, quando sono vestiti, indossano le armature ed escono nel recinto e combattono tra loro e si abbattono l’un l’altro; questo è il loro passatempo.
E quando viene il momento della colazione del mattino essi cavalcano di nuovo alla Valhöll e siedono a bere.
(Snorra Edda, Gylfaginning: 41)

Snorri Sturluson – agli inizi del secolo XIII – descrive la Valhöll o paradiso di Odino come una casa d’oro; spade e non lampade la illuminano; ha cinquecento porte e da ogni parte usciranno, l’ultimo giorno, ottocento uomini; vi sono accolti i guerrieri morti in battaglia; ogni mattina si armano, combattono, si uccidono e rinascono; poi si ubriacano di idromele e mangiano la carne di un cinghiale immortale.
Ci sono paradisi contemplativi, paradisi voluttuosi, paradisi che hanno la forma del corpo umano (Swedenborg), paradisi di annichilazione e di caos, ma non c’è alcun altro Valholl-Heidrunparadiso guerriero, alcun altro paradiso la cui gioia risieda nel combattimento. Molte volte è stato invocato per dimostrare la tempra virile delle antiche tribù germaniche. […]

La nozione di una battaglia eterna è antica, ma non così quella del suo carattere paradisiaco: ad es. la Historia Danica di Saxo Grammaticus parla di un uomo che viene condotto sottoterra da una donna misteriosa; lì vede una battaglia; la donna dice che i combattenti sono uomini che morirono nelle guerre terrene e che il loro conflitto è eterno.

Nella Saga di Thorsteinn Uxafótr, l’eroe si interna in un tumulo; dentro vi sono delle panche laterali: a destra siedono dodici uomini gagliardi, vestiti di rosso; a sinistra, dodici uomini abominevoli, vestiti di nero; si guardano con ostilità; poi combattono e si causano crudeli ferite, ma non riescono a dar morte agli avversari …
L’esame dei testi tende a provare che una battaglia senza fine non fu mai una speranza degli uomini. Fu una cangiante e nebulosa leggenda, forse più infernale che paradisiaca.

Friedrich Panzer la ritiene di origine celtica; la settima narrazione del Mabinogion, serie di leggende gallesi, parla di due guerrieri che, anno dopo anno, si batteranno in duello per una principessa, il primo giorno di maggio, finché il Giudizio Universale non li separi.

(Borges, Letterature germaniche medievali)