Siberia – Al Signore della foresta

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Spirito signore della ricca foresta oscura,
tu che possiedi molte cose, che dirigi i nostri destini,
Baj Barylaq dall’aspetto lieto,
volgi il tuo sguardo a noi, rischiara il tuo viso con un sorriso!

Spirito signore dell’oscura foresta arsa,
tu che per cavallo hai il robusto destriero Kuralai Bärgän,
volgendo il tuo sguardo quaggiù, sorridi!

Spirito signore dell’agile foresta uguale,
con la lascivia nei muscoli interni delle anche,
con un desiderio nei muscoli esterni delle anche,
Sary tangalai Alyp Sägäyän,
volgendo lo sguardo quaggiù, rasserenati!

Spirito signore della collina della foresta,
che per cavallo hai il nero puledro dalla criniera tagliata,
volgendo lo sguardo quaggiù, mostrarci il tuo volto!
Bajanaj della mia trappola, vecchio signore delle frecce del mio arco,
volgendo lo sguardo quaggiù, mostraci il tuo largo volto!

È giunto il giorno di celebrare il tuo nome glorioso,
noto ovunque giunga a galoppo un cavallo.
È giunto il giorno di raccogliere notizie sul tuo conto,
notizie che non potranno essere dimenticate.
Antenato sovrano, volgi il tuo sguardo quaggiù,
rischiara il tuo volto con un sorriso!
È giunto il giorno di offrirti con sollecitudine un dono:
abbiamo preparato un festino grande
come un profondo turbine d’acqua.
È giunto il giorno di onorarti con un festino
che non sarà dimenticato per molti anni.
Abbiamo ricoperto un tavolo bianco
vasto quanto una pianura,
vi abbiamo posto il sontuoso vasellame di vetro verde,
in cui abbiamo versato liquore inebriante.
Ti abbiamo accolto con un dono d’onore:
la testa della nostra bestia migliore.
Abbiamo sparso rami per farne un giaciglio,
abbiamo imbandito la tavola d’ogni ben di dio,
ti abbiamo reso grazie spruzzando di sangue la tua statua.
Dicendo: «Lui, forse, ci gratificherà coi suoi slanci»,
noi che abbiamo una spina dorsale, ti salutiamo;
dicendo: «Lui, forse, ci guiderà attraverso i neri corridoi»,
noi che abbiamo una vertebra cervicale, ti salutiamo
piegando il capo su un lato;
dicendo: «Lui, forse, ci elargirà le sue epifanie»,
noi che abbiamo le rughe, ci abbassiamo.
Dicendo: «Lui, forse, ci farà condividere i suoi corridoi di paura»,
noi che abbiamo le articolazioni, pieghiamo le ginocchia.